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Caro Papa Francesco, nelle visite ai profeti del ‘900 non tralasci la terra di Giovanni XXIII

Caro Papa, venga a incontrare padre Turoldo, don Bepo, don Seghezzi, e i fedeli di Angelo Roncalli.

Caro Papa Francesco

in modo un po’ inconsueto e assolutamente informale mi rivolgo a lei per invitarla nella terra di Papa Giovanni mentre Bergamo e Sotto il Monte attendono l’arrivo delle spoglie del loro santo.

Mi faccio portatore, col mio giornale, di una richiesta interpretando i segnali che tanti fedeli di Bergamo lanciano affinché il loro pastore venga ad accudirli, accarezzarli e guidarli. Come lei ben rimarcò nell’omelia “Pastori secondo il cuore di Dio” (leggi qui).

Mi sono deciso a scriverle, santo Padre, dopo averla vista sulle tombe dei grandi profeti della Chiesa cattolica e del Novecento. Voci splendide del Vangelo e dell’umanità che con la loro vita e il loro esempio hanno dimostrato ciò che ribadì Papa Giovanni XXIII nel suo discorso di apertura del Concilio Vaticano II: L’opera degli uomini, e spesso al di là delle loro aspettative e con sapienza, dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa.

Sono andato a rileggermi quel passaggio del discorso del nostro Papa bergamasco che rimarcava come davanti alla speranza, al coraggio, alla gioia di annunciare la grazia della vita, ci fosse sempre qualcuno che vede catastrofi nelle albe di nuovi giorni. (leggi qui)

“A noi sembra di dover risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo” disse allora Papa Giovanni.

Di fronte a queste parole così preziose, ho pensato alle splendide figure che hanno seguito il tracciato del Concilio Vaticano II: don Primo Mazzolari, don Lorenzo Milani, Padre Pio, don Tonino Bello

Amato Papa Francesco, da successore di Pietro, lei è stato sulle tombe di questi “santi” uomini di Chiesa. E  il prossimo 10 maggio sarà a Nomadelfia, in provincia di Grosseto, dove incontrerà la comunità fondata da don Zeno Saltini.

Di fronte a questi pellegrinaggi che fanno riscoprire quanta grazia la Chiesa ha avuto, mi permetto di invitarla in terra bergamasca, qui dove Angelo Roncalli nacque e si formò alla scuola del seminario e del vescovo Radini Tedeschi, altra luminosa figura che nel 1909 fu accanto agli operai della Zopfi nello sciopero di Ranica.

Venga, Santo Padre, venga a Bergamo. Nel cortile di Sotto il Monte respirerà l’essenza della povertà che profumò tutta la vita di Papa Giovanni XXIII. Poco distante da Sotto il Monte, a Fontanella, è sepolto David Maria Turoldo, altro poeta del Vangelo. Venga a Bergamo, sulla tomba di don Bepo Vavassori che abbracciò gli ultimi e spalancò le porte della Chiesa agli orfani, ai senza lavoro, agli emarginati fondando il Patronato San Vincenzo novant’anni orsono. Venga e scopra l’esemplare vita di don Antonio Seghezzi, assistente diocesano di Azione Cattolica, partigiano, catturato e torturato, morì nel campo di concentramento di Dachau il 21 maggio 1945.

Caro Papa Francesco, non mi resta altro che aspettarla e sperare di vederla qui.

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