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Fca presenta il piano industriale, Uliano: "Servono investimenti per l'occupazione" - BergamoNews
Segretario nazionale fim cisl

Fca presenta il piano industriale, Uliano: “Servono investimenti per l’occupazione”

Alla vigilia della presentazione del piano industriale 2018-2022 di Fca da parte di Sergio Marchionne, prevista per venerdì 1° giugno a Balocco, abbiamo incontrato Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim.

Alla vigilia della presentazione del piano industriale 2018-2022 di Fca da parte di Sergio Marchionne, prevista per venerdì 1° giugno a Balocco, abbiamo incontrato Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim Cisl che parteciperà all’incontro.

Tra le novità che sono state anticipate alcune settimane è che Fiat Chrysler è pronta a concentrarsi, per quanto riguarda la produzione italiana, sulle auto di fascia alta come i nuovi suv della Maserati, della Jeep, e Alfa Romeo spostando invece all’estero i nuovi modelli di Panda e Punto.

Una scelta che confermerebbe la linea di Marchionne: dove il lavoro costa tanto e dove la manodopera è più qualificata vanno prodotte auto costose, altrove tutte le altre. In quest’orizzonte, i nuovi suv di Maserati, Alfa Romeo e Jeep verrebbero così prodotti nello storico stabilimento di Torino, Pomigliano d’Arco e Melfi e la futura Panda in Polonia. Una scelta che non è certo indolore sul fronte dell’occupazione, in quanto le auto di massa hanno numeri superiori rispetto alle vetture di alto di gamma. Se è vero infatti che per produrre una vettura di lusso serve più manodopera, è anche vero che i volumi delle vetture di lusso sono inferiori a quelle di massa. E i minori volumi incidono sull’occupazione a meno che vengono lanciati un numero maggiore di modelli premium e di lusso.

“È una scelta quella di Marchionne che risale al 2012, la ricordo benissimo – afferma Uliano -. La produzione nel 2012 era di 402 mila vetture, in Italia si produceva il 20% del settore medio alto, circa 80.800 vetture, il resto era una produzione di auto di livello medio basso. Nel 2017, dopo gli accordi sindacali e gli investimenti a Melfi, Cassino, Mirafiori la situazione si è capovolta: delle 751.884 vetture prodotte, le auto di fascia alta sono pari al 64% (479 mila) mentre il 36% risponde alla fascia bassa (pari a 272mila). Sono cambiate le tipologie di auto prodotte e sono cambiati i mercati, si è investito sulla fascia alta delle auto che ha riempito di lavoro gli stabilimenti italiani di auto vendute all’estero, ciò che non succedeva con i vecchi modelli. I bilanci della società sono passati da una situazione quasi fallimentare a forti guadagni. Tutto questo ci ha aiutato a ridurre l’impatto della cassa Integrazione, nel 2013 dei 56mila lavoratori il 27% usufruivano degli ammortizzatori sociali, oggi solamente la percentuale si è ridotta al 5% e si sino evitati licenziamenti e chiusura di stabilimenti . Anzi, sono stati assunti 1.000 lavoratori. Siamo riusciti dopo 19 anni a fare un premio di risultato legati andamento dell’azienda distribuendo più salario ai lavoratori. Oggi con la stessa determinazione con cui abbiamo difeso gli accordi sindacali che abbiamo firmato con Fim -Cisl che hanno portato gli investimenti, salvato l’occupazione e uno dei settori trainante della nostra economia, critichiamo l’eccessiva attenzione di Fca nell’ultimo anno agli aspetti finanziari, siamo nel 2018 e non sono ancora stati completati gli investimenti previsti nell’ultimo piano che avrebbero consentito la piena occupazione. La fine della produzione di Mito e Punto deve aprire alla produzione di altri modelli premium per creare occupazione. E poi serve uno sguardo che vada oltre, soprattutto occorre guardare al futuro delle auto autonome, ai motori ibridi ed elettrici. Tutti segmenti da sviluppare”.

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