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Destra vs sinistra: capire la politica italiana con Gaber, ma anche con il rapper Ghali

Una riflessione sulla politica di oggi affidata ad un articolo pubblicato su "Cassandra", il giornalino del Liceo Classico Paolo Sarpi

Non si arresta la nostra collaborazione con i giornalini scolastici per poter dare voce ad aspiranti giornalisti: ecco una riflessione sulla politica di oggi affidata ad un articolo pubblicato su “Cassandra”, il giornalino del Liceo Classico Paolo Sarpi.

Gaber e Ghali profeti delle sorti dell’Italia?

Il successo del Movimento 5 Stelle e della Lega alle elezioni politiche del 4 marzo ci lancia un messaggio chiaro: gli Italiani sono stanchi dei partiti tradizionalisti che hanno reso l’Italia “una landa desolata in cui la crescita economica è lenta, i giovani non hanno opportunità di lavoro e il debito pubblico continua ad aumentare”, come scrive Jason Horowitz in un articolo pubblicato il 2 marzo su “The New York Times”.

E fin qui ci siamo: l’Italia, con queste elezioni, ha confermato i propri tratti caratteristici: l’instabilità e i continui cambi di rotta. Ma come siamo arrivati fino a questo punto? Una risposta può essere che la storia italiana, almeno quella dell’ultimo quarto di secolo, è stata ed è stagnante. Da Tangentopoli ad oggi (oppure, come dice il giornalista Michele Serra, da Berlusconi a Berlusconi) non possiamo dire di aver registrato un vero e proprio cambio d’epoca.
Stando così le cose, non è un caso che la forza politica che ha ricevuto maggior consenso sia quella del M5S, che si propone come un movimento anti-sistema, più istituzionale e populista, seguita a ruota dalla Lega di Salvini, che, eccezion fatta per l’ostilità nei confronti dell’euro e dei migranti, non condivide alcun principio con i pentastellati se non il fatto di presentare soluzioni semplificate a problemi complessi.

Tra l’altro non dimentichiamoci che, a seguito delle elezioni regionali del 2015, in cui la Lega aveva ottenuto ottimi risultati in Veneto, Toscana e Liguria, Salvini aveva pubblicato un tweet in cui scriveva, mettendo in guardia l’ormai ex leader del Pd Matteo Renzi e anche il resto di’Italia: “Stiamo arrivando”. E ci aveva visto lungo.

A questo punto vi starete domandando il perché del mio sottotitolo. Eccovi svelato l’arcano.

“I blue-jeans che sono un segno di sinistra
con la giacca vanno verso destra
il concerto nello stadio è di sinistra
i prezzi sono un po’ di destra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra?
La pisciata in compagnia è di sinistra
il cesso è sempre in fondo a destra”

Questo scrive Gaber nel pezzo del 1994 ed il suo input mi sembra più che mai attuale: a quanto pare “destra e sinistra” sono nomi vuoti, di facciata, e si ha come l’impressione (e parlo da minorenne non votante) che la gente tracci una X fondandosi su ingialliti luoghi comuni. Forse le persone, votando, si dimenticano che il partito nel quale ripongono la propria fiducia rispecchia loro stessi. Cito nuovamente Michele Serra, il quale dice: “Mi sentirei di riformulare quel vero e proprio slogan della satira che è “il Re è nudo” in “anche il popolo è nudo”, più consono alla società di massa e a popoli che eleggono, a propria immagine e somiglianza, uno come Trump […] Nessuno è innocente. Non è colpa “degli altri” o “del Palazzo” più di quanto sia colpa nostra. E se questo non deve deprimerci, dovrebbe però farci finalmente abbandonare il più imperdonabile dei vizi italiani, che è l’irresponsabilità.”.

Facendo un piccolo salto temporale dal ’94 al 2018, ecco un estratto del singolo “Cara Italia” del tanto amato quanto odiato Ghali:

“Ma che politica è questa?
Qual è la differenza tra sinistra e destra?
Cambiano i ministri ma non la minestra
Il cesso è qui a sinistra, il bagno è in fondo a destra”.

Per quanto possa sembrare assurdo, Gaber e Ghali hanno in comune molto più che la lettera iniziale del loro nome: la ricerca di un senso a una politica che sembra ormai trascendente rispetto alla realtà degli italiani e, contemporaneamente, il desiderio di una presa di coscienza da parte sia delle istituzioni governative sia dei cittadini, che dovrebbero, al di là delle loro ideologie, saper scegliere il meglio per un Paese destinato, altrimenti, al tramonto.

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