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“Hermana Yo te creo”: il movimento a cui tutti dovremmo prendere parte

“Hermana yo te creo” è un movimento che sta vivendo ora, fra le strade spagnole

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Luglio 2016, Pamplona, Festa di Sanfermines, una giovane ragazza nemmeno ventenne cammina fra le strade della città mentre si guarda attorno dopo aver perso di vista un amico fra la folla. Un ragazzo le si avvicina, le offre da bere e questo porta all’inizio di una storia di orrore che indignerà l’intera Spagna, partendo proprio da una presa di posizione sui social. La giovane ragazza rimane al fianco di questo sconosciuto, beve con lui, parla con lui, finché un altro ragazzo non si avvicina a loro, poi un altro e un altro ancora finché non diventeranno cinque i giovani uomini a farle compagnia. Basta un attimo e tutto cambia, quello che doveva essere una tranquilla serata ad una festa si trasforma in un incubo, tutto prende la piega sbagliata. La giovane si ritrova da sola in compagnia dei cinque, lontano dalla gente, indifesa. Verrà spogliata, abusata in ogni modo, filmando le violenze e lo stupro che ognuno di quei 5 uomini ha attuato, dopo averle accuratamente somministrato dei farmaci nei cocktail, così da disorientarla e offuscarle la mente, alterando la sua percezione della realtà. La lasceranno dietro ad un portone, mezza nuda, senza nemmeno il cellulare, così che non possa chiamare aiuto ed essere soccorsa. Verrà trovata da alcuni passanti e portata immediatamente in ospedale dove lo stupro viene certificato dai referti medici.

Hermana Yo te creo

José Angel Prenda, Alfonso Jesús Cabezuelo, Ángel Boza, Jesús Escudero e Antonio Guerrero Escudero, sono questi i nomi dei cinque animali che hanno abusato fisicamente e psicologicamente della giovane e solo in seguito si scoprirà che uno di loro è un militare ed un altro appartiene alla Guardia Civil. Si scoprirà inoltre che la violenza messa in atto faceva parte di un piano ben organizzato e che i cinque facevano parte di un gruppo Whatsapp chiamato “La Manada” con 21 partecipanti dove si scambiavano consigli e metodi su come violentare e stuprare donne, con l’utilizzo di corde, farmaci e droghe.

Inoltre decidono di diffondere e condividere i video e le immagini della violenza attuata mandando tutto il materiale sul gruppo. A novembre del 2017 inizia il processo con la presenza di 3 giudici, due uomini e una donna. Nel corso del processo i video e le immagini realizzate e diffuse dai cinque uomini non verranno prese in considerazione, mentre, al contrario, i giudici decidono di prendere in esame una documentazione attuata da un detective privato assunto dalla difesa, che avrebbe fotografato e dunque sostenuto, come i giorni seguenti allo stupro, la giovane si mostrasse felice e spensierata mentre continuava gli studi ed usciva con le amiche. Dunque, prendendo in considerazione queste immagini della giovane a seguito della violenza, e non le immagini e video che mostrano la violenza in modo concreto ed inequivocabile, fatte dagli stessi aggressori, è come se i colpevoli non fossero coloro che hanno abusato e stuprato (oltre che alterato la percezione mentale con l’uso dei farmaci) una diciottenne, bensì la stessa giovane ragazza. Lei da vittima diventa la colpevole in quanto ha provato a vivere, cercando un equilibrio a seguito di un evento drammatico, dimenticandosi inoltre che una violenza, uno stupro di gruppo come in questo caso, non segna solo a livello fisico, ma anche e soprattutto a livello piscologico.

La sentenza arriva pochi giorni fa, quando i giudici rivedono l’accusa di violenza sessuale (dove l’accusa chiedeva dai 22 ai 24 anni di pena per ognuno dei cinque uomini), e decide che il verdetto sarà di 9 anni a testa con l’accusa di abuso (reato meno grave), in quanto c’è la mancanza di una violenza esplicita ossia l’assenza di colpi, spinte e graffi di colluttazioni o di minacce con oggetti, prova sufficiente del fatto che si sia trattato solo di “abuso”.

Hermana Yo te creo
 

Dunque per i giudici non sarebbe stato stupro. È da questa sentenza che nasce un clamore mediatico soprattutto da parte di molte donne che decidono di protestare nei confronti della giustizia soprattutto contro la società maschilista che ancora oggi vige. “Hermana yo te creo” è un movimento che decide di urlare a gran voce il dissenso di molte donne, mogli, figlie, madri, che decidono di protestare sui social con l’hastag “#yotecreo”, ma anche in piazza, per le strade e le vie delle grandi città spagnole. Perché se una donna dice NO, è No, perché una donna deve essere libera di camminare per strada, vivere e mostrare il proprio corpo come meglio crede, senza aver paura.

“Hermana yo te creo” è un movimento di donne per le donne, perché il problema di una violenza, di uno stupro, non è l’alcool, non è il modo in cui sei vestita o il fatto che sei da sola ad una festa, non è una strada vuota o l’assenza dei tuoi amici, se sei una donna e vieni violentata il problema è solo lo stupratore. Perché se decidi di denunciare ciò che ti è successo e durante il processo le foto e i video che ti fanno i tuoi stessi aggressori mentre vieni abusata, non vengono presi in considerazione, tu, da donna e da vittima ti senti presi in giro da quella stessa giustizia che avrebbe dovuto difenderti e invece decidono di considerare foto in cui ridi e vai a scuola mentre cerchi di tornare a vivere, di voltare pagina.

“Hermana yo te creo” è un movimento che sta vivendo ora, fra le strade spagnole, ma prima di questo pochi mesi fa era nato “Me too” portando una ventata di cambiamento e rivoluzione nel mondo dello spettacolo per la protezione e il rispetto delle donne nel cinema.

Quando le donne, i loro corpi, verranno davvero rispettati nel cinema come fra le strade di paese? Quando uno stupro verrà condannato come tale non come semplice abuso? Dobbiamo forse condannarci ad essere stuprate e stare zitte per paura che noi, in un tribunale, diventiamo le imputate invece di essere vittime di violenze?

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