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Movimento LGBT Bergamo: “Siamo stati discriminati, ora pronti per il Gay Pride”

La nostra città ha un movimento LGBT sempre più grande e attivo e che con il Gay Pride vuole mostrare alla città tutto il suo impegno nell'educare alle differenze

Sabato 19 ci sarà a Bergamo il primo Gay Pride della città: una data storica che si prefigge lo scopo di educare alle differenze per combattere l’odio che si sta diffondendo non solo nella nostra provincia, ma in tutta Italia. La data scelta per l’evento si inserisce all’interno della settimana dedicata alla battaglia quotidiana di omosessuali, bisessuali e transgender per conquistare la libertà di essere sé stessi: una settimana che culmina in giovedì 17 maggio, giornata mondiale contro l’omofobia.

È una battaglia, sì, perché essere gay ai giorni nostri è ancora una realtà difficile da accettare, condividere, raccontare, a causa dei numerosi pregiudizi che ancora esistono e che rendono (quasi) impossibile vivere liberamente la propria sfera affettiva. Vivere in provincia da gay, o lesbiche, è ancora difficile per molti: a metà gennaio, a Noto, una ragazza ha denunciato la madre che aveva minacciato di sfregiarla con l’acido per mettere fine alla sua relazione con un’altra donna. E ci sono molte altre storie come queste. Forse per questo, la provincia italiana è il luogo dove sta nascendo una nuova generazione di attivisti LGBT, spesso giovanissimi: se l’associazionismo è generalmente in crisi, quello LGBT nelle piccole città non è mai stato meglio di oggi. È così per la nostra città che ha un movimento LGBT sempre più grande e attivo con manifestazioni, eventi, collaborazioni e che con il Gay Pride vuole mostrare alla città tutto il suo impegno nell’educare ad accogliere le differenze, intese come fondamento e ricchezza della nostra società civile: abbiamo intervistato Laura Liverani di Bergamo Contro L’Omofobia, per conoscere la realtà del movimento e i messaggi che vuole diffondere.

Qual è la realtà del movimento LGBT a Bergamo: da quanto è attivo? Quante persone coinvolge?
Il movimento LGBTQ+ bergamasco è attivo da una decina di anni. Si divide in varie associazioni, gruppi informali e collettivi che operano sul territorio coinvolgendo circa un centinaio di persone, che spaziano per genere e età in base al tipo di organizzazione e al suo target. Associazioni come Bergamo contro l’omofobia si rivolgono prevalentemente ai giovani tra i 16 e i 30 anni, LesbichexBergamo coinvolge invece gruppi di donne più adulte, così come il festival culturale Orlando, indirizzato a un pubblico che va dai giovanissimi, soprattutto grazie ai suoi laboratori, fino ai più adulti e agli over 50.

Ci sono mai state difficoltà o limitazioni alle iniziative per vie di pregiudizi radicati?
Inizialmente purtroppo sì. Bergamo si è spesso dimostrata una città poco accogliente nei confronti delle minoranze. In passato le associazioni hanno ricevuto decine di richieste di aiuto, che avevano in comune la paura di fare coming out o di mostrare se stessi/e ai propri familiari e amici e alla società. E l’assenza di una risposta politica e di una tutela giuridica hanno peggiorato sensibilmente la situazione.
La giunta Tentorio decise di censurare una mostra di baci etero e LGBTQ, che aveva lo scopo di sensibilizzare la cittadinanza in merito ai temi legati a orientamento sessuale e identità di genere, definendola indecorosa e potenzialmente disturbante. Tanta acqua è passata sotto i ponti da quel momento, tante persone si sono impegnate affinché questa percezione dell’omosessualità e del transgenderismo cambiassero e la collaborazione con le istituzioni è stata capillare, il dialogo è sempre stato aperto e continua ad esserlo. Eppure gruppi omo-transfobici si sono ritrovati per anni in piazza, nel pieno centro di Bergamo, per manifestare contro le coppie e le famiglie LGBTQ, con il pieno sostegno di partiti di estrema destra.

Qual è lo scopo del movimento? Quale messaggio si prefigge di diffondere?
Direi che lo scopo ultimo del movimento è quello di sensibilizzare i cittadini sul tema dei diritti civili e della libertà di poter manifestare il proprio amore liberamente, senza aver paura di essere insultati o aggrediti. Inoltre, il movimento si prefigge di ostacolare crimini e discorsi d’odio attraverso l’educazione alle differenze, oltre le maschere dell’ipocrisia e di una tolleranza di facciata. Bergamo contro l’omofobia e Orlando, per esempio, da anni incontrano gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado proprio per diffondere una cultura del rispetto, del dialogo e della valorizzazione delle differenze, con il sostegno dei collettivi studenteschi e dei tanti professori che decidono di sostenere l’idea di una formazione inclusiva. In ultimo, è sempre più impellente il bisogno di una tutela giuridica completa che protegga le famiglie LGBTQ e i diritti delle persone transgender, ancora emarginate dalla società, soprattutto in campo lavorativo.

Cosa significa e cosa porterà a Bergamo il primo Gay Pride della città? È sintomo del cambiamento in atto?
Il primo Pride cittadino porterà a Bergamo tutte quelle differenze e tutte quelle persone che fino ad oggi hanno indossato una maschera, nascondendosi dietro alla paura di essere diverse e per questo non accettate. Bergamo Pride si costituisce come spazio aperto a cui tutta la cittadinanza è invitata a partecipare a sostegno delle libertà fondamentali dell’individuo, contro ogni forma di omo-transfobia, razzismo, sessismo e neofascismo. Credo che questo Pride sia sintomo del cambiamento in atto e sua diretta conseguenza: è stato fortemente richiesto e voluto e sta, forse inaspettatamente, raccogliendo moltissimo consenso, come dimostrano le centinaia di adesioni pervenute da parte delle più disparate organizzazioni del territorio, non solo bergamasco, ma anche bresciano e milanese. Inoltre, Bergamo Pride sta costruendo una rete di senso e contenuto che coinvolge anche i commercianti, affinché siano i nostri corpi e le nostre identità a creare una città sicura e vivibile da tutti e da tutte, con il sostegno di chi si è schierato apertamente dalla parte dei diritti rifiutando nel proprio esercizio commerciale l’ingresso delle discriminazioni.

Oltre al Pride, quali sono le attività e iniziative promosse dal movimento LGBT?
Come già accennato, Bergamo contro l’omofobia parla ai giovani e alle nuove generazioni, occupandosi prevalentemente di educazione alle differenze nelle scuole. A questo proposito, Bergamo Pride ha organizzato un evento previsto per il 7 giugno in cui Bergamo contro l’omofobia, Orlando, Scosse e Progetto Alice, le due associazioni che da anni organizzano il festival nazionale “Educare alle differenze”, si incontreranno per discutere di buone prassi formative mirate all’abbattimento delle barriere dettate dai pregiudizi. Rete Lenford – Avvocatura per i diritti lgbti svolge invece un lavoro capillare e fondamentale dal punto di vista giuridico, offrendo assistenza legale a chi ha subito discriminazioni e supporto legale per il riconoscimento delle famiglie LGBTQ. Orlando si costituisce come punto di riferimento culturale per la diffusione della cultura LGBTQ, regalando alla città un calendario ricco di eventi teatrali e cinematografici. LesbichexxBergamo e Arcilesbica Libera Bergamo si rivolgono prevalentemente alle donne lesbiche, costituendosi come gruppi di ascolto e sostegno. I collettivi autonomi si occupano di diffondere la cultura queer, mentre Arcigay Bergamo Cives si rivolge al mondo dello sport e sensibilizza sul tema delle malattie sessualmente trasmissibili.

Nel tuo ruolo svolto a Bergamo contro l’omofobia, avrai conosciuto molte storie: c’è una storia personale che ti ha particolarmente colpito per ciò che può comunicare?
Devo dire che mi hanno colpito le storie a lieto fine. In particolar modo quelle di tre ragazze che, spaventate dal giudizio della propria famiglia e della società, hanno vissuto gran parte della loro vita nell’ombra, fingendo di essere quello che non erano. Dopo averle incontrate di nuovo a distanza di anni, ho trovato due persone completamente cambiate: orgogliose del loro – talvolta impervio – percorso, oggi vivono il loro orientamento sessuale alla luce del sole, tenendo per mano per strada le loro compagne.

Se dovessi scegliere una frase o una citazione ispiratrice per il futuro del movimento LGBT, quale potrebbe essere?
Le frasi che mi vengono in mente sono due. La prima è uno degli slogan scelti per Bergamo Pride: “giù la maschera!”, perché credo che il percorso di smascheramento delle paure e delle fragilità da una parte, e dell’ipocrisia dall’altra, sia al centro di un percorso importante e costruttivo, affinché ogni pregiudizio possa decadere a favore del dialogo faccia a faccia, dei rapporti umani e della conoscenza reciproca oltre ogni barriera, oltre ogni maschera che scegliamo di indossare. L’altra è una citazione di Saleem Haddad, che trovo saggia e illuminante e che forse si lega perfettamente al precedente: “Non appena un limite viene tracciato diventa necessario oltrepassarlo, se non altro per assicurarsi che non metta radici, che non finisca con il dominarci per un’altra eternità.”

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