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Bergamonews compie 10 anni: il 16 giugno 2008 il primo vagito digitale

Allora era più che altro una speranza... Dieci anni dopo quel cucciolo è un ragazzino con il suo carattere ben formato, dice le cose come stanno e si è fatto conoscere.

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Sedici Giugno Duemilaeotto: il primo vagito, solo ed esclusivamente via web. Più che altro una speranza…

Dieci anni dopo: quel cucciolo è un ragazzino con il suo carattere ben formato, dice le cose come stanno e si è fatto conoscere.

Ecco, potremmo sintetizzare così il primo decennio di Bergamonews.

Ma diciamo qualcosa in più sui nostri 3652 giorni di vita, bisestili compresi. Dieci anni di sperimentazioni, di prove ed errori, di innovazioni. Dieci anni di “informazione diversa” – nel senso di non paludata, scarsamente istituzionale insomma -, punto cardine della redazione. E degli editori che hanno creduto in questa avventura, non solo mantenendo fede all’imperativo categorico del giornale: la libertà, ma anche sostenendo la “baracca” con una discreta dose di coraggio nei momenti difficili (ne sa qualcosa il presidente Giorgio Berta!)

Una “baracca” tecnologica e sprint che oggi ha numeri inimmaginabili allora, quel 16 giugno del 2008, giornata piovosissima, quando Bergamo ospitò Bob Dylan al Lazzaretto (e fu un buon viatico).

I numeri, eccoli:
90.000 visite al giorno di media
75 mila visitatori unici al giorno
200mila e rotte pagine viste
40-45 nuove notizie al giorno, e video e gallerie fotografiche
190 mila fan su Facebook

E vi risparmio le cifre sulle mail che ci arrivano ogni dì, e le telefonate… Soprattutto le segnalazioni, via Facebook e non solo, di voi che ci leggete e contribuite un bel po’ all’aggiornamento continuo e puntuale.

Anche se i numeri non dicono tutto (e a volte addirittura mentono). Non dicono per esempio che dietro a ogni cifra c’è una persona, c’è un lettore, c’è qualcuno che ha voglia di sapere cosa gli succede attorno. Senza troppi fronzoli magari, ma in maniera corretta e tempestiva. Non dicono che quei risultati li agguanta uno sparuto gruppo di giornalisti: sei in tutto in redazione (oltre alla sottoscritta Davide Agazzi, Mauro Paloschi, Luca Bassi, Luca Samotti, Fabio Viganò) più una dozzina di collaboratori, per la gran parte giovani e giovanissimi. E non raccontano, i numeri che vi abbiamo buttato lì, che per far marciare un giornale servono altre cifre: quelle dei costi che cercano di sostenersi grazie ai quattro infaticabili amici del marketing guidati da Stefano Magri.

Già, cercarvi per ognuno dei 3652 giorni e trovarvi pian pian, uno a uno, e coccolarvi, e tentare di essere all’altezza delle richieste di voi lettori… non è stato facile. E non lo è nemmeno oggi. Il rischio di sbagliare e di perdere credibilità, quella credibilità che vogliamo conquistarci con serietà e impegno e presenza costante, giorno e notte, tutti i giorni dell’anno, è dietro l’angolo. Errori per carità ne facciamo, non siamo mica perfetti. Ma sono sempre in buona fede e spesso dovuti alla fretta, alla voglia di arrivare per primi a darvi la NOTIZIA.

Di notizie ve ne abbiamo date tante e tante in questo decennio: vi ricordate l’assalto e la presa di ostaggi all’agenzia delle entrate di Romano?
O il vigile dj di Cividate?
O quando Doni si arrabbiò col nostro cronista che aveva osato chiedergli del calcio scommesse?
O di quella mamma lasciata ore e ore in sala parto che poi diede alla luce una bimba con gravissine malformazioni?
O George Clooney che sbarcò sul Sebino in cerca di una villa o di un’isoletta addirittura?
O i parcheggi rosa di Pontida vietati a straniere e lesbiche?

Notizie delicate o leggere. Oppure molto molto serie, come quando sollevammo il caso Brembo Sky con una serie di articoli a cui seguì l’inchiesta vera e propria della magistratura.

E quanti pezzi abbiamo dedicato alla sorte della piccola Yara e al processo Bossetti: non meno di 150 direi.

Ma anche tanta voglia di strapparvi un sorriso: rammentate il nostro coniglietto che agli Europei prevedeva il risultato delle partite della Nazionale Italiana scegliendo la ciotola da cui mangiare? Le indovinò tutte, tranne l’ultima, ahimè.

Per non dire dei nostri pesci d’aprile che spesso sono stati ripresi dalle agenzie e dalle tv nazionali: come quando organizzammo la visita di un facoltoso arabo che voleva comprarsi l’aeroporto di Orio.

Far bene e star bene. E non smettere mai di reinventarci col desiderio, ambizioso, di cambiarlo un po’ il mondo dell’informazione, oggi brulicante di fake news, superficialità, articoli faziosi. Al punto che abbiamo pensato di far nascere un giornale nel giornale, dedicato ai ragazzi. L’abbiamo deciso dopo aver toccato con mano il grande interesse dei giovani a raccontare e a raccontarsi durante la nostra Academy, il corso gratuito di giornalismo dedicato agli under 30 che da due anni offriamo alla città. Ma anche perché siamo convinti che siano i ragazzi i primi a poter migliorare web e social: educarsi ed educare contro l’odio e le bufale, contro i commenti buttati lì senza pensare. Per questo è nato BgY, da un’idea geniale del nostro consigliere delegato Antonio Di Marco: una realtà che in poco più di un anno è già una presenza importante a Bergamo e in provincia.

Ma tutto ciò non ha senso se alla base non c’è una nostra idea di giornalismo.

Il punto di partenza è che solo chi sa può scegliere, chi non sa, chi non conosce si accoda alle scelte degli altri, in tutti i campi. Per questo servono i giornali, perché l’informazione fa aumentare il nostro livello di realtà. Cioè, ci dà gli strumenti per comprendere quello che ci succede attorno. Proprio le notizie sono gli elementi singoli su cui si basa il tentativo di comprendere la realtà che ci circonda: sono tali però se aggiungono qualcosa al nostro percorso di comprensione del mondo. Se una foto, un video, una dichiarazione non aggiunge nulla al nostro processo informativo, quell’elemento non è una notizia e l’utilizzarlo non è fare informazione, è fare sensazione, il che però non è per niente la stessa cosa del fare giornalismo. 

Vi abbiamo dato i numeri, vi abbiamo riassunto il percorso che ci ha portati fin qui in dieci anni. Ma non è tutto.

Seguiteci nei prossimi giorni: vi presenteremo le persone che fanno il giornale nelle sue varie sfaccettature. Vi ricorderemo alcune tappe fondamentali di questa breve ma intensa esistenza corale. O le tesi che ci han già dedicato. E altro ancora. Targato BERGAMONEWS.

Ps: il logo del decennale è stato disegnato dalla nostra amica Clara Grassi, che coi colori e con la vita vera fa un miscuglio magico.

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