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Bob Dylan rivestito di blues e soul, con la magica voce di Bettye Lavette

Al termine di ogni brano, resti lì, un po’ interdetto e anche sorpreso, come un pugile suonato, perché a volte, raramente, la bellezza può anche essere stordente. da comprare, suggerisce Brother Giober

ARTISTA: Bettye Lavette
TITOLO: Things Have Changed
GIUDIZIO: ****

A volte non bisognerebbe farsi tante domande e chiedersi tanti perché. Come in questo caso, cosa importa sapere perché questo disco suona così bene, perché risulta tanto piacevole, benché presenti canzoni vecchie, passate di moda, cantate da una vecchia signora di oltre settant’anni. Già perché? In realtà potrei fermarmi qui, il disco è decisamente bello ed il segreto sta tutto lì, nella voce dell’artista, in un repertorio eccellente, nella presenza di musicisti di grande livello.

Ciò premesso… Bettye Lavette è una affascinante signora di colore che dopo un lungo penare, all’età di un possibile e meritato pensionamento, riesce a firmare un contratto discografico con una major e a incidere il disco dei suoi sogni: una raccolta di canzoni di Bob Dylan. Lo fa a suo modo, rispolverando un repertorio che non include le canzoni più famose (“perché le hanno già fatte tutti”) ma quelle, salvo rare eccezioni, di “seconda fascia”. Lo fa impossessandone totalmente, rivestendole di blues, di soul intesi non come un genere musicale ma come un’attitudine ad interpretare rasentando le vette espressive raggiunte, nella loro carriera, da Tom Waits, Leonard Cohen, Nina Simone.

Paradossalmente questo disco è tanto più distante dal Dylan autore quanto più vicino a quello di interprete delle ultime prove discografiche. Le canzoni alternano atmosfere più rock (come la title track) a sprazzi più morbidi (Don’t Fall Apart on Me
Tonight); a volte gli arrangiamenti sono ridotti all’osso per cui è sufficiente un soffio di piano e qualche accordo di chitarra, persino una viola, tutti al servizio dalla voce caratteristica dell’artista ora acidula, ora profonda, mai banale.

Al termine di ogni brano, resti lì, un po’ interdetto e anche sorpreso, come un pugile suonato, perché a volte, raramente, la bellezza può anche essere stordente.

Vero: è musica vecchia che pochi oggi hanno la capacità e la pazienza di ascoltare, forse in qualche festival retrospettivo attirerebbe qualche nostalgico (almeno negli Stati Uniti), ma credo non sia importante, almeno tra qualche anno qualcuno saprà che di questi tempi si ascoltava anche musica di questa qualità.

La produzione del disco è affidata a Steve Jordan batterista di vaglia ( Robert Cray, Bruce Springsteen, John Mayer per citare alcuni artisti coni quali ha collaborato) e componente della “resident band” del David Letterman show, mentre i musicisti che hanno collaborato alla stesura del disco sono tutti di grande livello: Pino Palladino, Larry Campbell e persino Keith Richards (presente nella canzone Political World)

Le canzoni? Tutte belle (salvo forse una) e forse non varrebbe nemmeno la pena citarle una a una ma voglio far comunque qualche eccezione.

Things have Changed è posta all’inizio del disco ed è grintosa, incalzante, spigolosa, molto “nera”, da subito si capisce che Bettye Lavette non è un’interprete “normale”.

It Ain’t Me Babe è forse il brano più popolare tra quelli rivisitati e la versione è superba, merito di un arrangiamento essenziale e scarno dove i pochi accordi scanditi dall’organo restano nella mente e non se ne vanno più mentre la voce di Bettye fa il resto.

Dello stesso livello è Don’t Fall Apart on Me Tonight, lenta ed ipnotica, perfetta anche grazie alle note di un piano quasi classico e da un pathos in crescendo che rende il brano imprescindibile, tanto che vorresti non finisse mai.

Originale la versione di Ain’t Talkin, con un arrangiamento che da risalto agli strumenti ad arco e dove l’interpretazione ricorda per intensità quelle più riuscite di Leonard Cohen mentre quasi irriconoscibile è The Times They Are a-changin’ che ha le movenze grintose di un vecchio brano soul di Tina Turner.

Delicata e struggente è Emotionally Yours (ma con un titolo così non poteva essere altrimenti) mentre Going, Going, Gone messa al termine ricorda l’intensità di alcune interpretazioni di Joan Armatrading.

Originale è Political World che vede la presenza alla chitarra di Keith Richards, un brano che dopo un intro blues declina verso ritmi funky con venature reggae. Decisamente delle cose più riuscite di tutta la raccolta.

In definitiva salvo qualche rarissima caduta, Times Have Changed è un gran bel disco, di un interprete di gran livello.

Non so quanti siano in grado di affrontare il repertorio di mr Zimmerman, Bettye Lavette supera la prova a pini voti, dando ad ogni singolo brano nuova linfa. Da comperare.

Se non vuoi ascoltare tutto il disco: Gonna Put Your Lovin’ in the Lay Away

Se il disco ti è piaciuto ascolta anche:

Tom Waits: Used Songs
Leonard Cohen: You Want It Darker
Nina Simone: Baltimore

Legenda giudizio

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi ed andare al cinema
** se non ho proprio altro da ascoltare…
*** in fin dei conti, poteva essere peggio
**** da tempo non sentivo niente del genere
***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

© Riproduzione riservata

Commenti

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  1. Scritto da brixxon53

    Raffinatissimo, da avere nello scaffale dischi…