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Opuscolo razzista nella scuola di Treviglio, il sindaco: “Mai state discriminazioni”

Imeri: "Lo stesso opuscolo è stato distribuito in migliaia di copie in altre scuole di province e regioni diverse, ma la questione non è mai stata evidenziata"

“L’opuscolo è stato distribuito in altri paesi, ma la questione non era mai stata evidenziata. Noi, invece, ci mettiamo la faccia, perché siamo un’amministrazione di buonsenso”. Il sindaco di Treviglio Juri Imeri (Lega) interviene sulla polemica divampata mercoledì 9 maggio in seguito a una frase che lega la tolleranza dell’alcol al concetto di razza, stampata su un libretto destinato agli alunni della Scuola Secondaria di primo grado di Treviglio.

Il caso è scoppiato quando, durante la presentazione del progetto patrocinato dal comune di Treviglio, è stata fatta notare la frase in questione. Una frase che ha spinto l’Amministrazione comunale a chiedere la ristampa con lo stralcio della parte “incriminata”.

La questione ha sollevato un grande eco mediatico, arrivando fino ai quotidiani nazionali. Il primo cittadino ha così voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa, soprattutto verso chi ha colpevolizzato il Comune per quanto successo, spiegando come “lo stesso opuscolo sia stato distribuito in migliaia di copie in altre scuole di province e regioni diverse, ma la questione non è mai stata evidenziata”.

A quanto pare, lo stesso libretto, con le opportune modifiche grafiche e pubblicitarie, sarebbe stato distribuito dalla società realizzatrice anche in altri paesi, bergamaschi e non solo: “Sono moltissimi i Comuni – come riporta il sito della società, ndr – che hanno dato il sostegno all’iniziativa – scrive Imeri -. Sparare contro l’Amministrazione di Treviglio vorrebbe dire fare polemica con tutte le Amministrazioni, di ogni colore politico, che hanno promosso questa campagna di educazione stradale. E credo che non sarebbe serio, perché è evidente che se fino a oggi nessun sindaco, assessore, professore, genitore ha segnalato la questione è perché è stata inquadrata come ‘cosa inopportuna’, senza alcun retropensiero”.

Insomma, Imeri rimanda al mittente le accuse, affermando che la sua è “un’amministrazione attenta a ogni dinamica che riguarda i giovani, il sociale, il rispetto, l’educazione civica e le pari opportunità”.

Da Bergamo, l’amministrazione fa sapere che già da un anno avrebbe stato chiesto di modificare il testo della frase incriminata, sollecitando a sostituire la parola “razza” con la parola “etnia”, e cambiando radicalmente il concetto dell’intera frase.

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