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"La cassaforte di Salvini?" Porta a Bergamo l'inchiesta dell'Espresso sui soldi della Lega - BergamoNews
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“La cassaforte di Salvini?” Porta a Bergamo l’inchiesta dell’Espresso sui soldi della Lega

Da via Angelo Maj al Lussemburgo, via Lugano. Lungo questa direttrice si dipanerebbero gli affari dei cassieri del partito scelti dal segretario neo ministro degli Interni: tre commercialisti di Bergamo. Belotti replica sui contenuti: "Tanto fumo e niente arrosto"

Da Bergamo al Lussemburgo, via Lugano. Lungo questa direttrice si dipanerebbero gli affari dei cassieri del partito scelti dal segretario neo ministro degli Interni. È quanto riporta l’inchiesta de L’Espresso in edicola domenica 3 giugno.

Secondo quanto riportato dal settimanale, dalla storica via Bellerio dell’era Bossi le finanze del partito sarebbero state trasferite in una palazzina a pochi passi dalla stazione cittadina: “In via Angelo Maj 24, a Bergamo, c’è un piccolo studio contabile di proprietà di Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba – si legge su L’Espresso -. Due professionisti come tanti, se non fosse per la loro ascesa, a partire dal 2014, all’interno dell’amministrazione del partito di Salvini. Alla coppia, poco nota alle cronache, si aggiunge un terzo uomo, più conosciuto: Giulio Centemero, il tesoriere ufficiale del partito, voluto dal leader che ha portato la Lega all’exploit elettorale del 4 marzo. Centemero è stato eletto alla Camera alle ultime elezioni, ma è soprattutto l’uomo ingaggiato da Salvini per gestire i conti dopo gli scandali della truffa sui rimborsi elettorali durante la gestione di Umberto Bossi e Francesco Belsito. Di Rubba, Manzoni e Centemero: i cassieri di Matteo, insomma“.

I tre, classe 1979, laureati in economia e commercio all’Università degli studi di Bergamo, gestirebbero decine di società con base in via Angelo Maj, definito da L’Espresso “il nuovo quartier generale delle finanze leghiste“, “sette delle quali controllate, attraverso delle fiduciarie italiane tra i cui soci c’è anche un’anonima impresa svizzera, da una holding lussemburghese che fa capo a un’altra fiduciaria. Impossibile dunque – vista la sofisticata schermatura finanziaria, riporta il settimanale – sapere chi sono i reali proprietari delle società registrate presso lo studio di Di Rubba e Manzoni. E impossibile è anche conoscere l’origine dei capitali attraverso cui sono state costituite. L’unica certezza è che seguendo il flusso di denaro si arriva nel Granducato, uno dei principali paradisi fiscali europei”.

L’Espresso ha chiesto ai tre conto circa i beneficiari delle fiduciarie, ma tutti e tre hanno replicato asserendo che le sette aziende in questione non avrebbero alcun legame con la Lega. Ciò che non torna, però, è il fatto che in una delle imprese l’amministratore risulterebbe essere Centemero, tesoriere della Lega, mentre in una seconda lo stesso ruolo sarebbe ricoperto da Manzoni. Non solo: nel medesimo studio di via Angelo Maj è registrata anche l’associazione culturale “Più Voci” fondata dai tre cassieri al fine di incamerare i contributi dagli imprenditori. Su questo punto la Lega ha replicato, attraverso il suo tesoriere: “I soldi ricevuti non sono stati trasferiti al partito o utilizzati in attività di carattere politico, come ad esempio la campagna elettorale”. Centemero ha però chiarito come i progetti di sostegno dell’associazione siano stati indirizzati su ‘Radio Padania’ e su ‘Il Populista’, a sostenere l’informazione dei media leghisti.

Sempre secondo L’Espresso “approfondendo gli affari dei cassieri del Carroccio si arriva a un’impresa che noleggia auto, di proprietà di Manzoni e Di Rubba, il cui fatturato si è impennato da quando la Lega è diventata sua cliente. E c’è pure una grande tipografia della Bergamasca, anche questa diventata fornitrice di punta del partito dopo l’elezioni di Salvini a segretario federale, il cui proprietario pochi giorni fa ha fatto guadagnare oltre un milione di euro a Di Rubba”.

LEGGI QUI L’ARTICOLO SU L’ESPRESSO

“Quello dell’Espresso è un articolo tutto fumo e niente arrosto, che scredita la categoria dei giornalisti d’inchiesta – il commento del deputato bergamasco Daniele Belotti (Lega) -. Quel che fa lo studio di commercialisti in questione è affar loro. Operano in Lussemburgo? È legittimo, non ci vedo nulla di male, ma le finanze della Lega sono un’altra cosa. Ricordo che ci sono stati sequestrati tre milioni di euro – continua Belotti -. Oggi la Lega ha solo debiti avendo fatto la campagne elettorale per il referendum del 22 ottobre e quella per le politiche del 4 marzo senza un euro e grazie alla disponibilità di qualche fornitore che ci ha fatto credito”. Sui fondi spostati da via Bellerio a via Maj: “È una scemenza colossale – sostiene Belotti -. La Lega aveva circa ottanta dipendenti, che con la crisi sono diventati sette o otto. È ovvio che è stata esternalizzata l’amministrazione e la contabilità. Ma i fondi, se sono stati spostati, lo sono stati solo dalle casse della Lega a quelle del fondo giustizia”.

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