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Ubi Banca: l’accusa regge, 30 amministratori a processo

Nel tardo pomeriggio di venerdì la giudice per le udienze preliminari Ilaria Sanesi ha deciso in merito all'indagine su Ubi Banca.

Nel tardo pomeriggio di venerdì 27 aprile 2018 la giudice per le udienze preliminari Ilaria Sanesi ha deciso in merito all’indagine su Ubi Banca. E ha ritenuto fondati i motivi indicati dal pm Fabio Pelosi, rinviando a giudizio gli amministratori della banca e la stessa Ubi. Il processo inizierà il 25 luglio.

Il gup prima di leggere la sua decisione ha precisato che ha ritenuto serio l’impianto accusatorio. L’unico capo di imputazione escluso è quello relativo a una presunta violazione della privacy contestata a Emilio Zanetti ed Ettore Medda: per questa accusa è stato disposto il non luogo a procedere.

Tra le persone rinviate a giudizio ci sono Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi Banca, e Andrea Moltrasio, presidente del consiglio di sorveglianza. Imputata in virtù della legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti anche Ubi Banca.

Due i capi di accusa su cui regge tutto il procedimento: il primo è l’ostacolo alle autorità di vigilanza mentre il secondo è l’influenza illecita sulle decisioni dell’assemblea.

Secondo il pm Pelosi all’interno di Ubi Banca sarebbe stata creata una “cabina di regia” che, sempre secondo l’impianto accusatorio, decideva le nomine di Ubi Banca e delle sue partecipate. Non solo. Questa cabina di regia secondo il pm riusciva a influenzare le decisioni dell’assemblea “con atti simulati e fraudolenti”.

Chi c’era dietro questa regia? Due i nomi su tutti: Emilio Zanetti, all’epoca dei fatti presidente di Bpu, e Giovanni Bazoli, legato all’anima bresciana della Banca Lombarda. I due banchieri diedero vita, fondendo le due banche (una popolare e l’altra di capitali) a Ubi Banca. La regia Zanetti-Bazoli era frutto di una intesa tenuta nascosta a Banca d’Italia e Consob tra le due anime della banca.

Oltre a Zanetti e Bazoli, sono stati rinviati a giudizio gli uomini dei due presunti “fronti” all’intero di Ubi Banca, ovvero i bergamaschi Andrea Moltrasio, l’avvocato Giuseppe Calvi (ex vice presidente vicario del Cds), il commercialista Italo Lucchini (ex Cdg), il notaio Armando Santus (vice presidente Cds), Mario Cera (vice presidente vicario Cds), Mario Mazzoleni (ex Cds), Carlo Garavaglia (ex Cds), Federico Manzoni (ex Cds) e i bresciani Franco Polotti (ex presidente Cdg), Francesca Bazoli (Cds, figlia di Giovanni), Enrico Minelli (ex Cds), Flavio Pizzini (vice presidente Cdg), Pierpaolo Camadini (Cds).

Per il capo di imputazione relativo alla illecita influenza sull’assemblea, il processo interesserà Emilio Zanetti, Giovanni Bazoli, Italo Folonari, Victor Massiah, Andrea Moltrasio, Ettore Medda e Marco Mandelli (entrambi direttori responsabili in Ubi) Giuseppe Sciarrotta e Guido Marchesi (referenti a livello nazionale della gestione libro soci dell’Ubi), Gemma Maria Baglioni (responsabile raccolta deleghe), Enrico Invernizzi (referente operazioni assembleari), Antonella Bardoni (ex direttrice Confiab), Angelo Ondei (ex presidente Confiab) i componenti della Cdo bergamasca Rossano Breno, Matteo Brivio, Ettore Ongis, Stefano Lorenzi, Giovanni d’Aloia.

UBI BANCA RIBADISCE: NESSUN OSTACOLO ALLA VIGILANZA, NESSUNA OMISSIONE INFORMATIVA
Ubi Banca prende atto con rammarico della decisione del Giudice dell’Udienza Preliminare di Bergamo, che ha disposto il rinvio a giudizio di Ubi Banca per gli illeciti amministrativi previsti dall’art. 25 ter, lett. q) e lett. s) D. Lgs.vo 231/01 nonché di alcuni esponenti attualmente in carica in relazione ai reati di cui agli artt. 2636 cod. civ. e 2638 cod. civ., ma nel contempo è certa e ribadisce che il dibattimento, entrando nel merito, dimostrerà l’infondatezza delle accuse rivolte all’ente e ai propri esponenti, ritenendo che non vi sia stato alcun ostacolo alla Vigilanza, alcun patto occulto, alcuna omissione informativa, alcuna influenza nel determinare la maggioranza assembleare.
Al contrario troverà conferma il costante e scrupoloso rispetto di leggi e regolamenti, l’adozione di regole rigorose di governance e la trasparenza di condotta da parte della Banca stessa. Si rammenta ancora che l’assenza di un qualsivoglia occultamento dell’assetto di governance di UBI Banca è già stato confermato dalla sentenza del 17 maggio 2017 della Corte di Appello di Brescia, che ha annullato le sanzioni amministrative inflitte da Consob, confermando l’insussistenza dei fatti contestati. Tutti i componenti dei Consigli e del management aziendale continueranno, come sempre, a svolgere le loro funzioni e a fornire ogni giorno il massimo sforzo di assistenza ai propri clienti, ai territori e alle istituzioni, consapevoli del ruolo chiave che l’Istituto svolge nel sistema Paese.

BAZOLI: “NESSUN OSTACOLO ALLA VIGILANZA DA PARTE MIA”
Il Professore Giovanni Bazoli ha dichiarato: “Prendo atto della decisione, che era prevedibile in considerazione dei limiti propri dell’Udienza Preliminare. Il dibattimento sarà certamente la sede più adeguata per accertare che l’intero impegno da me dedicato alla nascita e all’avvio di Ubi è stato improntato alla massima correttezza e trasparenza”.

JANNONE: “È UNA VITTORIA STORICA”
“È una vittoria storica che voglio dedicare a tutti i soci e gli azionisti delle banche italiane – commenta Giorgio Jannone, presidente dell’Associazione azionisti di Ubi Banca -. Con oggi finisce un’epoca di soprusi, da oggi alcuni protagonisti storici del sistema del credito italiano dovranno finalmente lasciare il potere dopo almeno mezzo secolo di soprusi subiti dai più deboli a favori di pochi potentati. Solo il coraggio della Magistratura e il lavoro indomito della Guardia di Finanza hanno reso credibile le mie denunce, quando, solo contro tutti, urlavo la verità. Adesso dobbiamo tutelare la nostra Banca e sono certo non mancheranno gesti finalmente responsabili di chi, da imputato, non può oggettivamente, e per le norme attinenti alla onorabilità, continuare a guidare un istituto delle dimensioni di Ubi Banca. Dovranno essere risolti problemi di matrice finanziaria di eccezionale rilevanza e mi auguro che i nuovi azionisti di maggioranza sappiano gestire al meglio l’inevitabile passaggio di consegne”.

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