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Acqua filtrata contro la plastica: la sfida di Brita, con sede italiana a Grassobbio video

La multinazionale tedesca leader di mercato nel settore del trattamento dell'acqua potabile ha la sua sede italiana a Grassobbio: la sua è una sfida culturale nel nome della praticità e della sostenibilità ambientale.

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La sfida è di quelle epocali perchè cambiare le abitudini dei consumatori italiani non è impresa per la quale basta uno schiocco di dita: BRITA, multinazionale tedesca di proprietà della famiglia Hankammer da 500 milioni di fatturato (di cui 16 in Italia, dato 2017) con sede italiana a Grassobbio, si candida a sostituire con i propri prodotti l’acqua in bottiglia.

lorenzo sarvello

Leader a livello mondiale nel settore dell’ottimizzazione dell’acqua potabile, BRITA ha da sempre un forte legame con il territorio bergamasco: dai primi anni 2000 a Lallio, poi a Dalmine, Pedrengo e dal 2014 a Grassobbio.

Una presenza fisica che va di pari passo con un’affinità valoriale: “Siamo un’azienda globale che nasce in Germania come attività familiare e che ha mantenuto questo aspetto umano – sottolinea con piacere Lorenzo Sarvello, direttore generale e amministratore delegato di BRITA Italia – E in questo ricordiamo molto Bergamo, realtà vicina a un polo internazionale come Milano ma che ha mantenuto una qualità della vita e una redditività molto buona”.

Lorenzo Sarvello

BRITA lavora fondamentalmente su due divisioni, una consumer e una professional che copre tutto il settore coffee e vending machine che, anche in questo specifico caso, trova in Bergamo uno snodo strategico: ma, più in generale, l’Italia, che non può rinunciare al caffè, rappresenta un po’ l’eccezione nella galassia BRITA dove solitamente il lato consumer prevale in maniera netta sul settore professional con un rapporto di forza di circa il 70%-30% che si ribalta in un 45%-55% nel nostro Paese.

Il legame con il territorio è testimoniato anche dalla carta d’identità dei dipendenti, una quarantina in tutto e per la stragrande maggioranza originari della Bergamasca: “Prossimamente una società che fa riferimento alla capogruppo BRITA GmbH si trasferirà da Savona a Gallarate ma noi, come BRITA Italia, non abbiamo alcuna intenzione di sradicarci da Bergamo – evidenzia Sarvello – Abbiamo una fidelizzazione molto alta, grazie anche a una politica aziendale molto attenta alle esigenze dei dipendenti e alla loro necessità di conciliare alla perfezione vita privata e vita lavorativa”.

La sede italiana di Grassobbio si occupa di commercializzazione, marketing, vendite, formazione e anche customer care, con un piccolo servizio consumatori al suo interno, e ha accolto la grande sfida di stampo culturale sulle modalità di consumo dell’acqua: “Abbiamo bisogno di fare vera e propria education a livello italiano – continua Sarvello – Anche la Commissione Europea ha dato una direttiva sulla riduzione del consumo di plastica e noi siamo molto attenti a questo aspetto ambientale e di sostenibilità: le nostre soluzioni sono perfettamente da economia circolare perchè evitano la produzione eccessiva di rifiuti in plastica. Un problema che in Italia è anche più sentito se pensiamo che il nostro Paese è primo in Europa e secondo solo al Messico nel mondo per consumo di acqua in bottiglia, con circa 211 litri pro capite all’anno di cui il 65% in contenitori di plastica. Vogliamo cambiare le abitudini del consumatore in modo sostenibile: l’acqua che scende dai nostri rubinetti è buona e pulita, ha solo bisogno di essere ottimizzata. Invece spesso passa l’idea contraria, con una fiducia incondizionata a quella nelle bottiglie di plastica”.

Dal vantaggio ambientale a quello economico: la soluzione più diffusa è la caraffa BRITA che in un anno costa meno di 100 euro, compresi i 20 di spesa per l’accessorio e i 5-6 mensili per il filtro, ma a disposizione del cliente ci sono anche un sistema filtrante “on tap” da applicare direttamente al rubinetto e un filtro con miscelatore a tre vie da posizionare sotto al rubinetto con filtro della durata di sei mesi.

“Offriamo vantaggi a livello di praticità della vita, di impatto ambientale, di risparmio economico e anche di gusto dell’acqua – conclude l’amministratore delegato – L’Italia è un Paese attento su ognuno di questi parametri e ha già dimostrato di essere disposto ad accettare soluzioni diverse da quella della classica bottiglia d’acqua”.

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