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Sconsolata: “La fibra ci sfibra, faccio ridere ma denuncio la rete” fotogallery

Anna Maria barbera racconta "Ma voi... come stai?" in scena sabato 5 maggio a Bergamo.

Anna Maria Barbera arriva a Bergamo. L’attrice e comica sabato 5 maggio alle 21 al teatro Creberg porterà in scena lo spettacolo “Ma voi… come stai?”. Un’esibizione che, oltre a divertire, propone profondi spunti di riflessione sulla nostra società.

L’abbiamo intervistata per saperne di più.

Inizio traendo spunto dal titolo: come sta Anna Maria Barbera?
Grazie, mi fa piacere lo domandi, per quella sensibilità che rivolge all’altro son certa, non solo alla sottoscritta; come sempre prima di ogni data, risucchiata dal vortice degli impegni che la precede e tesa alla cura che richiede di città in città, tutto quel lavoro invisibile per giungere al Palco affinché l’esito, si auspica, non deluda. Ogni pubblico ha una sua identità e l’attenta Bergamo m’impensierisce con emozione.

Come è nato lo spettacolo?
Guardi, proprio con quella domanda che esprime il titolo. Un interprete del suo tempo deve come un medico “sentirne il polso” e, per la grande affezione che mi unisce al pubblico aggiungo, il palpito, di queste nostre vite disperse nelle fatiche del quotidiano, con un cuore di cui, non so se Bergamo faccia eccezione nel suo plaisir de vivre, l’implacabile realtà poco si cura.

Oltre a divertire, “Ma voi… come stai?” invita a riflettere sulla nostra società. Su quali criticità ha concentrato l’attenzione?
Proprio la non cultura dell’animo; siamo bombardati dall’offerta tecnologica con i suoi innegabili sviluppi ma anche pericoli e danni, sollecitati a un utilizzo dinamico che non tiene conto del nostro tempo intimo. Parallelamente la vita umana ma anche di altre creature sul Pianeta, è continuamente minacciata, con lo stordimento dello spettatore sopravvissuto allo scempio, distratto dalla lusinga che lo vuole assuefatto a entrambi. Non c’è proporzione fra il mezzo di cui si dispone e come invece si disponga di noi! E può dirsi questo progresso, se la “fibra” si espande esponenziale e il tessuto sociale, familiare, personale invece si sfibra? I giovani principalmente vengono “irretiti dalla rete” (il tema oblige ) e quanti la società lascia ai margini con un’industria che prolifera sulla solitudine e mancanza di risposte contenutistiche.

Ci spieghi
Sconsy riassume con “chatti col mondo e “schiatti” a casa, perché “li arrimani, su quella sedia”, “L’Immagina, puoi” ripetuto e subliminale, propinato dall’industria come conquista, è nei fatti il sedativo compulsivo per ridurci a impotenza mentale, creativa, reattiva, dove il giovane essendo per energia innovativa propria dell’età il più potente oppositore ma anche entusiasta della novità, va depistato e neutralizzato con subdole ingannevoli attrazioni. Credo la nostra società sia gravemente ammalata e, i nostri ragazzi le principali vittime. Sindrome di hikikomori docet! Le comunità hamish da sempre si provano a preservare la loro discendenza dal tentacolare mondo secolare; non indico questa come soluzione, ampia e complessa l’analisi e non sono approdata a tale conclusione, ma certamente merita la riflessione. Personalmente penso una vera evoluzione non può non assicurare il bene. Invece la sacralità della vita é profanata, questo è quanto constato. Certo confido nel cammino del Mondo vi sia un ravvedimento illuminato ma le metastasi sono molte nel corpo compromesso di questa civiltà. Nel mio sparuto modestissimo contributo, affido al pensiero e alla parola il viaggio per fondersi in nuova coscienza, che possa attraversare le oscure trame serbando come il seme fecondo, il germe di un’ era dove il sangue versato per la nuova eterna alleanza, germogli quella cosmica armonia a cui abbiamo attentato. Il Divino ha un disegno salvifico, ma sta agli uomini di buona volontà attuarlo.

Sul palco non sarà sola: quali artisti la affiancheranno? E come sarà strutturata l’esibizione?
Darsi appuntamento a Teatro é un modo concreto per difendere la nostra possibilità umana di restituire all’incontro il suo valore. Le dirò anzi che in quest’ottica, dovrebbero esserci dei fondi pubblici per consentire l’opportunità di questo scambio prezioso per la funzione sociale del Teatro, senza che comporti un costo non sempre e non da tutti sostenibile. Il mio sentimento d’artista é profondo e sincero nel desiderio di far giungere alle persone che scelgono di dedicarmi una loro sera, un’onda d’amore. Che sia attraverso una liberante risata o un’emozione più intensa, vorrei con quel biglietto ritrovato in tasca o in borsa, ritrovarsi anche la fiducia, quando le vicende del reale la smarriscono, nel valore unico della loro esistenza! Insieme ai miei musicisti il Leo RaveraJazzz Trio, con le suggestioni e le atmosfere che la musica evoca, sono io che applaudo il Pubblico di Bergamo! Grata a un momento nel Tempo che afferra quella Vita taciuta e la sua nostalgia.

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