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Le Province: istituzioni da ripensare, ecco quante sono e il loro futuro

Gianfranco Masper, consigliere Provinciale della Lega, inizia da oggi una collaborazione con Bergamonews per aiutarci a scoprire, da dentro il Palazzo, il ruolo e le mansioni della Provincia.

Gianfranco Masper, consigliere Provinciale della Lega, inizia da oggi una collaborazione con Bergamonews per aiutarci a scoprire, da dentro il Palazzo, il ruolo e le mansioni della Provincia. Gli scritti di Masper sono opinioni personali e non rappresentano la voce istituzionale della Provincia di Bergamo. 

Le province italiane sono enti territoriali di area vasta e costituiscono una suddivisione amministrativa di secondo livello, immediatamente inferiore alle regioni e superiore ai comuni. Le Province attive dal punto di vista amministrativo sono 80, ma a queste occorre aggiungere le 2 delle province autonome del Trentino Alto Adige e le 6 della Sicilia che ora si chiamano “liberi consorzi dei comuni”.

Con la riforma Delrio, nel 2015, sono nate le Città metropolitane che hanno assorbito le rispettive province. Le Città Metropolitane sono 14.
Le dimensioni e la popolazione delle province italiane sono quanto mai variegate: si passa dalla Provincia di Isernia che ha circa 87.000 abitanti fino alla Città metropolitana di Roma che raggiunge i 4.350.000 abitanti.
La Città metropolitana di Torino raggruppa il maggior numero di comuni. ( 316), mentre Trieste di comuni ne ha solo 6.
La provincia di Bergamo è formata da 243 comuni, con una popolazione di oltre 1.110.000 abitanti.

Come si vede una bella varietà, frutto di vicende storiche, ma anche di “interessi” politici che hanno portato ad una frammentazione eccessiva, con ricadute pesanti e negative su costi ed efficienza.
Era evidente la necessità di una riforma che comprendesse una rimodulazione dei confini ed una riduzione del numero delle stesse.
Per questo motivo le regioni iniziarono un percorso in tal senso, ma improvvisamente, nel 2014, Governo e Parlamento cambiarono completamente strategia e con la Legge 56 meglio conosciuta come riforma Delrio approvarono una riforma approssimativa in attesa della liquidazione definitiva delle Province che fu bocciata seccamente con il referendum del 4 dicembre 2016.
Ora, come afferma l’ UPI (Unione Province Italiane), “dopo anni di incertezze istituzionali e finanziarie occorre tornare ad assicurare alle autonomie locali una visione prospettica, favorendo finalmente il consolidamento di una Provincia che, nel rapporto con la Regione e lo Stato, divenga “soggetto di regia” dello sviluppo territoriale, garantito dalla spesa di investimento e sorretto da adeguate risorse ordinarie sulle funzioni fondamentali”.

Ma per far questo occorre una revisione del sistema elettorale e degli organi di governo che il Parlamento deve approvare al più presto visto l’approssimarsi del turno di rinnovo del Presidente della Provincia e del Consiglio Provinciale.

Ad ottobre 2018, infatti, scadono, sia il mandato del Presidente Matteo Rossi, eletto 4 anni fa, che quello del Consiglio, eletto due anni orsono.

Tra le varie ipotesi formulate negli ultimi tempi io credo che la più adeguata consista nel:
a -tornare ad un sistema di elezione diretta di tutti gli organi di governo delle Province secondo il modello previsto nella legge 81/93, ripristinando l’elezione diretta del Presidente di provincia e l’elezione diretta del consiglio provinciale attraverso il sistema dei collegi uninominali previsti nella legge 122/51.
In tutti i casi, la durata degli organi di governo delle Province deve essere riportata a 5 anni, rendendola coerente con la durata degli organi dei Comuni.
b- ripristinare la Giunta Provinciale composta da un numero ristretto di collaboratori scelti dal presidente che possano aiutarlo nel raggiungere gli obiettivi definiti nel programma politico amministrativo del suo mandato.

Per i Presidenti di provincia e i componenti degli organismi esecutivi dovrà essere prevista un’indennità di funzione, mantenendo fermo il divieto di cumulo con ogni altra indennità percepita in qualità di amministratore comunale.
Le medesime regole dovranno naturalmente essere applicate anche alle Città Metropolitane.
Della Legge Delrio credo debba essere salvaguardata la parte che ha accentuato i profili di ente al servizio dei comuni, mantenendo in vita l’assemblea dei Sindaci e ampliando il numero delle funzioni fondamentali a partire da quelle ambientali, di pianificazione strategica, di assistenza e di supporto ai Comuni, le stazioni appaltanti e i servizi pubblici locali in modo da fornire indirizzi chiari.

Si dovrebbe concentrare a livello provinciale tutte le funzioni attualmente attribuite agli ATO. (Ambiti Territoriali Ottimali).
Il perimetro di intervento può essere ulteriormente allargato, secondo me, ma resta essenziale che il legislatore intervenga al più presto. Il territorio, i cittadini e le imprese, hanno bisogno di servizi e risposte efficienti, subito!
Certo è che senza un governo nazionale tutti i nostri auspici restano chimere.

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