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L'iniziativa

“BeeSogno”, la startup bergamasca che difende le api solitarie e l’ecosistema

L'iniziativa è di Massimo Gilardi e Chiara Rota, due giovani di Mapello che hanno dato vita a una realtà pressochè unica in Italia: partiti con l'obiettivo di diffondere la conoscenza di questi preziosi insetti hanno creato una vera e propria impresa.

Nell’estate del 2014 la forte moria di api aveva fatto temere addirittura per l’equilibrio dell’intero ecosistema mondiale: oltre alla produzione del miele, infatti, questi piccoli insetti contribuiscono in modo determinante all’impollinazione di piante fondamentali per il sostentamento umano e animale.

Ma oltre alla specie più conosciuta, nel mondo ci sono altre 20mila specie selvatiche che non vivono in un alveare a difesa di una regina ma ricoprono un ruolo altrettanto importante per l’equilibrio ambientale: per difenderle e tutelarle, nel 2015 a Mapello è nato il progetto “BeeSogno – Api Solitarie”, un’iniziativa di Massimo Gilardi e della compagna Chiara Rota.

“Nel nome abbiamo concentrato il senso della nostra idea, giocando con la parola inglese ‘bee’, ovvero ‘ape’ – spiega Massimo – ‘BeeSogno’ come il bisogno di diffondere la conoscenza di queste specie e di difenderle da agenti chimici ed eccessiva cementificazione che impediscono di trovare un posto sicuro dove rifugiarsi. Per prendersi cura di loro non c’è bisogno di arnie, grosse colonie o tute protettiva ma basta un piccolo sforzo individuale che porta solo benefici”.

Dalla creazione, quasi per gioco, di una pagina Facebook che potesse diffondere questa filosofia e la conoscenza degli animali, Massimo e Chiara si sono accorti ben presto che in Italia il mondo delle api solitarie era praticamente inesplorato: “La nostra idea iniziale era quella di creare la nostra arnia personale per la produzione di miele ma vivendo in appartamento non potevamo farlo. Così abbiamo scoperto le api solitarie e la possibilità di ospitarle anche in piccoli spazi come un balcone perchè non c’è alcuno sciame e sono innocue. Così, con un po’ di scetticismo, abbiamo deciso di installare un ‘hotel per api’: un’esperienza da subito molto positiva ma tutto il materiale informativo lo trovavamo su siti esteri, statunitensi o del Nord Europa dove la pratica esiste già da tempo – continua Massimo – Allora il ‘presidio’ italiano lo abbiamo creato noi sui social e più la comunità cresceva più le persone ci chiedevano dove potevano trovare i prodotti senza rivolgersi all’estero”.

Da quella richiesta è nata una vera e propria startup perchè Massimo e Chiara oggi offrono alla loro comunità prodotti sviluppati da loro per provare a ospitare le api nel proprio giardino o balcone, come gesto d’aiuto per la difesa della biodiversità o per trarre benefici legati all’impollinazione: “Per la produzione ci affidiamo a una filiera 100% italiana – spiegano – Dalle casette in legno realizzate da artigiani bergamaschi agli allestimenti in carta completamente riciclata, diventando una realtà pressochè unica in Italia. Dal semplice obiettivo della divulgazione, abbiamo sperimentato in prima persona le migliori pratiche di conservazione della specie e poi abbiamo sviluppato tecniche e attrezzature a disposizione di tutti per creare nuove zone di ripopolamento delle api”.

Gli ultimi riconoscimenti in ordine di tempo per “BeeSogno” sono state l‘attivazione di due importanti collaborazioni tra le quali un progetto con Italcementi nella cava di Calusco d’Adda incentrato sulla biodiversità e sulla riqualificazione delle zone estrattive al quale partecipano anche degli agronomi di Pisa: “Abbiamo installato le nostre casette per api nella cava per vedere come riescono a lavorare anche in ambienti con un forte impatto umano e con l’inizio del prossimo anno scolastico contiamo anche di portare in visita delle scolaresche dell’Isola. È bello constatare come la sensibilità sul tema sia in forte aumento e anche a livello singolo ci sia una presa di responsabilità: tutti, nel loro piccolo, possono fare qualcosa per offrire un riparo sicuro alle api che ogni giorno vengono messe a rischio dagli agenti chimici utilizzati in agricoltura”.

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