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Pietro Ghislandi in “Rita”: “Sono l’attore del Conservatorio di Bergamo”

“Sono l’attore del Conservatorio Gaetano Donizetti”, afferma con tono fiero Pietro Ghislandi, attore, cabarettista e ventriloquo bergamasco.

“Sono l’attore del Conservatorio Gaetano Donizetti”, afferma con tono fiero Pietro Ghislandi, attore, cabarettista e ventriloquo bergamasco.

Pietro Ghislandi

“Torno a esibirmi a Bergamo dopo molti anni di assenza. È per me un onore essere stato accolto in questo bellissimo progetto, che è la Rita di Gaetano Donizetti”. L’appuntamento è per sabato 16 giugno alle 21.30, al Palazzo della Provincia.

L’attore porta con orgoglio questo titolo conquistato il 23 gennaio scorso, in occasione della prima al Teatro Sociale di Bergamo. Un battesimo rischioso, ma che ha riscosso grande successo.

“Sarò sempre grato alla Fondazione Teatro Donizetti e al conservatorio per questa bella opportunità – prosegue l’attore – con la supervisione di Francesco Micheli, abbiamo reso omaggio al celebre compositore bergamasco in un modo del tutto innovativo”.

Pietro Ghislandi

Dall’incontro tra la comicità di Pietro Ghislandi e la professionalità del maestro Roberto Frattini è nato un progetto unico nel suo genere. “Rita”, opera comica in un atto di Gaetano Donizetti, su versi di Gustave Vaëz, viene riproposta in una chiave del tutto inedita per la quarta edizione della Donizetti Night.

I tre protagonisti della storia, Rita, Beppe e Gasparo, saranno affiancati da un terzo narratore esterno, Pietro Ghislandi, che dialogherà con l’orchestra del conservatorio, diretta dal maestro Frattini. La regia è affidata a Luis Ernesto Doñas del Gruppo Regia di “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma, importante progetto di studio e avviamento al palcoscenico realizzato dal Teatro della Capitale.

Pietro Ghislandi


Come nasce la collaborazione tra Lei e il Maestro Roberto Frattini?
É nata molti anni fa, quando eravamo giovani. Dovete sapere che Roberto Frattini non è solo un professionista in campo musicale. È un musicista con straordinario estro cabarettistico. Ci siamo chiesti: come è possibile che in un testo di tantissimi anni fa ci sia dell’ironia con dei contenuti di una attualità drammatica? Così i testi sono magicamente usciti in un pomeriggio bevendo un caffè. Quello che metteremo in scena non è cabaret, ma un teatro comico. Un mix di elementi che avvicinerà il pubblico giovane al mondo dell’opera. È fondamentale.

La sua carriera professionale vanta una gavetta degna di questo nome. Non ci sono solo teatro, cinema e televisione, c’è anche una formazione musicale. Dico bene?
Sì, da giovane ho studiato pianoforte. Amo la musica classica ed il jazz. Poi è arrivata la prima occasione per mettermi in gioco anche nel mondo della musica. In occasione del Montebello festival, festival internazionale di musica da camera di Bellinzona, ho recitato “Sogno di una notte di mezza estate” accompagnato da due pianisti di fama internazionale, Roberto Prosseda e Alessandra Ammara.

Introdurre un terzo narratore ironico all’interno di un’opera buffa è un’operazione rischiosa. Dico bene?
Con la mia esperienza di comico, so bene che il mio ruolo di narratore non può e non deve scadere in una banale ironia. Con il giusto equilibrio tra testo originale, musica e creatività siamo riusciti a creare questa versione di Rita del grande compositore. Devo ammettere ce il nostro atto di coraggio, nostro, è che siamo arrivati al teatro sociale senza collaudare le battute. Abbiamo avuto un solo collaudo, durante la prima. L’evoluzione è stata questa: il contenuto del testo sovrapposto al testo classico, che regala ironia e stempera il clima dell’opera.

Parliamo dell’orchestra: i ragazzi del Conservatorio. Come è stato lavorare con i giovani?
La prima risposta positiva è stata proprio quella dei musicisti. La violinista che sta suonando e si mette a ridere, mi ha riempito il cuore. Ho pensato:“ragazzi, ma allora la nostra idea funziona.” I musicisti sono i protagonisti: se loro si sentono coinvolti e ridono, a maggior ragione il pubblico dovrà ridere il doppio.

Il repertorio operistico non è mai di facile esecuzione, soprattutto per i ragazzi. Quasi sempre si trovano ad affrontarlo dopo il percorso accademico. Come avete gestito lo studio e le numerose ore di prova?
L’arma vincente è stata la sorpresa. Abbiamo stemperato l’atmosfera mantenendo il focus sull’opera e sulla qualità dell’esecuzioneò. I ragazzi, guidati dal Maestro Frattini e dagli altri professori, hanno davvero svolto un lavoro eccezionale. Venite ad ascoltarli.

Pietro Ghislandi

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