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Carona-Valleve-Foppolo, per chi ‘tocca’ Brembo Ski lo spettro del commissario

I tre paesi dell'alta Valbrembana uniti dallo stesso destino. Quella che doveva essere la principale risorsa si è rivelata il fardello più grande

Prima Carona, poi Valleve, ora Foppolo. I tre Comuni dell’alta Valle Brembana ‘toccati’ dalla partecipata Brembo Super Ski uniti dallo stesso destino: quello del commissariamento (sebbene quello di Foppolo non sia ancora ufficiale, la strada è ormai segnata dopo il passo indietro del sindaco Berera e del Consiglio comunale).

Un cerchio che si chiude a distanza di quasi due anni. Un cerchio all’interno del quale, come unico comune denominatore, torna inesorabilmente l’ex società degli impianti: quella che doveva essere la risorsa più grande per i tre comuni dell’alta Valle e non solo (tenendo pur conto delle mille difficoltà che riguardano la gestione delle stazioni sciistiche), si è trasformata nel fardello più grande.

Era il 14 maggio 2016 quando sei consiglieri del Comune di Carona scoperchiarono quello che di lì a poco sarebbe diventato un autentico vaso di Pandora. Tarcisio Migliorini, vicesindaco già dimissionario, Angelo Bagini e Giancarlo Pedretti per la maggioranza; Mauro Arioli, Giorgio Bianchi e Franco Musati per la minoranza, facevano automaticamente decadere il Consiglio e la carica del sindaco Gianalberto Bianchi a sua volta finito nel mirino degli inquirenti insieme ai sindaci Giuseppe Berera e Santo Cattaneo (Valleve), entrambi agli arresti domiciliari con pesanti accuse a loro carico. Al centro del contendere, proprio l’aumento di capitale per 560 mila euro della Brembo Ski (leggi).

Fu quello il peccato originale che accese per la prima volta i riflettori sulla società degli impianti, ancor prima dell’incendio che nella notte tra il 7 e l’8 luglio 2016 (circa due mesi dopo) mandò in fumo le seggiovie Quarta Baita e Montebello e fece scattare le indagini della Procura.

L’ex primo cittadino di Carona Tarcisio Migliorini, in tempi non sospetti, definì “poco trasparenti” i metodi di gestione della società. “Sono del parere che ognuno dovrebbe pensare a far bene il suo mestiere – rispose l’allora sindaco Gianalberto Bianchi in un’intervista rilasciata a Bergamonews (guarda qui) -. Migliorini lavora con la Croce Rossa, che pensi a fare quello”, disse senza giri di parole. Alla luce di quanto emerso nelle carte dell’inchiesta (e che forse ancora emergerà) è un bene che le cose non siano andate così.

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