Il commento

Arresti in carcere, Baldassarre: “Notizie che turbano, ora fiducia nella giustizia”

Il presidente dell'Ordine degli avvocati di Bergamo sul caos scatenato dall'inchiesta che ha portato all'arresto dell'ex direttore del carcere di via Gleno e di altri cinque indagati.

Trattamenti di favore a detenuti e corruzione uno, corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio l’altro: nel giro di poco più di una decina di giorni Bergamo è stata scossa da due arresti eccellenti, quello dell’ex direttore del carcere di via Gleno Antonino Porcino e dell’ex direttore dell’Inps Angelo D’Ambrosio.

Due vicende distinte, che hanno però aperto pesanti interrogativi su due istituzioni importanti: “La normalità è che chi ricopre ruoli rappresentativi nelle istituzioni lo faccia negli interessi di chi rappresenta e che sia impeccabile – commenta Ermanno Baldassarre, presidente dell’Ordine degli avvocati di Bergamo – La notizia degli arresti all’interno dell’amministrazione penitenziaria, a prescindere dalla fondatezza o meno delle accuse, ha provocato un certo turbamento: ovviamente va garantita la presunzione di innocenza ma ciò che arriva alla cittadinanza è destabilizzante. Questi sono i fatti prospettati, finchè non vengono provati rimangono tali: ora tocca alla giustizia fare il proprio corso, a tutela della convivenza civile”.

L’ordinanza di custodia cautelare contiene accuse molto pesanti per l’ex direttore di via Gleno, per il Comandante e un Commissario della Polizia Penitenziaria, per il Dirigente sanitario del Carcere di Bergamo e per due imprenditori di Urgnano, con la lista degli indagati che si allunga fino a toccare 27 persone: corruzione, turbata libertà degli incanti, peculato, falso ideologico, tentata truffa ai danni dello Stato.

“Le istanze dell’accusa vanno portate fino in fondo – continua Baldassarre – Dall’altro canto la difesa deve avere la pienezza dei poteri: ognuno farà il suo lavoro nel migliore dei modi, la magistratura per quello che le compete e i difensori per quanto l’ordinamento impone loro di fare. Se qualcuno avesse commesso degli errori ne risponderà prima alla sua coscienza, poi nel caso anche di fronte alla giustizia”.

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