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L'analisi

Mondiali: quattro sfide, 8 reti, sorprese e conferme in una maratona senza sosta

L'abbuffata mondiale continua senza tregua con un sabato pomeriggio zeppo di emozioni sui campi russi

LA PRIMA DELL’ISLANDA È GIÀ STORIA, ARGENTINA FRENATA

In un post-pranzo di piena estate è arrivato il momento dell’esordio mondiale della piccola isola del nord. Dopo la grande ed emozionante cavalcata di Euro2016 che ha fatto conoscere i vichingi e i suoi tifosi al continente intero ecco la prima assoluta ad una fase finale di una coppa del mondo sul palcoscenico più importante per eccellenza. E che prima volta per gli ‘Strákarnir okkar’!
Nella splendida cornice del Spartak Stadium l’Islanda non contraddice i suoi principi con una squadra quadrata, fisica e molto compatta e l’Argentina che prende in mano le redini della gara. Il primo squillo parte da una punizione di Messi, Tagliafico spizzica ma il pallone termina sul fondo per un nulla. Ma al 9′ l’Islanda infonde paura alla retroguardia dell’Albiceleste che mostra sempre incertezze: Caballero sbaglia il rinvio, Gunnarson serve di prima Bjarnason che apre troppo il compasso divorandosi un’occasione limpidissima che mette in luce la pericolosità degli uomini di Hallgrimsson. Scampato il pericolo, al 19′ Rojo serve con un passaggio verticale Aguero che aggira la difesa avversaria e sfonda con un mancino potente sotto la traversa. L’Argentina trovato il vantaggio pensa di aver svolto il compito più difficile e invece la reazione islandese arriva rapida da un tiro-cross dalla corsia destra, Caballero anticipa Gunnarson ma Finnbogason spinge prontamente in rete facendo esplodere il settore islandese. Man mano che la frazione volge alla fine l’Argentina chiede due penalty ma Marciniak, con check silente, giustamente lascia correre, mentre proprio sul gong Sigurdsson penetra in area e cerca il colpo da biliardo, ma è bravo Caballero a parare.

La ripresa vede l’Argentina sempre a guidare il match con l’Islanda molto brava a difendere e a fare muro a tutti i tentativi da fuori dei sudamericani che sfruttano poco la velocità, cercando un giro-palla sterile che fa rientrare i rapidi isolani atleticamente in forma. Al 63′ in una sfida bloccata arriva una chance di svolta: Magnusson si incrocia con Meza atterandolo in area. Messi con una pressione incredibile sulle spalle va dal dischetto ma la giornata è no: tiro abbastanza angolato a mezza altezza ma debole e Halldorsson intuisce e respinge ergendosi a eroe nazionale. Che non sia il pomeriggio del campione argentino lo si capisce fino alla fine del match quando tenta in tutti i modi di rimediare ma non c’è stato nulla da fare con Sampaoli che forse troppo tardi tenta la carta Higuain. La punizione finale del numero 10 che si infrange sulla barriera islandese è l’emblema dell’intero match per la pulce subito finita nell’occhio del ciclone soprattutto per il paragone con la tripletta della sera prima di Ronaldo. Innanzitutto dovremmo tutti smettere di fare paragoni tra i due campioni anche solo per i due seguenti motivi: sono due giocatori diversi, uno uomo del momento giusto, l’altro magia e giocate e poi nella storia non abbiamo mai avuto la fortuna di poter usufruire di due divinità così. E allora godiamoceli.
E facciamo pure tanti applausi a questa Islanda. A questi ragazzi che a qualità non sono eccelsi, ma per spirito di appartenenza e abnegazione sono un esempio. Esempio di lavoro sul campo partito molti anni fa, senza pressioni e tensioni. Esempio di un commissario tecnico dentista che non perde dimensione e identità senza ricercare la panchina importante ma insegnando calcio sempre con umiltà. Chapeau.

FRANCIA BRUTTA MA VINCENTE, AUSTRALIA KO.

3 punti sì ma è l’unica bottino che rimane in una prestazione non convincente, in una vittoria strappata con le unghie dagli uomini di Deschamps contro un’Australia di Van Marwijk ben messa in campo, che ha tenuto molto bene. Francia imballata, Socceroos ordinati che nella prima frazione hanno anche la migliore occasione su una deviazione di Tolisso che Lloris riesce a respingere con reattività in angolo.
È proprio il centrocampo con Tolisso(preferito a Matuidi, col senno di poi scelta errata) e Pogba, con l’unico inarrestabile Kantè a tirare la carrozza, a non costruire le trame giuste soprattutto nel primo tempo con un pressing quasi assente mentre nell’Australia brilla la compattezza e gli interventi difensivi dell’ex Inter Sainsbury. Al 55′ grazie al Var viene rilevato un rigore per i transalpini con Griezmann agganciato all’ingresso dell’area da Risdon. Cunha consulta on field lo schermo e corregge la sua iniziale decisione di lasciar correre. Le petit diable dal dischetto di forza batte Ryan che nemmeno ha il tempo di tuffarsi ed è 1-0. Ma la gara è tutt’altro che in discesa; o meglio è Umtiti che con un inspiegabile intervento pallavolistico colpisce la sfera con la mano su un traversone con l’arbitro uruguaiano che non può far altro che accordare il penalty sul quale va lo specialista Jedinak che riesce con freddezza a spiazzare Lloris. Per la Francia tutto da rifare, ma la squadra di Deschamps non decolla anche quando viene messo nella mischia Giroud e lo juventino Matuidi. Ci pensa un Pogba fin lì spento con un pallonetto deviato da Behich a portare la vittoria ai suoi con la palla che scavalca Ryan, colpisce sulla traversa e sbatte a terra in gol. Vittoria fondamentale ma prestazione da rivedere. Francia rimandata alla sfida con il Perù, mentre invece i canguri con questa personalità potranno dire la loro nelle gare decisive con le altre due compagini del girone.

PERÙ CHE SFORTUNA, LA DANIMARCA PASSA.

Parte male l’avventura degli uomini di Gareca che nonostante una prestazione generosa e per lunghi tratti superiore esce sconfitta. Sulla blaquirroja pesa anche l’errore dal dischetto di Curva proprio sul finire del primo tempo che avrebbe potuto indirizzare il match in una direzione totalmente opposta ma al mondiale si sa ogni dettaglio fa la differenza e se non cogli l’attimo il treno potrebbe anche non passare più. Le occasioni migliori per il Perù arrivano nella prima frazione: al 13′ Carrillo impegna Schmeichel in tuffo, al 29′ Farfan servito con il goniometro prova il tiro ma viene disinnescato da Kjaer per arrivare al rigore calciato alto da Cueva. Il Perù, inizialmente senza Guerrero, è bravo a contenere Eriksen, perno e riferimento della Danimarca che si affida alle conclusioni di Delaney tutte però fuori dallo specchio della porta difesa da Gallese. Il gol vittoria arriva al quarto d’ora del secondo tempo: Eriksen riparte e sguscia via, serve Poulsen che trafigge la porta avversaria con lucidità. La reazione peruviana sta nel tentativo di Flores al 60′ ma Schmeichel compie il miracolo e successivamente inizia l’assalto sfortunato al fortino danese: Guerrero di testa colpisce centrale, Rodriguez sempre con il capo fa la barba al palo, il tacco ancora di Guerrero sfiora il montante con la palla che pare non voglia entrare nemmeno con la forza. La Danimarca passa e i tre punti sono un macigno in un girone che vede già una situazione che pare delineata ma attenzione:Australia e Perù venderanno cara la pelle!

CROAZIA OK:2-0 SECCO ALLA NIGERIA

A Kaliningrad nell’ultima sfida della giornata successo autorevole dei balcanici che gestiscono bene le sfuriate degli attaccanti rapidi nigerini e senza neanche strafare conquistano la vittoria portandosi in testa al girone D. Un’autorete involontaria di Etebo sulla spizzicata di Mandzukic e un rigore realizzato da Modric per un fallo commesso da Troost-Ekong ancora sullo juventino, decisivo a suo modo nell’economia del match, regalano i primi tre punti agli uomini di Dalic in una gara giocata a ritmi non troppo elevati, con una Croazia capace di gestire e controllare e le super Aquile africane che devono sistemare la fase difensiva che rimane un tallone d’Achille

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