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Ubi Banca, 117 milioni di utili in tre mesi - BergamoNews
La trimestrale

Ubi Banca, 117 milioni di utili in tre mesi

Il Consiglio di Gestione di Unione di Banche Italiane Spa (UBI Banca) ha approvato i risultati consolidati del primo trimestre del 2018.

L’andamento economico del Gruppo

Nota metodologica
I risultati consolidati del Gruppo UBI includono, a partire dal 1 aprile 2017, le 3 Banche recentemente acquisite. A causa della differenza di perimetro, non è quindi significativo il raffronto del 1 trimestre 2018 con il 1 trimestre 2017. Per contro, risulta più significativo – seppur influenzato dall’introduzione dell’IFRS9 nel 2018, che impatta soprattutto sulle voci relative al margine d’interesse e alle rettifiche su crediti – il confronto congiunturale trimestrale a perimetro omogeneo.

Il primo trimestre 2018 (che recepisce la prima applicazione dell’IFRS9 negli schemi del 5° aggiornamento, datato 22/12/2017, della Circolare Banca d’Italia n. 262/2005, applicabile a partire dall’1/1/2018) viene quindi raffrontato con il 4 trimestre 2017 (ancora in vigenza dello IAS39, ma riesposto per tener conto delle nuove classificazioni introdotte dal 5° aggiornamento della Circolare Banca d’Italia sopra citata).

I risultati economici del 1trim2018 rispetto al 4trim2017
Il primo trimestre del 2018 si è chiuso con un utile netto di 117,7 milioni di euro rispetto ai -11,9 milioni registrati nel 4 trimestre 2017.
Al netto delle componenti non ricorrenti, l’utile netto del 1 trimestre del 2018 si è attestato a 121 milioni di euro, in significativa crescita rispetto ai 21,4 del 4 trimestre 2017.
Il 1 trimestre dell’anno è stato caratterizzato:
– dalla conferma, per il 3° trimestre consecutivo, dell’andamento positivo del margine d’interesse generato dall’attività di intermediazione con la clientela
– dalla sostenuta ripresa delle commissioni collegate all’attività di collocamento prodotti di risparmio gestito e assicurativi, attività che nel 4 trimestre era stata impattata dai lavori per l’integrazione – sia informatica che operativa – delle 3 Banche acquisite e dalla complessiva riorganizzazione commerciale del Gruppo
– dall’ulteriore contrazione degli oneri operativi, nonostante l’inclusione nel primo trimestre 2018 del consueto contributo stimato al Fondo di Risoluzione (34,2 milioni), non presente nel 4 trimestre 2017 (che includeva solo 8,1 milioni di adeguamento del contributo al Fondo Tutela Depositi)
– dalla significativa riduzione del costo del credito, che include ulteriori rettifiche emerse a conclusione dell’ispezione da parte di BCE sul portafoglio crediti Imprese del Gruppo, in bonis e non, terminata operativamente a fine febbraio 2018.

Nel dettaglio, i proventi operativi del 1 trimestre del 2018 si sono attestati a 925,1 milioni di euro rispetto ai 983,2 milioni del 4 trimestre 2017, che peraltro includevano la contabilizzazione – effettuata a fine anno, a seguito del conseguimento dei parametri di crescita prescritti sul perimetro di impieghi di riferimento – di tutto il beneficio TLTRO2 pari a 68,8 milioni (di cui oltre 56 milioni relativi al 2016 e ai primi tre trimestri del 2017).
Nell’ambito dei proventi operativi, il margine d’interesse in regime di IFRS9 si è attestato a 437,8 milioni (420,8 milioni al netto dell’effetto IFRS9 e 408,2 al netto dell’effetto IFRS9 e del TLTRO2)., mentre totalizzava 478,9 milioni nel 4 trimestre 2017, contabilizzati in base allo IAS39 (circa 422,7 includendo il TLTRO 410,1 al netto del TLTRO2 iscritto per 68,8 milioni nel 4trim2017, riferito al 2016 e al 2017).

Nell’ambito dei risultati:
– al netto degli impatti propri dell’applicazione dell’IFRS95, il margine derivante dall’attività di intermediazione creditizia con la clientela ha confermato il trend di crescita progressiva, passando a
circa 380 milioni nel 1trim2018 dai 376,6 del 4trim2017. Si conferma la riduzione del costo del funding, con un mark down rispetto all’Euribor 1 mese sceso a -72 punti base nel 1trim2018 (era -77pb nel 4trim2017), consentendo allo spread di risalire a 1706 pb nel 1trim2018 (rispetto ai 166 del 4trim2017) nonostante la presenza di pressione sul mark up.
– il contributo delle attività finanziarie è diminuito a circa 39 milioni (la contribuzione era di circa 45 milioni nel 4 trim2017) per effetto dell’ulteriore riduzione, rispetto a inizio 2018, del portafoglio titoli di Stato italiani, sceso di circa 1 miliardo (a 10,4 miliardi) nell’ambito della politica di diversificazione del portafoglio di proprietà della Banca
– l’apporto al margine d’interesse dell’attività sull’interbancario, che comprende il TLTRO2, si attesta nel 1trim2018 a 1,7 milioni dai precedenti 57,7, che comprendevano tra l’altro l’intero beneficio di 68,8 milioni del TLTRO2 contabilizzato a fine 2017, relativo sia al 2016 che al 2017.

Si conferma positivo, come previsto, l’andamento delle commissioni nette nel primo trimestre dell’anno. Le commissioni nette sono infatti cresciute a 407,3 milioni, +3,1% rispetto ai 395 milioni del 4trim2017, recuperando il rallentamento commerciale legato alle attività di integrazione delle Banche acquisite e alla riorganizzazione commerciale svoltesi nel 4trim2017. Particolarmente rilevanti rispetto al 4trim2017 i risultati dell’attività relativa al comparto titoli (+8,5%), che rappresentano circa il 57% del totale commissioni, mentre l’attività bancaria tradizionale ha registrato la consueta stagionalità (-3,2%).
Il risultato dell’attività di negoziazione e copertura si è attestato a 33,7 milioni, per la maggior parte riconducibili alla compravendita di titoli, e si confronta con i 67,5 milioni conseguiti nel 4trim2017, che comprendevano, nell’ambito del risultato della negoziazione, la valorizzazione di opzioni sul portafoglio partecipativo del Gruppo per 62,7 milioni di euro.
Si conferma solido il risultato della gestione assicurativa, riferito alle società apportate al Gruppo dalla ex Banca Tirrenica, in crescita a 5,5 milioni nel 1trim2018 rispetto ai 3,7 milioni conseguiti nel 4trim2017.
Il continuo controllo dei costi si è riflesso positivamente sugli oneri operativi, scesi del 2,3% a 623,1 milioni nel 1trim2018 rispetto ai 637,5 del 4trim2017, nonostante l’inclusione nel 1trim2018 del
consueto contributo stimato al Fondo di Risoluzione (34,2 milioni), non presente nel 4 trimestre 2017 (che includeva solo 8,1 milioni di adeguamento del contributo al Fondo Tutela Depositi).
Tutte le voci di costo hanno riportato una riduzione. In particolare:

 le spese per il personale ammontano a 375,5 milioni (-2,3% vs 384,3 nel 4trim2017) e hanno potuto beneficiare, tra l’altro, di una riduzione nel periodo di 316 risorse medie rispetto al 4trim2017 in relazione agli accordi sindacali del 2017;
 le altre spese amministrative si sono ridotte dell’1,8%, passando a 205,9 milioni dai precedenti 209. Tale positivo andamento risulta ulteriormente enfatizzato se i due periodi vengono nettati dai contributi ai Fondi sistemici (34,2 milioni nel1trim2018 e 8,1 milioni nel 4trim2017), portando la riduzione delle spese operative proprie del Gruppo a circa -15%. Gli ammortamenti risultano
sostanzialmente stabili a 41,6 milioni (dai precedenti 43,5).
Nel primo trimestre dell’anno sono state iscritte rettifiche di valore nette per deterioramento crediti verso la clientela per 117,7 milioni di euro, configurando un costo del rischio annualizzato di 51 punti base. Tale importo recepisce da un lato ulteriori rettifiche emerse a conclusione dell’ispezione da parte di BCE sul portafoglio crediti Imprese del Gruppo, in bonis e non, terminata operativamente a fine febbraio 2018; dall’altro beneficia di un rilascio di rettifiche collettive per circa 48 milioni, derivanti da affinamenti nella metodologia di determinazione, conseguenti l’implementazione dei parametri del Model Change autorizzato a fine marzo 2018.

Nonostante il rilascio delle collettive, la copertura dei crediti in bonis del Gruppo risulta elevata e pari allo 0,67%.
L’importo delle rettifiche del 1trim2018 si raffronta con i 310,7 milioni8 contabilizzati nel 4trim2017, che, assieme alla consueta stagionalità, recepivano la maggior parte dell’impatto dell’ispezione di cui sopra.
Le imposte stimate per il 1trim2018 ammontano a 61,4 milioni, configurando un tax rate del 32,57%. In conseguenza della deducibilità fiscale completa degli impatti di FTA sull’utile 2018, si stima che non si configureranno nel corrente esercizio i presupposti per la rilevazione contabile delle attività fiscali sulle perdite degli esercizi pregressi delle 3 Banche acquisite.

Infine, al netto di imposte e terzi, il primo trimestre dell’anno ha registrato oneri non ricorrenti relativi al Piano Industriale per circa 3,5 milioni, mentre nel 4 trim2017 erano stati contabilizzati  oneri una tantum per complessivi 52,6 milioni (37,5 in relazione a Piani per incentivi all’esodo), parzialmente compensati da un’integrazione positiva di 24,6 milioni ascrivibili al badwill derivante dall’operazione di acquisizione delle 3 Banche.

Al 31 marzo 2018, la raccolta diretta del Gruppo ammonta a 94,2 miliardi, e risulta sostanzialmente stabile rispetto ai 94,4 miliardi registrati all’1.1.2018, ma con un’evoluzione diversificata degli
aggregati:
– scende la raccolta diretta da clientela ordinaria a 78,6 miliardi (dagli 80,4 registrati l’1.1.2018) per effetto di una ricomposizione virtuosa che vede la raccolta meno onerosa a vista (conti correnti e depositi) crescere ancora a 64,6 miliardi (dai 64,3 dell’1.1.2018) mentre si riducono le obbligazioni collocate sulla clientela captive (-1,4 miliardi a 9,5 miliardi), non sostituite anche nel contesto della normativa sul bail-in, i depositi a scadenza e residuali forme tecniche (-0,5 miliardi a 3,6 miliardi) e i certificati di deposito (-0,3 miliardi a 0,9 miliardi), liberando liquidità progressivamente reinvestita in prodotti di risparmio gestito.
– come previsto dal Piano Industriale, la riduzione programmata di alcune poste della raccolta diretta da clientela ordinaria è stata compensata dalle emissioni effettuate sui mercati internazionali, che hanno portato la raccolta istituzionale a 15,6 miliardi dai 14 dell’1.1.201811.
La raccolta indiretta si conferma in crescita a 97,7 miliardi dai 96,5 dell’1.1.2018:
– il risparmio gestito in senso stretto cresce a 44,1 miliardi dai precedenti 43,8. La crescita sarebbe molto più marcata se non fosse stata corretta dall’effetto performance negativo verificatosi nel trimestre (circa €900 milioni);
– la raccolta assicurativa si attesta a 22,8 miliardi (+5,3% rispetto all’1.1.2018);
– la raccolta amministrata ammonta a 30,8 miliardi (era 31 all’1.1.2018).

Con valuta 29 marzo 2017, l’esposizione del Gruppo verso la BCE a titolo di TLTRO2 è salita a 12,5 miliardi di euro, dai 10 miliardi ottenuti a giugno 2016. Il profilo di scadenza contrattuale di tale
esposizione TLTRO2, iscritta tra i “Debiti verso Banche” e quindi non inclusa nella raccolta diretta, prevede il rimborso di 10 miliardi a giugno 2020 e 2,5 miliardi a marzo 2021.
Il Gruppo continua a beneficiare della solida posizione di liquidità, con indici (Net Stable Funding Ratio e Liquidity Coverage Ratio) costantemente superiori a 1, e uno stock di attività stanziabili
complessivamente pari, al 31 marzo 2018, a 30 miliardi di euro (di cui 15,5 disponibili) già al netto degli haircut, e inclusi 5,3 miliardi di liquidità depositata presso la BCE .
Le attività finanziarie12 del Gruppo si sono ulteriormente ridotte nel 1trim2018, raggiungendo al 31 marzo una consistenza di 16,9 miliardi di euro (17,1 all’1.1.2018), di cui 10,4 miliardi relativi a titoli di stato italiani (11,4 all’1.1.2018).

Il patrimonio netto consolidato del Gruppo UBI Banca
IFRS9: First Time Adoption all’1.1.2018
Nell’ambito del progetto di transizione al nuovo principio contabile internazionale IFRS9, sono stati identificati gli impatti definitivi della cosiddetta First Time Adoption, afferenti:
 la classificazione degli strumenti finanziari in coerenza con il Business Model del Gruppo UBI,
 l’applicazione delle previsioni in materia di modifiche contrattuali (cd “Modification & Derecognition Accounting”), e
 l’impairment sugli strumenti finanziari (crediti in bonis, crediti deteriorati, titoli di debito, garanzie finanziarie e impegni).
Gli impatti più significativi si riferiscono all’impairment dei crediti in bonis e deteriorati che, per questi ultimi, recepiscono anche l’inclusione di scenari prospettici di vendita su un portafoglio identificato di crediti lordi a cui è stata associata una probabilità di cessione elevata, al fine di accelerare il raggiungimento di un ratio di crediti deteriorati lordi inferiore al 10% a cavallo tra il 2019 e il 2020, in funzione delle condizioni di mercato.
L’impatto negativo definitivo sul patrimonio netto contabile della FTA dell’IFRS 9 determinata al 1 gennaio 2018, pari a euro 787 milioni, risulta inferiore di circa 143 milioni rispetto alle prime stime prudenziali di 930 milioni fornite nel comunicato stampa del 9/02/2018 sostanzialmente per effetto de:
– l’iscrizione di attività fiscali correnti sugli impatti deducibili di FTA, utilizzabili nel 2018 (80 milioni), sulla base delle disposizioni del Decreto Fiscale IFRS9
– per la differenza (63 milioni), in prevalenza dovuta all’affinamento degli impatti relativi allo stage 3.

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