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La questione dei migranti bussa alle porte sorde della placida Europa

Alcune nazioni Europee hanno tassativamente deciso di non consentire a che alcun migrante varchi il loro confine e a nulla son servite le minacce di sanzioni economiche o di altro genere a dissuaderle da questo proposito.

Che succede sotto il cielo di Roma? Al grido di partiam, partiam, come nelle opere liriche, il coro governativo canta ma invece di muoversi, se ne sta fermo sul palcoscenico.

Oddio, veramente qualcosa si è mosso e se pur istintivamente la mossa di Salvini suscita consensi, dobbiamo mettere in conto un sacco di implicazioni e di borbottii non tanto sordi che arrivano da altri Paesi UE. Due, in particolar modo, si sono distinti per aver usato toni poco diplomatici, non pensando al boomerang che avrebbe potuto far crescere un bernoccolo sulla loro fronte: Francia e Spagna. Non sono certo questi i Paesi paladini dell’accoglienza, però, a quel ragazzo per bene di nome Macron non è sembrato vero di lanciare l’anatema verso gli italiani. Pur se spesso ostile a certi aspetti dei governi Italiani, soprattutto per questioni di aberrante pressione fiscale, quando si tratta di mettere qualcuno sul chi va là per l’uso di un linguaggio improprio e offensivo nei confronti di una decisione presa da chi rappresenta l’Italia, mi riaccende, per qualche minuto, l’amor patrio.

E questa brace che scalda il cuore senza crepitii tipici dei bei fuochi con fiamma, mi suggerisce di far presente a questi signorini che dovrebbero pagarci le royalties per ogni parola che pronunciano, dato che noi, considerati gente rozza, abbiamo dato senso ai suoni indistinti emessi dalle loro bocche nell’antichità, tramutandoli in parole a senso compiuto grazie al latino, la lingua che ha segnato il modo di esprimersi di quasi tutta l’Europa.

Se Parigi val bene una messa, i testi dei salmi e delle preghiere di questo rito li abbiamo scritti noi, caro Napcron (sintesi tra Napoleone e Macron). Corporatura, profilo del viso e movenze, non vi richiamano alla mente la figura di Napoleone giovinetto? Caro Presidente, figlio di una borghesia che poco considera i ceti dei lavoratori, a quando l’incoronazione?

Beh, ragioniamo un attimo senza polemizzare. Il ministro Minniti ha lavorato bene e lo stesso Salvini e i 5 Stelle lo hanno ammesso. Però, la sordità dell’Europa sul problema della ripartizione dei migranti tra i vari stati ha lasciato all’Italia l’onere di gestire la massa di persone che ogni giorno va ad ingrossare le fila di chi già è qui e non certo in situazioni comode. È vero che gli sbarchi son diminuiti, ma perbacco, quando la misura è colma, anche una sola goccia può far traboccare il vaso. Salvini, da buon stratega, ha compreso che su questo terreno i consensi sarebbero aumentati in modo consistente e, a modo suo, ha riproposto il problema all’attenzione della UE.

Ora, non stiamo troppo a sottilizzare e a chiederci se sia stato il metodo migliore per sollevare l’annosa disputa. Il fenomeno, è tornato in prima pagina su tutti i giornali d’Europa. Da qui a pensare che qualcosa cambi è ancora prematuro ma, certamente, il problema tornerà sui tavoli di discussione della Comunità Europea. L’analisi di Saviano, sentita nella trasmissione di Floris, non è convincente e punta molto a sollevare la pietà per queste povere persone, gioca sull’emotività delle persone. Le risorse spese per la gestione dei migranti, anche se in parte ci vengono elargite dall’Europa, non risolvono il problema dei numeri e non tolgono dalle strade un numero impressionate di gente che vende oggettini sciocchi o che chiede l’elemosina. Avete notato quanti sono? Nello spazio di poche centinaia di metri, le mani tese o i venditori si contano a decine. Questo non è regolamentare i flussi. In sintesi, se non si hanno strutture idonee a ricevere questa gente e a garantire loro una vita decente, è molto meglio fermare gli arrivi, programmare i numeri e distribuire le persone che arrivano da noi nelle diverse nazioni che compongono l’Europa, così come è teoricamente previsto.

Alcune nazioni Europee hanno tassativamente deciso di non consentire a che alcun migrante varchi il loro confine e a nulla son servite le minacce di sanzioni economiche o di altro genere a dissuaderle da questo proposito. Le porte d’ingresso a sud della Spagna sono ben vigilate per evitare l’accesso di clandestini o di non aventi diritto. Lo stesso vale per i valichi Francesi, ben custoditi e varcati dalla polizia gallica in modo arbitrario per controllare un solo migrante.

Noi, popolo tradizionalmente generoso e sensibile agli appelli della chiesa, abbiamo dovuto reggere l’impatto di grandi numeri di migranti. Ma da quando la crisi ha fatto sentire la sua perversa influenza, buona parte del popolo ha iniziato a percepire in modo diverso il fenomeno della migrazione interpolato dalla carità. E se li aiutassimo davvero a casa loro? Non dobbiamo certo finanziare i governi dei paesi di provenienza dei migranti perché, spesso, gli aiuti restano nella mani di pochi governanti invece di essere investiti in opere che promuovono lo sviluppo delle popolazioni. Dovremmo fornire tecnologie ed impianti e prima ancora di questo, insegnare loro ad usare questi strumenti.

Il problema è ben lungi dall’esser di facile soluzione. Ci si mette poi anche la prepotenza e la violenza di una parte di questa gente a peggiorare l’immagine generale dei migranti e l’ingestibile groviglio dal quale separare gli aventi diritto dagli abusivi. Le scene di violenza contro autisti di bus e controllori dei treni rei di chiedere il biglietto, lo stato di degrado in cui spesso riducono case da loro abitate, il fatto che questa gente tenda a ghettizzare in zone particolari delle città, creando aree nelle quali, a torto o a ragione, la gente non transita volentieri, costituiscono fastidi che vanno ad aumentare il disagio della gente, in aggiunta ai problemi causati da una crisi tutt’altro che buttata alle spalle.

Per concludere, il gesto di Salvini è stato certamente un po’ forte, ma è stato voluto per obbligare la Comunità Europea a rimettere in discussione tutta la materia che riguarda la gestione dei flussi migratori. Noi ci auguriamo che l’esito di questo riesame porti con sé provvedimenti che sollevino un po’ l’Italia dalla difficile problematica della gestione di queste masse di persone, molte delle quali non hanno il diritto di definirsi “profughi” . Sono sbarcati comunque nei nostri porti, sono qui sul nostro territorio e non possono essere liquidati con il rimpatrio, misura complicatissima da attuare. Vorremo anche che da parte dei migranti ci fosse un po’ più di comprensione del disagio che il loro arrivo in massa ha creato nella nazione che li ospita e che ci fosse altresì la volontà di capire che non tutto è lecito. Punire l’illegalità non è razzismo, ma semplicemente l’applicazione di leggi che dovrebbero essere uguali per tutti se non vengono applicate con il filtro citato da Orwell nella “Fattoria degli animali”.

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