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“Vi racconto il trionfo di Salvini grazie all’estrema destra” video

Il bergamasco Paolo Berizzi, inviato di Repubblica, nella sua ultima opera NazItalia parla anche della risalita della Lega con i voti degli estremisti neri

Venticinque aprile, un giorno fondamentale per la storia d’Italia in quanto simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze partigiane durante la seconda guerra mondiale contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione nazista. Vicende di 73 anni fa, ma che è giusto non dimenticare. I motivi li spiega Paolo Berizzi, giornalista 45enne bergamasco, inviato di Repubblica, nella sua ultima opera NazItalia. Il libro è un viaggio in un Paese, il nostro, che si è riscoperto fascista o che forse non ha mai smesso di esserlo. Con altre caratteristiche rispetto a quelle delle camicie nere, ma comunque pericolose.

berizzi

Berizzi, da dove nasce la sua passione per la scrittura?

“Ho iniziato a scrivere a 17 anni da studente del liceo classico Sarpi con Bergamo-oggi. Mi sono laureato in Filosofia alla Statale di Milano con una tesi sulla violenza ultrà nel calcio, continuando a collaborare con alcune testate come Il Giorno. Fino all’assunzione da professionista a Il Borghese con Vittorio Feltri, prima di Libero quotidiano. Poi a 28 anni la prima assunzione a Repubblica, a Bari, per due anni e mezzo. Dal 2003 a Milano e nel 2008 Ezio Mauro mi promuove inviato e proseguo con cronaca e inchieste in Italia toccando macro-temi come il lavoro nero, da cui nasce il libro “Morte a 3 euro. Nuovi schiavi nell’Italia del lavoro”. Da inizio 2000 inizio a occuparmi anche di estrema destra e neo fascismo, e nel 2009 scrivo “Bande nere” e ora “NazItalia”

E l’interesse per questi gruppi politici?

“Dagli stadi. Raccontando il mondo delle Curve, che ora è in gran parte formato da gruppi di destra e estrema destra. Ho sempre frequentato gli impianti italiani. A partire da Bergamo, essendo tifoso atalantino. Da qui ho iniziato a occuparmi di queste fazioni che si manifestano anche lì. Non solo nel calcio, anche nel basket e nell’hockey sul ghiaccio. È diventato un lavoro di denuncia e monitoraggio. Anche nei miei libri”

Si tratta di un tema delicato, che l’ha portata a essere minacciato. Non ha paura?

“Le intimidazioni sono un aspetto che considero non piacevole ma secondario, che non mi turba affatto e che non mi smuove di un millimetro rispetto al mio impegno. Ho sempre considerato questo mestiere come un dovere civile e morale. Facciamo anche un servizio pubblico. In nome di questo non mi fermo e continuo serenamente. Sono grato agli agenti di polizia che da marzo del 2017 si occupano della mia tutela sotto casa, nei luoghi che frequento e agli eventi pubblici a cui partecipo”

Che tipo di minacce ha subìto?

“Su internet per tanti anni. Ma ho sempre lasciato correre. Dal 2017 però questi episodi hanno iniziato a ripetersi con frequenza. Minacce di morte via web, striscioni esposti per strada e fuori da alcune redazioni, tra cui Bergamonews nel marzo scorso. Qualche giorno prima mi avevano inciso sulla carrozzeria dell’auto un crocifisso sul cofano, una svastica su una delle portiere e un simbolo delle SS su un’altra. Da lì è iniziata la tutela della polizia. Ma ci convivo in modo sereno. La mia famiglia, in particolare mia figlia di 12 anni, all’inizio era preoccupata. Ma ora ci siamo abituati”

Quali gruppi di estrema destra ci sono in Bergamasca?

“Questo fenomeno qui è meno diffuso rispetto ad altre città come Roma, Varese o in Veneto, dove hanno radici storiche più forti. A Bergamo è ridotto, ma non è che non sia presente. Abbiamo Casa Pound e Forza Nuova, che sono i due principali gruppi. Poi i Mab nazionalsocialisti, che sono gemellati con i neonazisti Dora di Varese. Si  rifanno a Hitler. Queste tre realtà hanno qualche decina di iscritti. È una presenza da non trascurare comunque. Sono pericolosi per il messaggio che portano avanti, perché spesso i ragazzi di oggi si lasciano trascinare”

Di cosa parla in particolare il suo libro NazItalia?

Si tratta di un viaggio nell’Italia che si è riscoperta fascista o che forse non ha mai smesso di esserlo. Per fascismo non intendo quello delle camicie nere o del fez. È un fenomeno disomogeneo e quindi pericoloso. Si esprime con forme nuove rispetto a quello che ci ha raccontato la storia. Le idee sono le stesse, ma le forme completamente diverse. Il mio volume racconta con storie, retroscena e inchieste, la permeabilità del nostro Paese. Che per inerzia, senza accorgersi, ha assorbito, tollerato accettato parole d’ordine e slogan che credevamo dimenticati. Abbiamo accettato ad esempio le ronde, che sono simbolo di una deriva regressiva. In nome di ‘prima gli italiani’ questi gruppi fanno una guerra contro il nuovo nemico che è lo straniero”

Ci sono riferimenti a Bergamo?

“Sì, ce ne sono alcuni. Come il corteo di Forza nuova del 2009 con il fondatore Roberto Fiore e don Giulio Tam, prete nero ora scomunicato. Sfilavano per l’apertura della loro sede con caschi, bastoni e facendo il saluto romano. Fu una giornata di scontri violenti con i centri sociali che manifestavano dal fronte opposto. Io c’ero e mi colpì in particolare la presenza di questo prete, proprio in una città cattolica come la nostra”

Tratta anche la politica attuale nel libro?

“Certo, in particolare di ‘fascioleghismo’. Si tratta di un esperimento creato da Matteo Salvini che con la Lega, ha prima appoggiato e poi ha preso i voti dell’estrema destra. Lui ha sempre minimizzato l’estremismo nero. Anzi, lo ha caldeggiato. Salvini ha trasformato il partito, lo ha aperto all’ultradestra, che ad esempio Bossi aveva sempre ripudiato. In questo modo ha raccolto quei consensi che gli hanno permesso di trionfare alle ultime elezioni del 4 marzo”

Perché nel 2018 è ancora importante parlare di questi temi?

“Perché da un po’ di tempo i fascisti hanno rialzato la testa e il braccio destro a loro tanto caro. Sono alla ricerca di un legittimazione da parte dell’opinione pubblica e mischiando beneficenza a violenza sono riusciti a riaffermare le proprie idee sia nella piazze che sul web. Spesso in questi anni si è banalizzato e molti hanno fatto finta di non vedere. Anche a sinistra, come Renzi che dopo la strage di Macerata non ha preso una posizione netta. Questo è molto pericoloso perché offre occasioni a queste formazioni di riuscire a occupare spazi e entrare nel discorso pubblico”.

NazItalia sarà presentato a Bergamo il 21 maggio alle 21 al Mutuo Soccorso di via Zambonate, con Maurizio Martina, Giacomo Stucchi e Gigi Riva come moderatore. La prima presentazione sarà il 7 maggio alle 18.30 al teatro Franco Parenti di Milano, con Liliana Segre, Roberto Maroni, Francesco Merlo e un intervento musicale di Omar Pedrini.

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