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"Facciamo luce": la campagna dei Giovani dell'Avis contro le malattie sessualmente trasmissibili - BergamoNews
L'incontro

“Facciamo luce”: la campagna dei Giovani dell’Avis contro le malattie sessualmente trasmissibili

L’impegno di Avis è mosso verso campagne di sensibilizzazione e informazione che permettono di migliorare la conoscenza valorizzando la consapevolezza di donatori e non

“Facciamo luce” sulle malattie sessualmente trasmissibili è l’obiettivo della campagna promossa da Avis provinciale Bergamo per tenere alta l’attenzione sulle MTS e sui corretti stili di vita per prevenirle.

Presso la sede dell’associazione, si è tenuta la serata “MTS: facciamo luce”, culmine del progetto informativo, organizzata dal Gruppo giovani per approfondire la tematica dal punto di vista sociale e psicologico.

Artemio Trapattoni, presidente della sezione, ha presentato l’evento tenuto dalla psicologa clinica Silvia Nessi, già collaboratrice Avis ed esperta di incontri con gli alunni delle scuole. Punto di partenza dell’incontro, è stata l’importanza dell’educazione all’affettività il cui obiettivo è risaltare la complessità della sessualità umana, caratterizzata non solo da fattori biologici, ma anche sociali e psicologici.

Un’esperienza ricca che, però, può essere sciupata da aspetti quali le MTS e le infezioni sessualmente trasmissibili (IST); costituiscono, infatti, uno dei più seri problemi mondiali di salute pubblica ed hanno un forte impatto sulla sicurezza trasfusionale, nonostante in questi ultimi anni siano spesso sottostimate. Il rischio per l’ammalato trasfuso è ormai quasi vicino allo zero, ma rimane importante continuare ad informare su queste patologie affinché le persone siano attive nel promuovere la propria salute personale, sessuale e riproduttiva, e come donatori.

Dal quadro emerso, il problema maggiore in questo ambito è, infatti, la reticenza a parlarne poiché si tratta di malattie considerate tutt’ora tipiche solo di certe categorie della società quali prostitute, tossicodipendenti e gay. Persistono perciò pregiudizi riguardo l’uso dell’unico contraccettivo che tutela dalle infezioni, il preservativo, soprattutto nei rapporti anali femminili per cui viene usato nel 70% in meno di casi rispetto a quanto facciano gli omosessuali. Inoltre, il 40% di coloro che non usano il profilattico sono motivati dalla fiducia nei confronti del partner e -addirittura- vi è chi non crede che le MTS si trasmettano con rapporti sessuali non protetti, dimostrando l’importanza delle campagne di informazione soprattutto rivolte agli adulti che non sono mai stati correttamente aggiornati.

La psicologa ha osservato come, nelle campagne contro l’AIDS diffuse negli anni ’90, l’attore tipico fosse alto, di sesso maschile, emaciato ovvero un portatore così visibile di questa malattia da generare disgusto negli altri; i dati attuali però raccontano una situazione diversa: generalmente l’ammalato non è più solo un ragazzo isolato, ma anche persone socialmente inserite nella società che hanno molte relazioni e che tendenzialmente vivono nelle regioni più sviluppate. “L’HIV oggi è vestito bene!” ipotizza metaforicamente la relatrice, anche poiché si è scoperto che l’AIDS può essere molto infettiva, nei suoi primi stadi più blandi in cui il portatore è ancora inconsapevole.

Trasmissibili per via sessuale come accade soprattutto nei paesi industrializzati, ma anche attraverso il sangue ed il latte materno, modalità tipiche dei paesi sottosviluppati, le MTS sono diffuse in tutto il mondo e colpiscono, con sintomi diversi, principalmente alcune fasce d’età. I più giovani di 15-24 anni spesso non sono del tutto coscienti di come anche il primo rapporto possa essere fatale; così anche gli adulti di 25-55 anni sono più esposti a causa dell’aumento di separazioni e divorzi che portano ad avere nuove relazioni con il pregiudizio dell’”effetto Superman”: “Ormai siamo 50enni e maturi, non può più capitare a noi!” Tra le cause si aggiungono fattori sociali attuali tra cui la possibilità di viaggiare, l’immigrazione, il turismo del sesso, la promiscuità e la precocità sessuale.

In questo contesto, l’impegno di Avis è mosso verso campagne di sensibilizzazione e informazione, come questa, che permettono di conoscere meglio ed analizzare la situazione, valorizzando la consapevolezza di donatori e non.

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