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Angelo Gotti, il partigiano bergamasco morto troppo giovane per liberare l’Italia

Una puntata originale e commovente di Bergamo Segreta a cura del nostro Marco Cangelli: in occasione del 25 aprile ecco una storia di un giovane partigiano bergamasco, perché il ricordo non appartiene solo ad una ricorrenza

Una puntata originale e commovente di Bergamo Segreta a cura del nostro Marco Cangelli: in occasione del 25 aprile ecco una storia di un giovane partigiano bergamasco, perché il ricordo non appartiene solo ad una ricorrenza.

Tante volte, troppe volte nel corso della mia vita ho sentito dire frasi del tipo “è venuto a mancare troppo presto” oppure “è morto troppo giovane”, frasi che riferiscono a ragazzi scomparsi troppo giovani che hanno lasciato questa Terra prima di poter vivere a fondo la propria vita. Quelle parole, quelle tristi frasi con ogni probabilità sono state pronunciate anche a Villa d’Almè settantaquattro anni fa per Angelo Gotti, un giovane morto troppo presto, morto per la patria.

Correva l’anno 1944 ed Angelo aveva ventidue anni: come molti suoi compaesani lavorava al Linificio – Capanificio Nazionale di Villa d’Almé e come molti di loro svolgeva un ulteriore compito fondamentale: essere uno staffettista della Brigata partigiana delle Fiamme Verdi “Valbrembo”, capeggiata da don Antonio Milesi, curato di Villa d’Alme’ e meglio conosciuto con il nome di battaglia di “Dami”. All’alba del 23 novembre Angelo riceve il compito da Dami di raggiungere il Monte Ubione in compagnia del villese Emanuele Quarti per consegnare alcuni ordini agli uomini della “Valbrembo” accampati lassù quando i due, all’altezza del Passo del Catt (valico che collega Berbenno a Laxolo), vengono sorpresi delle truppe fasciste della 612° Compagnia O.P. di Alberto Resmini.

I due fuggono nella boscaglia, ma se Quarti inciampa in una radice e finisce in un cespuglio che lo salverà, Gotti viene colpito ad una spalla da colpi di mitragliatrice e catturato dai soldati repubblichini. Essendo in possesso di un documento che certificava la sua occupazione al Linificio di Villa d’Alme’, viene in un primo momento scagionato, ma un altro partigiano in precedenza catturato da Resmini rivela l’appartenenza del giovane Angelo alla Brigata “Valbrembo” e ciò spinge i soldati fascisti d interrogare Gotti.

Il ventiduenne viene torturato dagli uomini di Resmini affinché riveli i nomi dei propri compagni, ma di fronte al rifiuto di questo, morente viene legato ad un albero e fucilato in località Cascina Como, nei pressi di Capizzone. Angelo verrà ritrovato esanime dal fratello Cesco e dalla fidanzata Maria Cefis , che lo trasporteranno nel paese natio dove verrà tumulato, prima di esser insignito della medaglia d’oro al valore militare.

Ancora oggi un cippo nei pressi di Cascina Como ricorda Angelo Gotti , nonostante ciò, come scrive lo storico Giuseppe Belotti nel suo libro “I cattolici di Bergamo nella Resistenza”, Angelo Gotti “non era né un blasonato, ne’ un esponente della cultura o della politica” e, aggiungiamo noi, era solo un ragazzo morto troppo giovane per amore della propria patria.

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