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La riflessione

“Papa Giovanni torna a casa: ma per noi giovani, chi è?”

"Le immagini della popolazione raggruppata lungo il Sentierone e il pensiero delle comunità, tra cui la mia, che si recheranno al santuario nei prossimi giorni, mi portano a chiedermi: per me, invece, chi è stato questo Papa?"

Mentre sto scrivendo tra la tranquillità delle mura domestiche, un grande personaggio della storia italiana e mondiale sta attraversando la sua terra natale per tornare anch’egli a casa: le spoglie di papa Giovanni XXIII che, nel festoso corteo dei cittadini e fedeli di Bergamo, stanno raggiungendo Sotto il Monte. Pur essendo da mesi a conoscenza di questo evento epocale, non mi sono mai interessata e nemmeno organizzata per parteciparvi poiché, da credente, ritengo che sia più un viaggio dai risvolti folcloristici e campanilistici tipici del nostro territorio, che non un ritorno simbolico alle umili origini religiose. Osservando le immagini, però, non riesco a smettere di pensare alla calorosa accoglienza dimostrata da così tante persone accomunate dall’orgoglio di accompagnare un pontefice rivoluzionario. Probabilmente dentro l’esteriorità di un avvenimento sfarzoso, c’è la gioia profonda dell’incontro e della condivisione di momenti intensi con altri cristiani, per sentirsi parte di un’unità di Fede più grande della piccolezza umana di ciascuno. Le immagini della popolazione raggruppata lungo il Sentierone e il pensiero delle comunità, tra cui la mia, che si recheranno al santuario nei prossimi giorni, mi portano a chiedermi: per me, invece, chi è stato questo Papa?

Defunto ben 33 anni prima della mia nascita, ma beatificato il giorno del mio quarto compleanno, è entrato nella mia vita da bambina, attraverso una videocassetta intitolata “Il Papa Buono” acquistata con il settimanale “Famiglia Cristiana”. Non ricordo il contenuto dell’intero filmato, ma riaffiora in me una scena che mi commuoveva molto. Vorrei rivederla, così, ritrovato il VHS, provo inutilmente ad inserirlo nel videoregistratore che ormai non funziona più. Avrei voluto guardarla in televisione per riviverla come allora, ma non potendolo fare, la cerco su YouTube.
Le immagini sono scure e ritraggono una sera buia in piazza san Pietro che, gremita, ascolta il messaggio del Pontefice: “Tornando a casa troverete i bambini, date una carezza ai vostri bambini e dite: «Questa è la carezza del papa!»” Riascoltando quelle parole, mi emoziono ancora. Ero una bimba che viveva in una famiglia cattolica ed ora, cresciuta e credente, rimango soprattutto colpita dall’intensità delle frasi seguenti, che non ricordavo più: “Troverete alcune lacrime da asciugare, dite una parola buona: «Il papa è con noi specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza!»”

Sono frasi tenere come una carezza di un Padre che si fa umile e si rivolge con amore ai fanciulli, per sfiorare con disponibilità e attenzione anche le fragili e nascoste debolezze degli adulti.
Non conosco molto di più dell’emblematica personalità che è stato nella Chiesa. Per me il Papa buono è proprio questo conforto amorevole e umile che mi ha perfino spinta, nel 2014 in occasione della sua canonizzazione, a partecipare ad un pellegrinaggio con la mia parrocchia. Iniziato alle porte di Bergamo, dopo la pausa notturna presso il Seminario, il nostro cammino è ripartito all’alba, diretti a Sotto il Monte. È stato fisicamente faticoso, ma viaggiare con uno scopo preciso accanto alle persone a cui vuoi bene è un’entusiasmante esperienza di conoscenza, di crescita, di vita ovvero di Fede… Forse, contrariamente al mio scetticismo, ciò sta accadendo anche in questi giorni?

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