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L'analisi

Mondiali, questo è l’anno degli outsiders

La giornata di ieri ha lanciato il monito a tutte le favorite: tutti, ma proprio tutti, potranno dire la loro

È il mondiale più equilibrato e di conseguenza più bello, è il mondiale delle outsiders e dunque sempre più imprevedibile. La giornata di ieri ha lanciato il monito a tutte le favorite: tutti diranno la loro, tutti vogliono arrivare allo stadio Luzniki il 15 luglio per poter giocarsi la finale che da sempre hanno sognato. Tutti compresi Messico e Svizzera, non è blasfemia ma una constatazione di fatto. Magari non arriveranno a Mosca per l’atto conclusivo ma venderanno cara la pelle. E se finora tutte le BIG non hanno brillato con la sola Francia vincente ma non convincente le antenne delle favorite alla vigilia devono tenere ben drizzate le antenne.

CUORE MESSICO, LA GERMANIA DEVE ARRENDERSI.

La prima vera sorpresa di Russia2018 arriva proprio da Mosca, da quello stesso impianto che tra meno di un mese ospiterà le due formazioni finaliste. Nel tardo pomeriggio della capitale i campioni del mondo in carica stecchano all’esordio e il Messico ringrazia. Teutonici e centroamericani si affrontano a specchio con Werner e Hernandez a guidare l’attacco delle due selezioni. “El tricolor” disputa una gara di alto livello spargendo applausi e facendo luccicare gli occhi: retroguardia solida a difesa del fortino di un Ochoa con quattro anni in più sulla carta d’identità rispetto ai mondiali brasiliani giocati da protagonista ma sempre una sicurezza, due cervelli mediani di centrocampo come Guardado e Herrera che coprono bene in fase difensiva e manovrano ottimamente l’azione, tre trequartisti di qualità, velocità e imprevedibilità a servire il Chicharito. Un’orchestra che ha suonato all’unisono diretta da un’incontenibile Osorio in panchina. La prima occasione piove in meno di sessanta secondi con Lozano che si invola ma all’ultimo il suo tiro viene stoppato da Boateng. La Germania con Werner, Kroos cerca spesso la soluzione dalla media distanza con Ochoa che blocca sempre con molta fermezza ma i tedeschi già nella prima frazione risultano molto sbilanciati in avanti e scoordinati in difesa subendo le infilate messicane che ripartono con velocità e in pochi passaggi si ritrovano davanti a Neuer sprecando molto (Hernandez sbaglia il controllo finale a tu per tu con la porta avversaria, Layun spara alto sopra la traversa). E dai e dai il Messico passa: azione esemplare, recupero palla in difesa, verticalizzazione veloce, Hernandez scambia con Guardado di prima, il Chicharito si invola e serve dalla parte opposta l’accorrente Lozano il quale si beve Ozil e infila Neuer sul primo palo. Al 35′ Vela & C. riescono dunque a sfondare, ma la reazione tedesca non si fa attendere e tre minuti più tardi una punizione di Kroos si stampa sulla traversa con la deviazione provvidenziale di Ochoa. Il primo tempo si spegne pian piano in una sfida dal ritmo tambureggiante con occasioni da ambo le parti. La ripresa non cambia spartito con la Germania che prova a schiacciare gli uomini di Osorio che invece si trovano nella migliore condizione per poter sfruttare gli spazi che inevitabilmente si aprono. Già al 57′ con la selezione teutonica all’arrembaggio, Hernandez fallisce l’ultimo passaggio per Guardado gettando al vento una ghiottissima palla-gol. Il Messico si copre con Alvarez e Jimenez, abbassa il baricentro ma non si scompone anche quando i teutonici premono alla disperata ricerca del pareggio. Ci provano Reus, Kimmich e Brandt all’89’ che fa esplodere un destro secco che gira vicino al palo ma la sfera non ha alcuna intenzione di regalare gioie ai tedeschi che tornano così a perdere la prima gara della coppa del mondo dopo 36 anni, era il 1982. Delusione per i pupilli di Joachim Löw che ora deve essere subito trasformata in rabbia positiva e voglia di limare tutti gli errori commessi a Mosca. Dall’altro lato è festa ed euforia che imperversa in tutto il Messico per una vittoria incredibile ma assolutamente meritata per personalità, carattere e qualità espressa in campo. Un popolo in festa, le lacrime dei tifosi e di un Chicharito Hernandez che dopo essere finito nell’anominato si è preso una rivincita anche personale con la sua nazionale trascinando un paese intero verso un sogno dal quale nessun messicano vuole svegliarsi. A trascinare questo entusiasmo ci sarà anche Rafa Marquez subentrato ieri a gara in corso a fare muro davanti alla difesa che a 39 anni partecipa al suo quinto mondiale, record per pochissimi(dal 2002 non ne ha mancato uno). Un simbolo di un popolo in completa estasi ma ora servirà misura per regolare la Corea del Sud e proseguire in un sogno che ha già conquistato il mondo intero.

SVIZZERA STOICA, IL BRASILE NON BRILLA

A completare la prima in Russia delle grandi favorite ecco la Seleçao, la più forte sulla carta di tutte le compagini presenti in terra ex sovietica. Tite opta per un 4-2-3-1 con Casemiro e Paulinho in regia (out Fernandinho) e Jesus assistito dai trequartisti Willian, Coutinho e Neymar, come anche l’ex laziale Petkovic che sceglie di rispondere simmetricamente affidandosi alla qualità del fantasista dell’Arsenal Xhaka e preferendo l’esperienza di Behrami a Freuler. Gli elvetici moltiplicano gli sforzi per non concedere varchi ai verdeoro dotati di mille soluzioni per colpire con le ali che convergono al centro, i mediani che amministrano ma non disdegnano di inserirsi e partecipare alla manovra offensiva. Al 12′ arriva la prima palla-gol brasiliana con Neymar che dal fondo dentro un pallone, Schar compie un pasticcio e Paulinho per poco non sigla il vantaggio. La Svizzera cerca di spegnere sempre sul nascere le iniziative aggredendo con ferocia e con falli continui a spezzare il gioco veloce dei sudamericani. Ma al 20′ devono solo restare a guardare la magia di Coutinho che si sistema il pallone in un millisecondo e fa esplodere un destro a giro perfetto che colpisce il palo e finisce in rete. Trovato il vantaggio i verdeoro abbassano la pressione e gli uomini di Petkovic tengono il pallino del gioco in mano senza mai impensierire la solida difesa brasiliana. Ad inizio ripresa però la Svizzera riesce a sfruttare i calci piazzati: da angolo di Shaqiri Zuber, dimenticato completamente, svetta su tutti con una piccola spinta su Miranda(bravi gli arbitri a non segnalare il fallo che non sussiste) e batte Alisson. Il Brasile torna allora a spingere, Neymar viene contrastato in angolo al 58′ dopo una bella serpentina,al 69′ Coutinho colpisce d’esterno con la palla che termina ampiamente a lato,al 77′ è ancora O’ Ney a provarci ma Sommer in due tempi si accartoccia e blocca. Tite manda in campo Firmino che si fa vedere subito con un destro potente di collo pieno e nei minuti finali prima Neymar di testa poi Miranda non trovano il gol per la gioia degli elvetici che resistono stoicamente e conquistano un punto che può rivelarsi determinante nella corsa agli ottavi.
Le perplessità per la nazionale pentacampione erano riguardo lo squilobrio in campo di una formazione votata all’attacco, ma sono stati proprio gli uomini offensivi a deludere (non facciamoci ingannare dalla rete meravigliosa di Coutinho). La Seleçao niente catastrofi ma tanto lavoro da fare per non rischiare di cestinare tutto quel popò di tasso tecnico e qualitativo che si ritrova.

IL GIOIELLO DI KOLAROV FA VOLARE LA SERBIA

Una Serbia piena di talento riesce a domare una tosta Costa Rica. Sugli scudi due volti della serie A. Il primo è Kolarov che grazie alla specialità della casa, un gioiello che al 56′ risolve la sfida su punizione, mentre il secondo è Milinkovic-Savic: non ha segnato ma ha guidato la sua nazionale con personalità, assist per i compagni, una rovesciata respinta da Navas, giocate di alto livello, tanta roba insomma. L’unico neo dei serbi è la punta Mitrovic poco reattiva davanti alla porta.Costa Rica ha giocato la sua partita ribattendo colpo su colpo creando anche palle-gol nel primo tempo, mentre nella seconda frazione di gioco arrembaggio troppo sterile e prevedibile, senza nessuna scintilla.

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