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“Io, emozionato tutor di due minori stranieri, a giorni conoscerò i ragazzi che m’hanno affidato”

Quindici in Bergamasca, il primo è Roberto Bertoli, ex consigliere comunale.

Il primo tutor per minori stranieri nominato in Provincia di Bergamo (per precedenza puramente alfabetica) è Roberto Bertoli, ex consigliere comunale a Palafrizzoni: tra pochi giorni, conoscerà i due ragazzi che gli sono stati affidati e che risiedono in una delle comunità della Bergamasca

“Come consigliere a Bergamo per quindici anni ho vissuto in modo intenso l’arrivo dei primi migranti nella nostra città – spiega Bertoli – e dal 1993 mi sono occupato di cooperazione e relazione internazionale, prendendo parte a delegazioni umanitarie in Kosovo e Bosnia, vivendo e lavorando a lungo lì e, quindi, affrontando situazioni di emergenza che specialmente coinvolgevano giovani, come nella realtà di Srebrenica. Tutte queste esperienze hanno fatto nascere in me una forte empatia e sensibilità nei confronti di persone che hanno vissuto vite ai limiti dell’umano e della nostra immaginazione. Nel 2007 ho terminato la mia attività in Kosovo, ponendo fine alla delegazione bergamasca in quelle terre e ora, avvicinandomi ai 70 anni, mi sono chiesto quale poteva essere un modo per dare ancora il mio apporto in queste fasi di cambiamento che stanno coinvolgendo il nostro Paese. Nel corso di tutti i miei anni in Kosovo e in Bosnia non mi ero mai preso a carico una persona da seguire nel suo percorso di inserimento nella società italiana e la possibilità di potermi candidare a tutore volontario mi sembrava un importante modo per dare il mio contributo.”

La legge del 2017 prevede che ogni tutore designato si occupi di un numero massimo di tre minori. “Io sono il primo ad affrontare questa realtà e sono molto emozionato all’idea di conoscere i due giovani affidatemi. Avrò il compito di garantire i loro diritti, di accompagnarli nel loro percorso educativo, di vita e di inserimento nel nostro paese. Dovrò conquistare la loro fiducia, costruire un percorso di comprensione, conoscere la loro storia, capire quali sono le loro prospettive di vita, le loro scelte, di cosa hanno bisogno, chi saranno in futuro… Non sarà facile, certo. In Lombardia la maggior parte dei minori non accompagnati ha circa dai 15 anni in su: sono, quindi, piuttosto grandicelli e conquistare la loro fiducia e convincerli a confrontarsi e fidarsi di un perfetto sconosciuto sarà ancora più difficile. Specialmente perché questi ragazzi hanno sì 15 anni, ma sembra che siano molto più grandi: vengono da culture e da realtà che li hanno abituati (o costretti) a crescere presto, molto prima rispetto al processo di crescita a cui siamo abituati noi. Sono molto curioso e desideroso di conoscere le loro storie: sarà un arricchimento di vita reciproco.”

Non c’è storia che non nasca da altre storie. Non c’è vita che possa evitare di confrontarsi con altre forme di vita e non c’è relazione che non riesca a cambiarci profondamente, lasciando un po’ di sé e portandosi via un po’ di noi. Questa è la grande responsabilità della nostra vita e la prova evidente che dobbiamo fare del nostro meglio affinché l’incontro tra due anime sia unico e speciale.

“Sarà un percorso lungo, ma bisogna provarci. Non sono agitato, mi sento solo sereno e felice di intraprendere questa esperienza – conclude Bertoli – Frequentando il corso di formazione ho notato che c’è molta disponibilità a ricoprire questo ruolo, specialmente da parte dei più giovani. Quello che voglio dire è che più siamo meglio è: ora a Bergamo siamo in 15, ma puntiamo ad essere 100. Quindi, fate domanda, aprite gli occhi su questa realtà ancora troppo poco conosciuta, date la vostra disponibilità”.

In effetti c’è bisogno di almeno 1000 volontari in Lombardia che facciano da tutori ai minori stranieri non accompagnati (ad aprile 2017 sono stati censiti 1075 minori stranieri non accompagnati, a cui andrebbero aggiunti quelli presenti ma sconosciuti alle Prefetture e quelli in arrivo con i flussi migratori in corso): è una realtà di cui è necessario prendere coscienza con l’istituzione di nuove figure che possano occuparsene.

Il 7 aprile 2017 (l.n.47/2017) è stata firmata la legge nazionale che tratta delle “Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati”, di cui l’art.11 descrive la modalità tramite la quale ogni privato cittadino (che abbia compiuto il 25° anno di età), dopo aver superato la selezione, può ricoprire la carica di “tutore volontario.”

La procedura è finalizzata al reclutamento di volontari che si candidano a esercitare gratuitamente la responsabilità genitoriale per i minori già presenti o in ingresso sul territorio nazionale. Si tratta di cittadini che dovranno non solo farsi carico della rappresentanza giuridica ma promuovere anche una sorta di “genitorialità sociale” e di cittadinanza attiva, vigilare sul benessere psico-fisico del tutelato, amministrare l’eventuale patrimonio, seguire percorsi formativi, scolastici ma anche di ricongiungimento famigliare dei minori non accompagnati.

La Lombardia è la prima regione a dare seguito alla legge n.47/2017 e da pochissimi giorni sono giunte le nomine ufficiali di coloro che, in seguito ad un corso di formazione al Tribunale di Brescia e un colloquio di idoneità, sono stati selezionati come futuri tutori volontari di minori stranieri.

Sono 15 i privati cittadini, tra Bergamo città e provincia, che hanno ricevuto la nomina ufficiale – racconta Maria Carolina Marchesi, Assessore alla Politiche Sociali del Comune di Bergamo – e che ora sono in attesa di essere assegnati ai minori designati che attualmente vivono nelle comunità di accoglienza presenti in bergamasca. Sono 58 i minori che abitano in comunità e finora sono stati seguiti da tutti coloro che lavorano in queste realtà, con una ovvia e prevedibile dispersione delle attenzioni: la figura di un tutore garantirà un rapporto esclusivo con il ragazzo il quale sarà seguito e accompagnato nel proprio percorso scolastico e nel corso di tutto il proprio progetto di vita. È una figura che è diventata, ormai, necessaria e che aiuterà il minore a sentirsi meno solo, ad avere un appoggio costante per la costruzione non solo del suo presente, ma specialmente del suo futuro. Ci vorrà molto impegno da parte del tutore, specialmente per riuscire a creare un rapporto di fiducia, ma porterà alla costruzione di una grande ed importante relazione, per entrambi”.

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