BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Ristoratori disperati: non si trovano camerieri, vogliono tutti fare i cuochi foto

Dal Carroponte al Saraceno, un’impresa trovare i camerieri. E all’Alberghiero di San Pellegrino confermano il trend

A.A.A cameriere cercasi. Per i ristoratori è sempre più difficile trovare persone idonee a gestire la sala, un aspetto basilare per il successo di un ristorante. Mentre in cucina individuare persone preparate e con la passione per i fornelli non è un’impresa, in sala le cose sembrano andare diversamente, come testimoniano alcuni professionisti della provincia di Bergamo.

“Purtroppo siamo in una valle di lacrime”, il commento di Oscar Mazzoleni, 38 anni, titolare dell’enobistrot ‘Al Carroponte’ di Bergamo e maître sommelier. “Tanti colleghi cercano questa figura professionale, ma è sempre più difficile trovare qualcuno che abbia voglia di mettersi in gioco, per non parlare della poca disponibilità a lavorare nei festivi o prefestivi”. Risultato? “Il mestiere sta pian piano scomparendo”.

Le ragioni sarebbero diverse: “Qualche professionista le scuole lo sfornano ancora – osserva Mazzoleni – ma i tanti programmi televisivi sul cibo hanno fortemente condizionato gli interessi dei giovani, che adesso mirano a diventare soprattutto cuochi”.

Oscar Mazzoleni

Le persone disposte a ricoprire questo ruolo ovviamente ci sono, ma per diversi motivi non si rivelano adatte: “Il cameriere continua ad essere percepito come un semplice porta piatti, ma non è così – fa notare Mazzoleni -. Il lavoro in sala richiede competenze ben precise, una conoscenza approfondita degli alimenti e della ristorazione in generale. Saper coccolare il cliente, dargli consigli, guidarlo nelle scelte dei cibi e del vino sono aspetti tenuti in forte considerazione da chi cerca nuovi professionisti”.

Già, ma lo stipendio? “In linea di massima a Bergamo si va dai 1.000 euro per un commis di sala ai 2.500 per un capo servizio, ma è una somma che si definisce in base alle competenze del singolo – le parole del titolare del Carroponte -. Nel nostro locale abbiamo in forza due persone e presto ne arriverà una terza, ma cerchiamo profili che abbiano interesse ad approfondire questa professione e migliorare nel tempo”.

Una panoramica che condivide Maria Morbi, moglie dello chef Roberto Proto e responsabile di sala del ristorante stellato ‘Il Saraceno’ a Cavernago: “Purtroppo sta diventando un tema serio. Anche noi ci stiamo relazionando al problema, visto che abbiamo recentemente affrontato un turnover di sala. Ricostruire una squadra da zero – assicura – non è affatto semplice, poiché l’offerta è sempre più scarsa”.

Album Generico

Al centro del dibattito tornano sempre la mancanza di formazione e disponibilità: “Spesso si pretende tutto e subito, mentre quello del cameriere è un lavoro che si coltiva nel tempo, proprio come gli altri. Non è richiesta solo capacità di servizio – aggiunge – ma anche sensibilità nel relazionarsi con il cliente, nel raccontare e valorizzare un piatto, nella conoscenza puntuale e precisa delle materie prime”.

Sulla questione abbiamo interpellato Luigi Brizio Campanelli, dirigente dell’Istituto Alberghiero Ipssar di San Pellegrino Terme che conferma la grande richiesta di camerieri da parte del settore della ristorazione: “Come in tutti gli istituti professionali i primi due anni offrono indirizzi comuni, mentre al terzo anno i ragazzi scelgono quello specifico – spiega il preside -. Il problema è che la professione di cameriere o receptionist ha poco appeal”.

Secondo il dirigente scolastico le cause sarebbero da ricercare nella “grande promozione televisiva che offre il piccolo schermo con programmi dedicati alla cucina e poco alla sala”, e “nell’idea comune che per fare i camerieri non serva una formazione”, con molti studenti universitari che finiscono nello svolgere l’attività come un ripiego.

“Lo studente avventizio che intraprende questa attività la svilisce, perché per fare il cameriere servono qualità e formazione – l’analisi del preside -. Per questo molti nostri studenti ripiegano su altri corsi come pasticceria o sommelier”.

L’istituto alberghiero di San Pellegrino conta attualmente 870 studenti, ma solamente un settantina ogni anno seguono il corso di cameriere: “Per questi si aprono due filoni interessanti – illustra Brizio Campanelli – uno legato ai cocktail e l’altro alle colazioni, un po’ più artistici.  Negli anni si è poi aperto il filone del vino, che permette di diventare sommelier. Di fronte ad un’alta specializzazione – conclude il preside – è chiaro che i ragazzi non scelgano di fare il cameriere quando c’è una concorrenza di personale non qualificato”.

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Satana

    Non li biasimo perché oggi hanno tutti 1000 paturnie e pretese, ed avere a che fare con le persone è sempre più complicato!