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Scaglia: “Attendiamo le scelte del Governo, ma il termine impresa nel programma c’è una sola volta”

Oggi, venerdì, l'assemblea annuale di Confindustria Bergamo: il presidente Stefano Scaglia fa il punto del suo primo anno da leader degli imprenditori orobici.

“Noi per ora possiamo solamente guardare il programma di Governo dal quale compare un po’ poco la parola industria o impresa. Una sola volta. Un po’ troppo poco. E solamente sulla questione Ilva”. Diplomatico ma fermo, Stefano Scaglia, presidente di Confindustria Bergamo, non manca di evidenziare quell’assenza della parola impresa che pesa nel discorso del neo Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Lo rimarcherà nel corso dell’assemblea di Confindustria Bergamo che si svolgerà nel pomeriggio di venerdì 8 giugno alla Fiera di Bergamo.

Come giudica i primi passi del nuovo Governo Conte?

“Come Confindustria partiamo senza pregiudizi. La nostra associazione è apartitica e lavora per portare avanti le istanze delle imprese. Nell’Assise di Verona abbiamo chiarito quali sono i nostri obiettivi, le nostre istanze, i nostri progetti e gli strumenti, le risorse e le azioni necessarie per raggiungerli. Noi cercheremo di portare avanti la bontà delle nostre idee e poi valuteremo sulla base dei provvedimenti che verranno adottati. Per ora possiamo solamente guardare il programma dal quale compare un po’ poco la parola industria o impresa. Un po’ troppo poco, forse una volta sola e relativamente alle questione Ilva”.

E vi preoccupa la possibile chiusura dell’Ilva?

“Ci preoccupa molto. Perché l’Ilva è un’azienda importante per il Paese sia per il prodotto sia per il prestigio del nostro Paese. Chiaramente devono essere fatte delle azioni di bonifica e di salvaguardia ambientale, che non sono mai state fatte, adesso però con i nuovi proprietari ci sono nuove risorse e nuove volontà e quindi aspettiamo. L’acciaio viene prodotto in tutto il mondo, con i giusti accorgimenti ambientali si può farlo anche a Taranto, con tutti gli obblighi di bonifica”.

Dall’altra parte però, c’è la flax tax sulle imprese…

“La flax tax sulle imprese c’è già. Stanno già diminuendo da qualche anno sia l’Irap sia l’Ires. Quest’anno l’Ires è scesa dal 27 al 24%, quindi per le imprese la tassa è già flat”.

Le infrastrutture.

“Vorremmo capire che futuro avranno il terzo valico, la Torino-Lione, il gasdotto, la tap…. Da una parte si annunciano blocchi e dall’altra provvedimenti, come ha affermato il Ministro Toninelli in un’intervista. Siamo ancora all’inizio e speriamo che il Governo prenda decisione che guardano al futuro e non al passato. C’è anche il nodo Alitalia. Anche in questo caso non sappiamo che decisioni verranno prese. Il Ministro Salvini ha detto che vuole nazionalizzarla, personalmente è una scelta che non sento di condividere visto che ne abbiamo già spesi di soldi per i diversi piani di salvataggio della compagnia di bandiera”.

C’è anche il fronte delle relazioni e dei rapporti con l’Europa. 

“È un capitolo molto delicato. Mi permetto solamente di osservare che oggi abbiamo una grande opportunità dopo la Brexit, l’Italia è il terzo grande Paese europeo in grado di fare punto di connessione o di essere l’ago della bilancia tra Germania e Francia. Il nostro Paese ha l’opportunità di giocare un ruolo serio, intelligente e credibile. Vedremo che tipo di provvedimenti verranno presi. Noi come imprenditori siamo fortemente europeisti e credo che si debba lavorare per costruire, non smantellare”.

Sempre sul fronte delle relazioni internazionali, teme i dazi introdotti dal presidente Usa Donald Trump?

“Ecco, il fatto di essere Europa e non un Paese singolo nell’affrontare questo tema è sicuramente un punto di forza. Certo il tema dazi è uno di quegli argomenti di congiuntura internazionale che ci preoccupa perché vediamo delle spinte portatrici di possibili turbamenti negli equilibri economici, e di rallentamento della competitività sul mercato. E questo per noi non è certo positivo”.

Torniamo in terra bergamasca. Facciamo un bilancio del suo primo anno alla guida di Confindustria. Com’è andata?
“È stato un anno estremamente veloce con il cambiamento del presidente, di un nuovo direttore, alcuni ritocchi all’organizzazione interna. Un anno intenso in cui tutto è stato tutto improntato all’ascolto delle istanze dei nostri associati per renderli ancora più partecipi. Stiamo lavorando per avere una Confindustria molto aperta, attiva e dinamica, che non reagisca a domande, richieste, stimoli esterni, ma sia lei stessa portatrice di progetti e di spunti. Stiamo cercando di stare vicino alle nostre imprese per trovare opportunità, creare più sinergia tra le imprese e ci stiamo fortemente orientando sui progetti. Non solo servizi di qualità”.

Ci fa un esempio?
“Nel futuro piano strategico abbiamo stanziato circa un milione e 200 mila euro per progetti tipo l’education, l’alternanza, per gli Its, per l’innovation hub… Siamo partiti dalle nostre potenzialità e abbiamo strutturato una serie di percorsi da intraprendere. Il nostro territorio è votato al manifatturiero avanzato, fortemente orientato all’internazionalizzazione, lo dimostrano i numeri: le nostre esportazioni sono aumentate del 50% negli ultimi 10 anni. E per quanto riguarda l’innovazione ricordo che Bergamo è seconda in Lombardia per numeri di pmi innovative.  Noi oggi siamo questo ed è la nostra forza: dobbiamo dare alle nostre imprese un terreno fertile per crescere”.

La preoccupa la vendita di certi marchi storici bergamaschi, per esempio la recente cessione del Gruppo Bonaldi?
“La preoccupazione maggiore è che questi colossi che acquistano poi perdano un po’ di sensibilizzazione verso il territorio”.

Mi scusi se insisto. Ma i bergamaschi hanno venduto e non c’è stata la capacità magari di tentare di acquistare in Europa. 
“Ci sono anche dei casi di imprese bergamasche che hanno acquistato all’estero, penso alla Persico, alla Brembo, Cms in Germania… è che questi casi non fanno così clamore, eppure i modelli ci sono”.

Come procedono i lavori alla nuova sede?
“Il cantiere va avanti, stiamo piano piano uscendo. Abbiamo organizzato delle visite per dimostrare l’avanzamento dei lavori ai nostri associati e alla stampa nella massima trasparenza”.

Un’ultima domanda: come procedono i tavoli Ocse?
“Il lavoro non è facile, i soggetti sono tanti, la materia è particolarmente complessa, come Confindustria abbiamo lavorato molto. Dopo le fasi del passato abbiamo avuto un’accelerazione negli ultimi tre mesi. Crediamo che si siano raggiunti dei buoni risultati, proprio per questo siamo convinti che sia giusto che sia il presidente Malvestiti a presentarli una volta finita questa ricerca.

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