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L’attore Lino Guanciale ai giovani: ecco perché è importante andare a teatro

L’invito è esplicito: coltiviamo la bellezza, riempiamo i teatri

“La bellezza salverà il mondo”, scrisse Fëdor Dostoevskj. Nulla di più vero, parola di una sopravvissuta. È nella bellezza dell’arte, tutta, che dobbiamo ricercare la nostra ancora di salvezza. Io l’ho trovata nel Teatro. Grazie al giornalismo, ho scoperto la prosa e coltivato questo nuovo grande amore. Ad ogni spettacolo, lo spettatore si ritrova a respirare allo stesso ritmo dell’attore, a piangere o a ridere insieme al cast.

Il grande Eduardo De Filippo disse che “lo sforzo disperato che compie l’uomo nel tentativo di dare alla vita un qualsiasi significato è teatro”. Queste parole racchiudono il segreto del successo del teatro: va in scena sempre la vita, anche quando si tratta di personaggi o storie inventate. Ci sarà sempre un uomo che gioisce perché diventa padre o perché ha trovato lavoro; ci sarà sempre una madre a crescere i propri figli tra i mille problemi della quotidianità; ci saranno soldati che partiranno per la guerra e scrittori che daranno vita a romanzi; e ci saranno i grandi amori, i “per sempre” e gli addii.

Il teatro è tutto questo. Non potrebbe esistere senza gli attori, i veri protagonisti. Fare l’attore vuole dire avere una grande responsabilità. Aldilà della tecnica, bisogna essere persone dotate di una sensibilità fuori dal normale per interpretare una vita che non è la propria. Bisogna essere puri di cuore per parlare davanti alla gente con limpidezza e naturalezza: il pubblico percepisce la sincerità di spirito di chi ha di fronte. Il pubblico, anche non colto, sa riconoscere un’interpretazione genuina da una fasulla.

Essere attori è anche una fortuna perché è un mestiere stupendo che avrò vita eterna. E si sa, lavorare con passione allunga la vita. In Italia ci sono attori di grande esperienza e tecnica. Tutti nati sul palco di legno. Tra questi l’abruzzese Lino Guanciale, conosciuto i ruoli cinematografici e televisivo di successo. Dal vivo dà il meglio di sé. Per la sua bravura, sensibilità e particolare attenzione al pensiero dei giovani, ho deciso di porre a lui un grande quesito. Perché andare a teatro?

Lino, perché è importante andare a Teatro?

“Il teatro fa bene perché tutto parte dal teatro. Recitare è un gesto rituale. Dall’altro lato c’è lo spettatore che si trova davanti ad una soluzione salvifica e catartica, quasi ancestrale. A volte esiste un pregiudizio, ossia che il teatro sia noioso. Ma non è così. Non è assolutamente così. A volte, quando la magia si innesca si crea qualcosa di unico. Un’esperienza di coesione che rendono possibile stare meglio, rende più capaci di rapportarsi agli altri. Facendo questo mestiere ho imparato a non avere paura dell’altro. Il teatro è un geme di comunità che va coltivato”.

Il teatro è una terapia adatta ad ogni malattia, soprattutto dello spirito. È d’accordo?

“Certo che il teatro è terapeutico. Aiuta a stare meglio con se stessi e con gli altri. Oltretutto la prosa, come ogni arte dal vivo, ha un valore aggiunto: si va a teatro con la certezza di fare un’esperienza unica a sé. Ogni replica ha qualcosa di diverso. Anche il cinema è bello, ma in un modo differente. Si può godere di un bellissimo film al cinema o seduti comodamente a casa nostra sul divano. Il teatro ti obbliga ad uscire di casa e stare in mezzo agli altri”.

Lei è anche insegnante. Quale è la soddisfazione maggiore che riceve dal trasmettere il sapere dell’azione?

“Le soddisfazioni sono parecchie. Sicuramente la più grande è imparare, migliorarsi insegnando. Se gli allievi, con le loro ingenuità e difficoltà, riescono ad assorbire un insegnamento, a sua volta il maestro aumenta il proprio bagaglio di esperienza. Se il ragazzo cresce ed impara, anche io cresco e mi arricchisco”.

Quello dell’attore è un lavoro meraviglioso. Che consigli si sente di dare ai giovani che vogliono intraprendere questa strada?

“Darò il consiglio che sono solito offrire ai ragazzi. Provate ad entrare in una scuola d’arte di ammissione: vi si aprirà una grande opportunità. Non solo per i contatti, ma perché è una esperienza di crescita: la persona si approccia al mondo del teatro e capisce in loco se quella sarà la propria strada o meno. È uno step decisivo per la formazione della persona. Ragazzi, dovete avere ambizione e nessuna paura. Non abbiate paura delle sfide, non abbiate paura di abituarvi ad una vita in continuo movimento. Per gli attori la valigia deve essere sempre pronta”.

L’invito è dunque esplicito: coltiviamo la bellezza, riempiamo i teatri. Usciamo di casa e mettiamo il vestito più bello, quello che i nostri nonni definiscono “della domenica”. Non è solo un fatto di svago, è una questione di civiltà. Le persone che vanno a teatro hanno qualcosa in più. Un quid pluris che a volte è empatia, altre volte è sapere, altre volte ancora è coraggio che si trasforma in forza.

I bambini a cui viene insegnata la bellezza saranno cittadini migliori. Come Peppino Impastato, che credette nella bellezza fino alla morte per mano della mafia. Egli disse: “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. (…) È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”. Niente di più vero.

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