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Vanotti fa le carte al Giro 2018: “Froome e Dumoulin su tutti, Lopez l’outsider”

L'ex professionista bergamasco mentre prende il via l'edizione 101 della Corsa Rosa: "Da italiano spero in Fabio Aru, i bergamaschi possono puntare a una vittoria di tappa".

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Il Giro d’Italia possiede da sempre un fascino senza tempo in grado di attirare corridori da tutto il mondo: in molti hanno provato a metter le mani sul trofeo senza fine, pochi sono quelli che ci sono riusciti nell’impresa e questo a causa della durezza che lo contraddistingue. Una corsa che quest’anno giunge alla centunesima edizione, nonostante l’età matura non perde la propria bellezza e, benché ogni anno cambi il proprio volto, rimane sempre una delle competizioni più amate dagli amanti di ciclismo.

Come sarà il Giro d’Italia 2018? Lo abbiamo chiesto a Alessandro Vanotti, nove partecipazioni in carriera, tra i quali tre corse al fianco di vincitori come Danilo Di Luca (2007), Ivan Basso (2010) e Vincenzo Nibali (2013).

Alessandro Vanotti, come è il percorso del Giro d’Italia 2018?

Sempre duro perché il Giro d’Italia si presta di per se ad un percorso duro, a partire da Gerusalemme e dal trasferimento in Italia, che l’organizzazione cercherà di far pesare il meno possibile sui corridori. Oltre al ritorno in Italia, vi sarà anche il trasferimento dalla Sicilia alla Calabria, mentre per il resto partenze ed arrivi di tappa saranno molto ravvicinati. Ci troviamo di fronte ad un Giro d’Italia omogeneo, adatto a corridori come Christopher Froome, Tom Dumoulin e Fabio Aru e che vedrà battaglia vera sino alla fine.

Analizzando la prima settimana, a quali insidie gli atleti dovranno porre attenzione?

Nella fase iniziale il percorso non sarà difficile, nonostante ciò è probabile che in gruppo sia presente dello stress perché tutti vorranno rimanere davanti. Al rientro in Sicilia i corridori si troveranno di fronte a tappe mosse lungo le colline dell’isola prima di scalare l’Etna, primo test per gli uomini di classifica se non vi sarà vento e dove potrà farsi vedere chi sta meglio, benché con ogni probabilità non si vedranno ampli distacchi.

Dovendo osservare il percorso, una delle tappe che potrebbe cambiare il volto di questo Giro potrebbe essere la sedicesima, la cronometro da Trento a Rovereto di 34,2 chilometri: quanto conterà questa frazione contro il tempo nell’economia generale di questa edizione della Corsa Rosa?

La tappa di Rovereto non è molto impegnativa fino al km 23, poco prima di Nogaredo. Da lì in poi corridori delle caratteristiche di Dumoulin e Froome con ogni probabilità faranno la differenza e lì potranno avvantaggiarsi sugli scalatori, per poi gestire gli scatti in salita degli avversari. È un Giro omogeneo, che non favorisce nessuno in particolare.

Nell’analisi di questo Giro si possono notare ben otto arrivi in salita che possano decidere la classifica generale. Fra le 21 tappe da disputare, in quali si deciderà la vittoria finale?

Lo Zoncolan farà la sua parte essendo posto a metà Giro e divenendo così più spettacolare perché chi avrà più gamba, potrà fare la differenza. Su questa salita l’unico che potrà fare veramente male potrà esser Miguel Angel Lopez, nonostante ciò per fare la differenza l’Astana dovrà portarlo in una condizione favorevole ai piedi della salita, così come facemmo noi della Liquigas con Ivan Basso. Oltre allo Zoncolan vi sarà una tre giorni finale molto dura, dove la corsa sarà aperta.

Come anticipato l’edizione 2018 del Giro d’Italia assomiglia per alcuni aspetti a quello vinto dal suo compagno di squadra Ivan Basso nel 2010. Quali analogie sono presenti quest’anno?

Come nel 2010, anche quest’anno si partirà dall’estero ed allo stesso tempo è molto aperto. Il consiglio che posso dare ai corridori in corsa è che i capitani provino a non rischiare di incorrere in cadute o lasciar andare “fughe bidone” dove siano presenti atleti di peso, altrimenti occorrerebbe cambiare tattica e vincere il Giro di forza, come facemmo noi con Arroyo.

Analizzando i favoriti della vigilia, chi di loro si presenta in Israele maggiormente in forma?

Froome ed Aru sono ora più o meno sullo stesso livello e troveranno la condizione lungo il Giro. Ho sentito Fabio qualche giorno fa e mi ha detto di star bene e di esser in crescita: da lui ci aspettiamo tutti una conferma e per poter puntare alla vittoria dovrà correre con intelligenza, sfruttando il lavoro delle altre squadre e concentrandosi su di un paio di tappe. Dopo il Tour of the Alps uno dei più pimpanti appare Thibaut Pinot, che potrebbe esser protagonista nella prima parte di corsa, mentre un’incognita permane sulla condizione di Tom Dumolin, che sinora è rimasto nascosto e sul quale bisognerà capire se si presenta al Giro d’Italia per vincerlo oppure per preparare il Tour de France.

Essendo una gara lunga tre settimane, alcune sorprese potrebbero uscire dal novero dei favoriti e lottare per la vittoria finale con loro. Chi potrebbe essere la sorpresa di questa Corsa Rosa?

Chi potrebbe scombinare i piani sono Miguel Angel Lopez con l’Astana essendo a mio parere in salita il più forte di tutti. Miguel Angel potrebbe esser da podio visto che in salita può far male, anche se tutto ciò dipenderà dallo spazio che gli lasceranno gli avversari.

Capitolo ciclismo bergamasco: quali possono essere le aspettative per i quattro alfieri orobici al via di Gerusalemme?

Davide Villella sarà in appoggio di Miguel Angel Lopez, per cui il consiglio che gli do è di svolgere al meglio il proprio ruolo piuttosto che puntare su di una fuga. Mattia Cattaneo e Fausto Masnada sono schierati in un team d’attacco come l’Androni Giocattoli, per cui dovranno provare a mettersi in mostra, finire il Giro e studiare bene le tappe per puntare a vincere una o due di media\alta montagna. Infine Enrico Barbin dovrà puntare a tappe contrassegnate da 2 o 3 stelle in cui potrà sfruttare le proprie doti veloci in arrivi in volata con gruppi ristretti di circa 30/40 corridori.

In conclusione la domanda più difficile: secondo Alessandro Vanotti chi vincerà il centunesimo Giro d’Italia?

Da italiano spererei nella vittoria di Fabio Aru, ma per lo spessore credo che se la giocheranno Christopher Froome e Tom Dumoulin.

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