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L’arte e la letteratura: Edgar Allan Poe e Gauguin

Torna #theARTicle, la rubrica di BGY dedicata al mondo dell’arte. Per il decimo appuntamento, i riflettori sono puntati su Paul Gauguin, artista viaggiatore nonché artefice del sintetismo

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7 giugno 1848: nasce a Parigi nel quartiere di Montmartre Paul Gauguin, pittore francese destinato a diventare uno delle figure di riferimento del movimento post-impressionista. Se inizialmente dipingeva a tempo perso, successivamente il giovane Gauguin decise di dedicare più tempo alla pittura, facendola diventare il proprio principale impiego. Privo di alcuna formazione accademica, entrò in contatto con l’impressionismo nel 1888 grazie alla scuola di Pont-Aven, dove conobbe Émile Bernard, pittore neo-impressionista francese da cui rimase fortemente influenzato. Gauguin fu il primo a propugnare l’idea di un “sintetismo” (simbolismo sintetico), concependo l’immagine come un’elaborazione mentale, soggettiva ed astratta e prefiggendosi come obiettivo quello di offrire all’osservatore un’essenza della visione avuta dall’artista e reinterpretata in chiave simbolica.

Una delle letture che più appassionavano il giovane Gauguin era il poema “The raven” (Il corvo) di Edgar Allan Poe: il pittore francese riuscì a leggerlo grazie alle traduzioni realizzate da Charles Baudelaire e da Stéphane Mallarmé, e ne rimase talmente colpito da sviluppare, nei propri dipinti, alcune delle tematiche presenti in esso. Uno dei quadri in questione è “Nevermore”, dipinto nel 1897 in seguito al trasferimento a Tahiti di Gauguin (1891) e oggi custodito alla Courtauld Gallery di Londra: il titolo è un chiaro riferimento a “The raven” poiché “Nevermore” (mai più) è la parola che il corvo protagonista dell’opera di Poe ripete in maniera incessante e che, tra l’altro, è posta in corrispondenza del termine di ciascuna delle diciotto strofe del poema.

La scena di “Nevermore” è dominata da una donna nuda la quale, dipinta mentre è distesa in un interno domestico dall’aspetto rustico, è un evidente simbolo dell’erotismo esotico di Gauguin: egli, infatti, attuava un ricerca di sé basata sull’incontro con l’estraneità di un’altra cultura, rivelando una dimensione spaziale e temporale inconsueta e offrendo un differente punto di vista. Dietro alla donna – le cui forme richiamano alla mente l’Olympia di Manet e che altri non è che Pahura, la giovanissima vahiné (moglie) tahitiana di Gauguin – si vedono due figure femminili intente nel bisbigliare fra loro: la scelta cromatica attuata sulle due donne, e il fatto che Pahura sembri quasi rivolgere lo sguardo dietro di sé con sospetto e preoccupazione, rendono l’atmosfera cupa ed inquietante. Inoltre, l’osservatore è portato ad immaginare quale sia la storia che si cela dietro a quella situazione; storia che, però, non è in alcun modo accennata o spiegata dall’artista, stendendosi sopra di essa un velo di mistero.

L’angoscia che trasuda dall’opera è riconducibile all’angoscia che Gauguin provava nel periodo in cui la dipinse: per l’artista francese non era affatto un bel momento, tant’è che da lì a poco (1898) avrebbe addirittura tentato il suicidio, fallendolo. Sulla finestra in fondo è appollaiato un corvo, chiaro riferimento al “The raven” di Poe citato inizialmente e a tutta l’accezione macabra che porta con sé; infine, sul muro dell’abitazione Gauguin decise di firmare il quadro col proprio nome e col titolo dell’opera.

Una curiosità riguardo a “Nevermore” è che, a dispetto dell’alone malinconico ed inquietante che aleggia sopra di esso, nel 2010 è stato eletto il “più romantico dipinto della Gran Bretagna” a seguito di sondaggio indetto da “The Art Fund”, organizzazione fondata nel 1903 che si pone il compito di raccogliere fondi per acquistare opere da destinare ai musei inglesi.

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