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Da Bergamo a Raqqa contro l’Isis, in “Nessuna resa” Claudio Locatelli racconta la liberazione foto

Il bergamasco Claudio Locatelli nel libro "Nessuna resa. Storia del combattente italiano che ha liberato Raqqa dall'Isis", da poco uscito per Piemme Edizioni e scritto con Alberto Marzocchi, giornalista de Il Fatto Quotidiano, racconta la sua vicenda di "giovane attivista che di fronte all'orrore della guerra ha deciso di stare in prima linea".

A 30 anni, dopo aver aiutato da volontario i terremotati ad Amatrice e gli alluvionati in Veneto, è partito da Bergamo, con un volo diretto in Iraq ed è entrato in Siria, ha imbracciato un fucile e ha combattuto con i curdi contro le milizie dello Stato islamico.

Il bergamasco Claudio Locatelli nel libro “Nessuna resa. Storia del combattente italiano che ha liberato Raqqa dall’Isis”, da poco uscito per Piemme Edizioni e scritto con Alberto Marzocchi, giornalista de Il Fatto Quotidiano, racconta la sua vicenda di “giovane attivista che di fronte all’orrore della guerra ha deciso di stare in prima linea”.

“Mi trovavo in Turchia – racconta Locatelli, appassionato di politica estera e che si è impegnato in passato nelle zone terremotate d’Italia, accanto ai profughi curdi di Kobane e in Palestina – in un campo profughi poco distante dalla Siria, quando qualcosa in me cambiò. Irrimediabilmente. Ero circondato da persone che avevano perso tutto. Dopo quel viaggio scattò in me una scintilla: dovevo fare qualcosa”.

Quella cultura d’odio diventa per lui “una chiamata alle armi”. A febbraio 2017 arriva in Iraq e da là, con pericolose marce notturne, entra in Siria. Dopo un breve addestramento militare partecipa, con il nome di battaglia Ulisse, a quella guerra di liberazione (prima di Tabqa e poi di Raqqa) dal Califfato che resterà nei libri di storia. Tornato in Italia racconta nel libro non solo le pallottole a pochi centimetri dal volto, gli amici feriti nei conflitti a fuoco o il compagno arabo che gli è morto tra le braccia, ma anche “il pericolo Daesh”, che non può dirsi definitivamente scongiurato. L’Isis,
infatti, prima della barbarie e dell’occupazione militare, “è una mentalità, subdola e pericolosa”.

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