La testimonianza

“Bergamo Pride, il vero protagonista è stato l’amore” fotogallery

Il 19 maggio è avvenuto un cambiamento e noi c’eravamo

La prima manifestazione pubblica di omosessuali in Italia ha luogo il 5 aprile 1972 a Sanremo, per protesta contro il “Congresso internazionale sulle devianze sessuali” organizzato dal Centro italiano di sessuologia, di ispirazione cattolica e questo già di per se è un ossimoro.

Ma perché il gay pride si continua a fare?

Ormai lo sanno tutti che gli omosessuali non sono più uomini e donne malati e pervertiti che vivono nascosti per paura di discriminazioni.

L’omosessualità adesso è accettata dalle istituzioni, gli omosessuali sul posto di lavoro non subiscono alcun tipo di discriminazione e negli spogliatoi di calcio, quando un giocatore è gay, nessuno si crea problemi. Le leggi gli sono state tutte riconosciute, sia quelle civili che quelle sociali; quei pochi contrari che ancora li discriminano sono sottoposti agli effetti di una legislatura rigida che prende una posizione contro l’omofobia.

Suona bene vero?

E invece no, quasi nulla di quello scritto sopra è vero.

Nelle menti delle persone sicuramente qualcosa è cambiato dal 5 aprile del ’72, l’ho capito sabato 19 maggio quando a Bergamo, città di conservatori e un po’ nascosta al mondo dalla nebbia invernale e dal carattere chiuso dei suoi cittadini, circa 10mila persone sono partite dal piazzale della Malpensata per cercar di far capire anche alle istituzioni che le cose sono cambiate: tanto è stato fatto, ma tanto altro deve ancora essere compiuto.

Come è cambiata la percezione dell’omosessualità è cambiata anche quella del gay pride: chi pensa che nel 2018 questa manifestazione sia organizzata solo per la comunità omosessuale rischia di cadere nell’errore.

Il 18 maggio le persone marciavano in nome dell’amore, quello profondo che viene raccontato solo dai poeti. Non solo quello carnale e fisico, o meglio, anche, ma era qualcosa di più quello che si poteva percepire, si trattava di quel sentimento di rispetto che tutti dovrebbero avere quando si guardano negli occhi, senza conoscersi e accettando a priori le differenze dell’altra persona.

Ma se c’è una cosa che tutti devono alla comunità LGBT è la forza rivoluzionaria che hanno avuto nel far capire al mondo intero cosa voglia dire essere sé stessi, nel bene e nel male, senza cercare di omologarsi per piacere ad altri. Per arrivare ad oggi, giorno in cui il gay pride non è più ad invito esclusivo della comunità LGBT: tanto è stato fatto, da uomini e donne che per anni si sono sentiti dire di essere sbagliati senza mai minimamente chinare il capo, continuando a prendere bastonate sulla schiena consapevoli però, di essere dalla parte dei giusti. Perché chi ama è dalla parte dei giusti sempre. E loro questo lo hanno sempre saputo.

Sabato pomeriggio a Bergamo, città da sempre legata alla curia e alle tradizioni religiose, il gay pride è cambiato, è diventata la manifestazione di chi si ama e si rispetta, senza distinzione di sesso. Il 19 maggio è avvenuto un cambiamento e noi c’eravamo.

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