Bullismo in val brembana

Insulti e botte da due compagni: l’anno da incubo del 16enne costretto a cambiare scuola

Lo scorso dicembre i genitori del giovane denunciano i fatti. Giovedì i due presunti aggressori vengono arrestati e condotti in una comunità

Lo scorso dicembre Andrea (nome di fantasia) torna da scuola zoppicando. “Sono caduto in palestra”, dice alla mamma e al papà. I genitori, però, non gli credono. Anche perché da qualche tempo quel ragazzo di soli 16 anni, sempre col sorriso, aveva cambiato umore.

Lui, brillante studente in un istituto della Val Brembana, aveva iniziato ad andare a lezione controvoglia. Intimorito. Alla sera si siedono a tavola e gli chiedono: “Cosa c’è che non va?”. Andrea si sfoga. Racconta tutta la verità.

Parole a cui i genitori faticano a credere. Da un anno, dal dicembre del 2016, due suoi compagni di classe lo insultano in modo pesante, lo minacciano e lo picchiano. Sempre lontano dagli occhi dei professori. E quella botta alla gamba, per cui zoppica e che gli costa alcuni giorni di prognosi, è stata provocata proprio da loro. Al culmine dell’ennesima aggressione l’hanno spinto contro un muro.

Il padre decide di denunciare la situazione ai carabinieri di Zogno. Scattano le indagini. I militari ascoltano gli altri compagni di classe di Andrea. Confermano la sua versione, aggiungendo che “avevano anche cercato di difenderlo, ma niente, quei due non smettevano di torturarlo ogni giorno”. Nel frattempo i genitori della vittima decidono di ritirarlo da quell’istituto e di iscriverlo a un altro.

A febbraio i due presunti aggressori vengono querelati per atti persecutori aggravati, lesioni e minacce. Hanno 16 anni. Abitano nella zona della scuola. Uno di loro è originario di Milano e ha alle spalle precedenti di altro genere. Entrambi vengono sospesi da scuola e a fine anno saranno bocciati.

Il caso arriva al Tribunale dei minorenni di Brescia. Giovedì 3 maggio il giudice, su indicazione del pubblico ministero, vista la pericolosità dei due sedicenni, ne ordina l’arresto. I carabinieri di Zogno, guidati dal capitano Cristian Modena, li conducono in una comunità di recupero, in attesa della decisione del Gip.

Andrea intanto sta iniziando a socializzare con i nuovi compagni, ma non riuscirà mai a dimenticare quei dodici mesi da incubo.

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