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Cosa vuol dire essere maschi? Otto ragazzi lo raccontano a teatro - BergamoNews
Al teatro qoelet

Cosa vuol dire essere maschi? Otto ragazzi lo raccontano a teatro

“Figli maschi” torna con una replica di “Ragazzi”, spettacolo che affronta il tema dell’identità di genere maschile

Legame e complicità. Ecco cosa trasmettono i ragazzi di “Figli maschi”, compagnia teatrale diretta dal regista e drammaturgo bergamasco Lucio Guarinoni. Nata nell’autunno 2014, “Figli maschi” è qualcosa di più di una semplice compagnia: è un laboratorio di ricerca teatrale sul tema del maschile e dell’identità di genere. Una rara miscela di arte e profonda conoscenza di sé.

Otto ragazzi, Giacomo Arrigoni, Pietro Betelli, Enrico Broggini, Giorgio Cassina, Flavio Panteghini, Marco Trussardi, Elia Zanella, tutti tra i 20 e i 30 anni, hanno deciso di mettersi alla prova sul palcoscenico. Chi fa l’attore di mestiere, chi studia, chi lavora o fa tutt’altro nella vita: in scena non si fanno differenze, tutti sono interpreti di pari dignità. Figli maschi è anche e soprattutto un gruppo di amici. “Già dal primo weekend di prove avevo capito che avremmo lavorato bene insieme”, commenta il regista. E così è stato.
Dopo il debutto del 2015, la compagnia ora è tornata con un nuovo, secondo spettacolo, “Ragazzi”. Identità di genere e amicizia: il regista ha deciso di affrontare due temi così profondi partendo da una rilettura in chiave moderna del celebre poema omerico l’Illiade. Al centro della scena ci sarà la coppia di amici per antonomasia, Achille e Patroclo, l’uno un glorioso semi dio (quasi)perfetto, l’altro l’amico spalla, il soldato che opera nell’ombra dell’immenso piè veloce. L’appuntamento è per il 9 giugno, ore 20.45, al Cineteatro Qoelet di Redona.

In questo spettacolo tutti sono Patroclo e tutti sono Achille, perché tutti esprimono in modo diversi l’identità maschile. “La scelta di una interpretazione collettiva ha a che fare con il tipo di teatro che facciamo, ossia quello di ricerca”, spiega il drammaturgo bergamasco. “Il nostro intento è di lavorare sul tema della maschilità, per come la vive ognuno di noi, ecco perché in noi vivono sia Achille che Patroclo”.
Patroclo è un ragazzo fragile e balbuziente, nello spettacolo rappresenta l’archetipo dell’antieroe, dell’uomo che viene schiacciato dall’immensa figura di Achille. L’uno fin troppo riflessivo, l’altro sempre pronto all’azione. L’uomo dubbioso e l’uomo sicuro di sé. Due modi di vivere la maschilità agli antipodi.
La letteratura ci insegna la fine della storia: Patroclo, l’eroe di serie B, decide di combattere al posto del fratello e amico e muore in duello, ucciso dal troiano Ettore. È la risoluzione di una scoperta di sé caratterizzata da inevitabile conflitto.

Alla domanda “cosa vuol dire essere maschi?”, Lucio e i ragazzi si guardano e sorridono. Non c’è una risposta facile, tantomeno una uguale per tutti. “Vuol dire tante, tantissime cose – spiega Guarinoni – l’essere maschi vuol dire appartenere al genere, quindi ad un insieme di comportamenti e aspettative sociali e individuali rispetto al genere. Per questo partiamo dalla figura dell’eroe che è uno degli archetipi dell’essere maschile, sia del mondo classico che del mondo contemporaneo”.

Quello dell’identità di genere è un tema che troppe volte non viene affrontato. Parlare di identità vuol dire imparare a conoscersi nella mente e nel corpo per come si è, simili e diversi dagli altri. “L’obiettivo non è arrivare a conoscersi del tutto, ma ad accettarsi, conclude Lucio Guarinoni. “Il teatro e l’arte in generale possono e devono farlo”.

Video di Lucia Cappelluzzo

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