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Foppolo e Valleve, ex sindaci senza casa: sequestrati gli immobili

L'azione del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, connessa al reato di truffa ai danni della Regione Lombardia contestato a Berera e Cattaneo

Ancora brutte notizie per gli ex sindaci di Foppolo e Valleve, Giuseppe Berera e Santo Cattaneo. Nei giorni scorsi il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bergamo ha eseguito un sequestro preventivo ai fini della confisca, ordinato dal Giudice per le indagini preliminari Massimiliano Magliacani, su richiesta della Procura, nei confronti di immobili e altri beni di proprietà degli ormai ex amministratori della Brembo Ski, la fallita società degli impianti dell’alta Valbrembana. Il valore totale dei beni sequestrati è in fase di accertamento da parte dell’Agenzia del Territorio.

L’operazione è legata al reato di truffa ai danni della Regione Lombardia contestato ai due ex sindaci. Dalle indagini, condotte dal Pm Gianluigi Dettori, è emerso come Berera e Cattaneo, definito nell’ordinanza del gip il suo “braccio destro”, avrebbero falsamente rendicontato spese ed investimenti per un valore complessivo di circa 16 milioni e mezzo di euro, percependo indebitamente contributi regionali per 3 milioni e 296 mila euro.

Nello specifico, all’ex sindaco di Foppolo è stato sequestrato il villino di montagna che guarda sul Municipio di via Moia (cointestato con la moglie Roberta Valota). Ma anche 7 appartamenti tra Foppolo e Santa Brigida, 22 magazzini, 2 autorimesse, 3 locali vuoti, 77 particelle catastali, circa 10 mila euro dai conti correnti e quote della società Corno Stella.

Al collega, Santo Cattaneo, sono state invece sequestrate l’abitazione di Valleve più altre 2 unità abitative, 2 autorimesse, 5 particelle catastali, 2 vecchie moto da trial e un’auto.

Una notizia che arriva a sole 48 ore di distanza dall’indicazione del tribunale del Riesame, che mercoledì 16 maggio ha ritenuto il carcere la misura cautelare più adeguata per gli ex sindaci (misura che sarà applicata nel momento in cui dovessero perdere il ricorso in Cassazione, già annunciato dall’avvocato Enrico Pelillo).

I giudici, inoltre, hanno ulteriormente aggravato il quadro delineato dal gip, che nell’ordinanza non aveva applicato misure su due capi d’imputazione: la turbativa d’asta e la concussione ai danni dell’imprenditore Franco Quarti.

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