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Tu, io e un palco: ad Orlando la performance contro il pregiudizio evento

L'incontro con l'altro è il tema della performance teatrale "iD- Performance per uno spettatore" che verrà rappresentata a Bergamo in occasione del festival culturale queer Orlando

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La nostra identità è legalmente definita da un documento che ne stabilisce le caratteristiche accettabili e ufficiali. Introdotta durante il ventennio fascista, la Carta d’Identità rientrava tra le “disposizioni relative alle persone pericolose per la società”. La sua principale funzione è rimasta quella di agevolare la Pubblica Sicurezza nell’immediata identificazione degli individui, ma è chiaro che, per sua natura, traccia delle linee generalizzate di definizione dei tipi umani, per forza di cose esigue e di superficie. Il limite dello strumento si impone, nel nostro paese, in più casi. Se parliamo di identità di genere, per chi non trova corrispondenza nel genere percepito come proprio e quello assegnato alla nascita il cambio nome sui documenti può avvenire di fatto solo dopo la riassegnazione chirurgica del sesso, per quanto la legge stabilisca altro.

Dietro quella fotografia, quel “nome e cognome” e “segni particolari” (che possono essere solo fisici), c’è molto di più: c’è una persona che porta dentro di sé complessità, meraviglie, scoperte ed emozioni che non possono essere inquadrate nella sezione “Connotati e contrassegni salienti”. Non ci definisce come identità né tanto meno è in grado di raccontare la nostra storia e i “segni particolari” di una persona che possiamo scoprire, solamente, conoscendola. È proprio l’incontro con l’altro, con lo straniero – inteso nel suo senso primario, di “diverso da me” – il tema fulcro della performance teatrale “iD- Performance per uno spettatore” ideata e creata dal gruppo teatrale romano Dynamis – con sede al Teatro Vascello – e che verrà rappresentata a Bergamo in occasione del festival culturale queer Orlando, in tre date: 18, 19 e 20 maggio, dalle 10.30 alle 19 ogni mezz’ora, all’Ex Ateneo in Città Alta (prenotazione obbligatoria a prenotazioni@orlandofestival.it – tel. 380 7775262)

“Si tratta di una performance per uno spettatore – ci racconta Andrea de Magistris, direttore artistico di Dynamis – vale a dire che nello spazio preposto allo spettacolo ci sarà solo uno spettatore in compagnia di un attore speciale. Niente pubblico, solo l’intimità tra due persone che non si conoscono e che si incontrano per la prima volta, e una voce fuori campo, la mia.”

La ricerca di Dynamis muove dallo studio delle dinamiche sceniche, sperimentando il superamento delle strutture teatrali abituali per privilegiare e codificare il potenziale situazionale insito nell’atto performativo. La decostruzione dei processi della messa in scena è mossa dall’obiettivo di esplorare un linguaggio performativo altro in potenziale e continua trasformazione. Le forme dell’indagine sono in perenne mutamento, quindi le drammaturgie devono tenere il passo a nuovi schemi teatrali che affondano le proprie radici negli umori del vissuto quotidiano.

“La nostra performance – continua Andrea – fa parte di quello che chiamiamo teatro contemporaneo, ma in realtà il nostro intento ha radici molto più antiche: noi vogliamo riscoprire il senso originario del teatro, vale a dire l’incontro. Già nel V secolo a.C., nell’antica Grecia, la rappresentazione teatrale era l’occasione per incontrare e conoscere le proprie emozioni più intime, nascoste, paurose che, grazie alla visione dello spettacolo, eravamo in grado di combattere in una vera e propria catarsi. La distanza tra attore e spettatore era minima e il pubblico era parte integrante dello spettacolo: noi, con la nostra performance, vogliamo ridurre questa distanza che oramai è sempre più grande e assordante. Ma non solo a teatro. La separazione che vi è tra le persone sembra insormontabile nella quotidianità e il tutto è amplificato dai social che diventano uno schermo dietro cui proteggerci e, allo stesso tempo, nasconderci.”

Un incontro al buio e segreto. Un appuntamento con noi stessi, con l’altro, con l’imbarazzo di aprirci con uno sconosciuto e rompere tutte le barriere che si contrappongono tra noi. Una performance dai tratti misteriosi, che non possiamo svelare per non rovinare la magia di conoscere, per la prima volta, una persona di cui non conosciamo la storia, i sogni, le paure e l’identità. Sarà un gioco, fatto di domande e di risposte per avvicinarsi sempre di più a quello Straniero e dargli dei contorni definiti che vadano oltre le apparenze.

“La nostra vuole essere una provocazione nei confronti dello spettatore esortandolo a rompere lo schermo che ci siamo costruiti fatto di pregiudizi – conclude Andrea – iD studia la percezione epidermica dell’imbarazzo, la reazione fisica ed emotiva di fronte un altro essere umano, un’istituzione, un contesto, che non riconosce la mia identità o mi identifica per un suo solo aspetto. Il meccanismo performativo, rivolto ad un solo spettatore alla volta, mette in relazione identità diverse per indagare il disagio causato dal pregiudizio verso lo straniero, inteso semanticamente come ciò che non si conosce, e si apre ad un più ampio interrogativo sulla definizione di identità individuale.”

 

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