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Gioele Dix fa commuovere gli studenti del Falcone raccontando di suo padre ebreo in fuga

Anche un aneddoto riguardante Bergamo nei pochi anni di vita del suo libro "Quando tutto questo sarà finito, storia della mia famiglia perseguitata dalle leggi razziali"

Dopo poco meno di tre mesi, David Ottolenghi – in arte Gioele Dix – è tornato a Bergamo. No, questa volta non l’ha fatto salendo su un palco e mettendo in scena un suo monologo, come già era successo a febbraio con “Vorrei essere figlio di un uomo felice”; questa volta si è seduto dietro ad una cattedra per parlare del suo libro dal titolo “Quando tutto questo sarà finito, storia della mia famiglia perseguitata dalle leggi razziali”, edito da Mondadori nel 2014.

Più precisamente, la cattedra era quella dell’Aula Magna del Liceo Linguistico Giovanni Falcone che, a conclusione di un percorso avviato a inizio anno ed incentrato sullo studio della Shoah, ha visto come momento conclusivo la presenza in aula del noto attore e comico ebreo, giunto al Liceo di via Dunant per raccontare la vicenda della propria famiglia.
I saluti d’apertura sono stati affidati a Gloria Farisè, Dirigente Scolastico del Liceo Falcone, che ha espresso i ringraziamenti da parte della scuola: «Innanzitutto voglio ringraziare Gioele per aver accettato di venire qui: egli è testimone di una sua storia all’interno di una storia più grande. Inoltre, ringrazio anche coloro i quali si sono adoperati a compiere tutto il lavoro sulla Shoah, in particolare la docente di storia Mariacristina Lovat».

La parola è poi passata a Patrizia Graziani, provveditore di Bergamo, che ha dichiarato: «È un piacere vedere così tanti ragazzi appartenenti ad un prestigioso liceo della nostra città riuniti insieme. Questi sono incontri che aiutano a vivere il presente, e vale la pena esserci per portare un messaggio di vicinanza alle scuole».
Microfono in mano poi a Gioele Dix, che ha rotto il ghiaccio raccontando un aneddoto legato al libro e a Bergamo: «Un po’ di tempo fa mi è successa una cosa piacevole e allo stesso tempo strana: una docente dell’Istituto Alberghiero di San Pellegrino mi ha chiesto di poter far leggere il mio libro ai propri studenti durante le vacanze estive. L’ho pregata di non farlo, perché leggere i libri durante le vacanze è una delle cose più brutte per gli studenti, ma alla fine ha deciso di assegnarlo lo stesso. Il libro è poi piaciuto molto e gli studenti hanno fatto delle ricerche per approfondire; da lì si è diffuso a macchia d’olio e, di fatto, ho realizzato una tournée per seguire questo libro».

L’attore e comico 62enne ha poi raccontato alcune delle problematiche legate alla genesi di questo libro: «Inizialmente non ero convinto di scriverlo poiché riguardava fatti molto privati della mia famiglia e non era sicuro potesse funzionare. Inoltre, sapevo poche cose perché quando ho iniziato a scavare a fondo sulle vicende, mio papà aveva 80 anni e la memoria non era più quella di un tempo, anche perché doveva ricordarsi cose che gli erano successe quando aveva 10 anni. Come se non bastasse, lui non aveva tanta voglia di ricordare ciò che gli era successo, ed in più non è mai stato uno che parlava molto».
Nonostante gli ostacoli, Gioele Dix era però fermamente convinto nell’andare avanti in questa sua ricerca: «A 20 anni me ne fregavo del passato: pensavo al presente e guardavo al futuro, come tutti i ragazzi, ma poi crescendo ho iniziato ad interessarmene. Quando è morto mio nonno mi sono reso conto che assieme a lui, se n’erano andati anche tutti i ricordi che aveva con sé e che non aveva raccontato a nessuno. Non volevo che anche le cose che mio padre custodiva fossero andate perdute, quindi l’ho messo seduto e ho iniziato ad interrogarlo, non accontentandomi delle risposte superficiali che mi dava e andando sempre più a fondo».

E da lì inizia a prendere forma il libro: papà Vittorio raccontava e Gioele prendeva appunti. La vita di un padre annotata sul taccuino dal proprio figlio; un taccuino di vita per Gioele, che ascoltava, scriveva, imparava, e soprattutto, pian piano, prendeva coscienza di quanto entrambi, in fondo, fossero uguali. «Ho iniziato a scrivere ma non ero contento: quando leggevo, non mi piaceva il fatto che fossi io a raccontare di mio papà che stava raccontando a me. C’erano troppe mediazioni. Poi ho avuto l’intuizione di scrivere come se fossi mio padre, e si è rivelata la scelta giusta. Quest’approccio differente al libro ha portato con sé una grande scoperta: ad un certo punto della mia vita cercavo di non essere come mio papà, ma quando mi sono immedesimato in lui per scrivere il libro, mi sono reso conto di quanto realmente gli somigliassi. Se questo libro è servito a qualcosa, se è servito a qualcuno, è servito a me per capire meglio mio padre».

A libro concluso, poi, è arrivata quella che probabilmente è la soddisfazione più grande: «Una volta terminato il libro, lo stavo per consegnare a Mondadori; prima, però, mi sono chiesto se non fosse il caso di farlo leggere a mio padre, e così ho fatto. In quel momento ho provato un’incredibile ansia da prestazione poiché nel libro aveva raccontato tutte le attese, le sorprese, le preoccupazioni e i sentimenti di mio padre. Quando finivano gli spettacoli teatrali, dopo che tutti mi avevano applaudito, lui arrivava in camerino, si sedeva e le uniche parole che diceva erano: “Beh, mica male dai”. Quando finì di leggere il libro, invece, venne a casa mia e mi disse che l’avevo fatto commuovere: era il massimo che avrei potuto ottenere considerando ciò che lui era, e grazie a quelle poche parole avevo la certezza di aver fatto colpo».

Con queste parole David Ottolenghi ha terminato il proprio monologo, lasciando poi spazio alle domande che si erano preparati gli studenti presenti in aula – le classi 1G, 4G, 5C, 5G e 5L, le 11 ragazze che hanno preso parte al primo “Viaggio della Memoria” e i 4 ragazzi del secondo, gli studenti del “Gruppo Shoah” che hanno realizzato il video dal titolo “Il coraggio e il silenzio, storie di Alice e Laura, donne ebree nella Bergamo delle leggi raziali (consegnato a Gioele Dix al termine dell’incontro).

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