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Stefano, lo sposo dell’Albero degli zoccoli: “Incontrai Olmi e lo cacciai”

Franco Pilenga e altri trevigliesi che conobbero il maestro quando girava il suo film culto, raccontano il regista scomparso.

Ermanno Olmi e Treviglio, un legame indissolubile che in queste ore tristi si è fatto ancora più forte. L’amore del regista bergamasco verso la capitale della Bassa è cosa nota, così come è famoso il profondo affetto che tutti i trevigliesi hanno da sempre verso il “loro” regista, mai perso di vista e sentito vicino proprio per il suo stile pacato, semplice, fatto di dettagli e di piccole cose.

franco pilenga

L’Albero degli Zoccoli – che proprio quest’anno celebra i 40 anni – da tutti è ritenuto il suo capolavoro indiscusso: un film che racconta la vita umile e semplice di quella Bassa contadina di cui Olmi ha fatto parte e che ha vissuto in prima persona, forgiandolo nel corpo e nello spirito. Una dedizione per il lavoro e la vita campestre che il regista, nato a Bergamo, e poi trasferitosi a Treviglio, ha saputo infondere nel suo film culto, anche grazie ad attori non professionisti – molti dei quali trevigliesi -, raccolti “sul campo”, che hanno saputo trasmettere tutta l’intensità e la durezza dell’esistenza in questo scorcio di pianura alla fine dell’800, mostrando allo stesso tempo quella semplicità e quella dolcezza che è alla base di tutte le produzioni di Olmi.

A ricordare lo scomparso regista proprio uno dei “suoi attori”, Franco Pilenga – nel film Stefano, lo sposo – che racconta del primo incontro con il cineasta orobico: “La prima volta che lo incontrai non lo riconobbi – scherza Pilenga – ammetto che non lo conoscevo. Io mi dilettavo a recitare in produzioni locali e quella volta stavamo provando una recita all’oratorio di Castel Cerreto, frazione di Treviglio. Lui entrò perché stava effettuando dei casting sul territorio e io lo cacciai fuori – ride – non volevo che nessuno disturbasse le nostre prove. Olmi con grande umiltà uscì e aspettò fino alla fine delle nostre performance. Una volta finite entrò in oratorio e si presentò: da li iniziò la nostra avventura”.

Un racconto non privo di commozione quello di Pilenga, che ricorda Olmi come “una persona squisita, che non dimenticherà mai”, una persona che “era in grado di emozionarsi anche solo guardando crescere il suo piccolo orticello di cui ne andava fiero”. Parole queste a cui fanno eco quelle di tutti i trevigliesi, scossi dalla notizia della scomparsa del loro “concittadino”, che ha ottenuto la cittadinanza onoraria nel 2003 dall’allora sindaco Giorgio Zordan.

Gabriele Anghinoni

“Ricordo le riprese dell’Albero degli Zoccoli qui a Treviglio – racconta il trevigliese Gabriele Anghinoni (nella foto qui sopra) – Da piccolo passavo in via Felice Cavallotti proprio mentre stavano effettuando le riprese di quel film che poi avrò rivisto almeno 10 o 15 volte. Spiace per la sua scomparsa, spero che Treviglio si ricordi di lui come si è ricordata di Trento Longaretti a cui hanno dedicato la sala consiliare”.

Battista Mombrini

“Ermanno Olmi era una persona squisita, disponibile – afferma Battista Mombrini (nella foto qui sopra), artista locale che ha avuto la fortuna di incontrarlo in più occasioni – ho avuto modo di parlargli, di discutere, di scambiarci delle opinioni. Lo ricorderò sempre come una persona mansueta, che ti ascolta e che ti da consigli”.

Lucio Colpani

“Un grande personaggio, un grande regista, anche grazie al suo film sulla Bassa bergamasca – ricorda Lucio Colpani  (nella foto qui sopra) – che, da bassaiolo quale solo, mi ha colpito molto. È stata una grande perdita per tutti noi”.

Centinaia i messaggi di cordoglio sui social network, con trevigliesi e non solo che hanno deciso di omaggiare lo scomparso regista: chi con una sua citazione, chi con un’immagine di un suo film o chi semplicemente ricordando le emozioni che i suoi lungometraggi hanno saputo trasmettere.

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