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“Olmi, una stella polare per ogni uomo di buona volontà”

"Olmi non è solo bellezza e poesia, non è solo tersa e lucente qualità di stile, è bellezza che contempla e fa contemplare" così la scrittrice Silvana Milesi ricorda Ermanno Olmi per Bergamonews

Silvana Milesi, giornalista e scrittrice, ricorda il grande regista bergamasco Ermanno Olmi scomparso lunedì 7 maggio all’età di 86 anni. 

L’incontro con Ermanno Olmi, nella mia vita ha una intensità altissima di arte e di poesia, di verità, umanità e semplicità. Lo avevo conosciuto di persona nel 1998, in occasione del libro A vent’anni da L’albero degli zoccoli, e poi con la moglie Loredana, in casa del pittore Mario Donizetti.

L’incontro più importante fu quando venne a Bergamo, per la presentazione del libro Corponove Il mondo antico e nuovissimo di Ermanno Olmi. Fu un piccolo “miracolo” il suo ritorno a Bergamo dopo tanto tempo. Quando gli avevo proposto il libro per i suoi ottant’anni mi aveva scritto che voleva starsene “amichevolmente estraneo”. Poi quando lo ricevette, mi telefonò e mi disse che lo aveva messo «accanto al presepe ben in vista» (era il dicembre 2011).
Era contento e mi chiese: «Cosa posso fare io per te?». «Vieni a Bergamo a presentarlo». Rispose di sì ed io rimasi senza parole.

Venne a Bergamo, visitò la sua casa natale alla Malpensata che non rivedeva da quando aveva 13 anni («il piccolo orticello d’entrata era il mio giardino dell’Eden»), ci fermammo a L’Eco di Bergamo per una intervista, pranzammo in casa di Mario e Costanza Donizetti, poi ci recammo nella gremitissima e bella Sala degli Angeli del Patronato, dove il regista fu accolto da don Fausto Resmini, che gli aveva appena scritto una lettera commossa dopo il suo film di quell’anno Il villaggio di cartone.

In quel pomeriggio Olmi fu proprio come lo aveva definito don Loris Capovilla: «Voce di colui che ha fatto echeggiare parole meritevoli di essere accostate ai testi sacri».
Anche i giovani ne furono entusiasti. Olmi esordì dicendo: «Ho una repulsione per tutto ciò che mi colloca nel passato perché la raccomandazione di Cristo è “rinascete ogni giorno”. Poi mi è arrivata questa “bibbia” e ho capito quanta fatica Silvana avesse fatto… Mi ha colpito la passione che ha messo in questo progetto. È come se avesse partecipato a tutti i miei film. Mi ha regalato frammenti di passato che avevo scordato…».

Quanti messaggi ci lasciò quel giorno! Il cuore di tutti si andava colmando di nuova gioia e di propositi nuovi, tanto che l’incontro si protrasse oltre ogni programma e…, come accade per ogni suo capolavoro, alla parola fine tutti già ne sentivamo la nostalgia.

Restammo sempre in contatto. Io lo rappresentai a Piazza Brembana per il Premio Fratelli Calvi e lui mi inviò per fax il suo messaggio da leggere, scritto in bellissima calligrafia e sintesi,
«Cara Silvana, ti mando un pensiero suggerito dai quattro fratelli Calvi: Natalino, Attilio, Santino, Giannino, umili eroi del proprio dovere che ci giudicano con il loro silenzio, Ermanno Olmi» 28/10/2014.

Ci sentivamo di tanto in tanto. Loredana ultimamente mi diceva l’immensa fatica di Olmi per il montaggio, sempre rigorosissimo e in assoluta solitudine, del suo ultimo film: Vedete sono uno di voi, Ermanno Olmi racconta Carlo Maria Martini, e lo racconta con la sua voce così intensa e partecipe, sino a farsi roca e commossa preghiera quando parla di Gerusalemme, città del dialogo, città di amore, città della preghiera. Si avverte oltre la storia del tempo, della Chiesa e di Martini, un dilatarsi ai confini dell’universo, oltre la dimensione cosmica che comprende il pensiero («se l’uomo profana il pensiero ha finito di essere uomo») e la morte.

«Mi sono rappacificato con il pensiero di dover morire…. La coscienza del mistero è la nostra unica certezza… È rassegnazione? No, è sincerità… Io pregherei Gesù di inviarmi angeli, santi, o amici che mi tengano la mano e mi aiutino a superare la mia paura».

Ho sentito l’ultima volta Loredana nel dicembre scorso. Mi disse che Ermanno non stava bene, no, non stava bene. Ci sentivamo vicine nello stesso difficile cammino. Il calmo respiro di mio marito Gianmario si spense il 17 gennaio scorso, ma non ritenni opportuno comunicarlo agli amici di Asiago, per non rattristarli.

Ho mandato lunedì un telegramma, unita alla cara Loredana nello stesso dolore. Il mio abbraccio con le lacrime agli occhi, il cuore in preghiera e il pensiero che il grande cinema di Olmi resterà per sempre come patrimonio d’arte e poesia, come stella polare per ogni uomo di buona volontà.

Olmi non è solo bellezza e poesia, non è solo tersa e lucente qualità di stile, è bellezza che contempla e fa contemplare. È bellezza dell’Amicizia, della Pace, del Perdono, dell’Amore per l’Uomo e per la Natura. L’attenzione è sempre per l’uomo, spesso per l’uomo senza storia, che tuttavia è il respiro della Storia.

Nessuno, con la macchina da presa, è riuscito a cogliere l’intensità di uno sguardo, a parlare con i suoi personaggi, come Ermanno Olmi.

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