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La nascita della Terza Repubblica fra toni crescenti e la battaglia dell’arroganza

La politica è una cosa seria, non un gioco a premier

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“Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano”. Questo verso della canzone di Antonello Venditti sembra riassumere perfettamente i quasi 90 giorni di trattative che hanno portato alla formazione del governo Movimento Cinque Stelle – Lega presieduto dal professor Giuseppe Conte, una trattativa che ha tanto il sapore di una storia d’amore complessa fatta di alti e bassi, ma che come ogni storia d’amore che si rispetti non può non esser “litigherella”.

In amore si può anche litigare, ma ciò che si è osservato in questi 90 giorni non è stato soltanto un confronto accesso che ha portato ad un“governo del cambiamento”, quanto uno scontro all’insegna dell’arroganza, una battaglia dai toni forti che ha visto protagonisti ogni partito in campo indipendentemente dal colore politico. Uno scontro non giustificabile dalla necessità di trovare un accordo, che ha visto parole dure ed indigeribili contro chiunque in quel momento fosse d’ostacolo alle idee proposte da un singolo politico, uno scontro che non ha risparmiato nessuno e che ha visto come uniche vittime i cittadini, lasciati ai margini ad ascoltare tramite i mass media l’excalation di dichiarazioni che ogni giorno si sono sempre fatte più dure. Come cittadini possiamo sopportare provocazioni, promesse non mantenute, anche litigi accesi con di lancio di cestini fra i banchi del Parlamento come accadde nel 1953 nel corso della discussione sulla cosiddetta “Legge Truffa”; tutto possiamo sopportare, purché sia circoscritto ad un breve periodo e non sfoci in una crescita continua di toni retorici come è stato possibile osservare negli ultimi giorni.

“Il potere logora chi non ce l’ha” affermava Giulio Andreotti, ma lo scontro degli ultimi tempi non può essere giustificato soltanto da questa affermazione perché questa Terza Repubblica rischia di nascere da una parte sulle rovine di una Seconda Repubblica non in grado di comprendere il proprio crollo, dall’altro sulle basi di un’arroganza in progressiva crescita e che in futuro potrebbe divenire incontrollabile.

Non sappiamo certamente quanto accadrà nei prossimi giorni, tanto meno cosa ne sarà dei prossimi cinque anni a venire, ma il monito di cui l’attuale classe politica necessita è il seguente: la politica è una cosa seria, non un gioco a premier, ed anche se lo fosse, questo non deve sfociare in una battaglia di arroganza.

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