Il particolare

Fumata bianca per Papa Giovanni XXIII, 60 anni fa a Sant’Omobono prima che a Roma

Per Stefano Frosio il passaggio di San Giovanni XXIII in Valle Imagna si intreccia con il ricordo del padre Dante, fotografo di Roncalli.

Per Stefano Frosio il passaggio di San Giovanni XXIII in Valle Imagna si intreccia con il ricordo del padre Dante, fotografo di Roncalli.

Nel pomeriggio di martedì 28 ottobre del 1958, alle 16,50, venne eletto al soglio di Pietro il Patriarca di Venezia Angelo Roncalli, ma la fumata bianca c’era già stata prima, di mattina, a Sant’Omobono Imagna. Dante Frosio intuì che Roncalli, lo stesso giorno, sarebbe stato eletto Papa.

“La fumata per l’elezione di Papa Giovanni XXIII – racconta Stefano Frosio ci fu qualche ora prima. Non a Roma ma a Sant’Omobono Imagna. Che Roncalli diventasse Papa lo intuì mio padre Dante. La mattina dello stesso giorno dell’elezione, con un gruppo di bambini, accese un braciere e una fumata bianca si alzò verso il cielo”.

Alle 16,50 dello stesso giorno (martedì 28 ottobre 1958), con 38 voti (3 più del quorum) venne eletto al soglio di Pietro il Patriarca di Venezia Angelo Roncalli, che scegliendo il nome di Giovanni XXIII compì la prima delle sue “rivoluzioni” rispetto alla tradizione: nessuno per sette secoli aveva osato chiamarsi con quel nome.

Una fotografia di Dante cristalliza quella storica giornata: dal camino di un stufa posta su un muretto sale, verso il cielo, una fumata bianca. Dietro una rete di recinzione lo sguardo, attento, incuriosito e sorridente di bambini con il grembiulino.

Quando Stefano Frosio ha saputo che la “Peregrinatio” di San Giovanni XXIII avrebbe toccato anche la Valle Imagna ha sparato, in cielo, i fuochi d’artificio. Per annunciarlo alle famiglie di Sant’Omobono Terme, per condividerlo con gli altri abitanti della Valle Imagna e perché dentro di lui è esplosa una gioia incontenibile.

fumata bianca papa giovanni XXIII

Il passaggio di Papa Roncalli in Valle Imagna è frutto di un lampo (proprio come fuochi d’artificio), della felice intuizione di Stefano e della determinazione della Valle Imagna. “Quando ho saputo che Papa Roncalli sarebbe tornato a Bergamo – racconta emozionato Stefano – ho chiesto al vescovo Beschi di intercedere, a Roma, affinché il Papa Buono potesse fermarsi anche al Santuario della Cornabusa”. E così domenica 27 maggio, San Giovanni XXIII, nel pomeriggio, passerà due ore nella grotta, santuario della Beata Vergine Maria della Cornabusa, a lui tanto cara. “Una grazia – secondo Frosio -, un miracolo. Ringrazio la sensibilità del nostro vescovo Beschi e l’umanità di Papa Francesco”.

Un momento per onorare la memoria di Papa Roncalli. La sua famiglia era di radici valdimagnine e questo ha reso forte l’attaccamento alla Madonna della Cornabusa che lo riteneva “il Santuario più bello che esista, perché non l’ha fatto la mano dell’uomo, ma Dio stesso”.

Per Stefano un momento per ricordare anche il padre Dante, fotografo del Cardinale Angelo Giovanni Roncalli.

Per la “peregrinatio” di San Giovanni XXIII alla Cornabusa, oltre a duecento girasoli fatti a mano, sono state realizzate tre cartoline commemorative, una medaglia realizzata dallo scultore Luigi Oldani in tiratura limitata che raffigura il Santo in cammino sul selciato delle antiche mulattiere di monte, un annullo filatelico e cinquemila bandiere con l’immagine di Papa Roncalli, inginocchiato di fronte alla Beata Vergine Maria della Cornabusa.

Papa Roncalli

“L’immagine – spiega Frosio – è ripresa da una foto di mio padre e ritrae l’allora Cardinale Angelo Giovanni Roncalli in un intenso momento di riflessione e di preghiera. La fotografia documenta la visita di Roncalli al santuario della Cornabusa”.

fumata bianca papa giovanni XXIII

Siamo nel 1958, di li a pochi mesi sarebbe stato eletto Pontefice. “Mio padre è riuscito a catturare un intenso momento di devozione ed a fissarlo nel tempo, con una fotografia. L’ha stampata e inserita nel suo servizio. La foto, tanto amata dallo stesso Roncalli, è diventata l’immagine rappresentativa di San Giovanni XXIII e della sua spontaneità”.

Dante Frosio è considerato, da tutti, il fotografo della Valle Imagna, un vero e proprio storico per immagini. Con una Moto Guzzi, un cagnolino sempre al suo fianco e un cappello nero calato sulla testa, per oltre quarant’anni, fotografando persone ha raccontando i luoghi della sua valle. Il patrimonio di migliaia di scatti sono custoditi e curati dai figli Damiano e Stefano, che hanno mantenuto l’attività fotografica in Sant’Omobono, gestendo con il resto della famiglia anche il Bar Ristorante Pizzeria “Fumata Bianca”. A ricordo della felice intuizione di papà Dante.

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