L'analisi

Super volata finale: la Dea c’è! Cosa rimane dopo Atalanta-Torino

1- Non sappiamo se le temperature estive fossero date dal primo caldo o da uno stadio bollente. Sole cocente, fuego caliente: in un clima tipico delle spiaggie riminesi in pieno agosto, senza un filo d’aria ad accarezzare le bandiere e i volti grondanti di sudore, il pubblico bergamasco sente il momento decisivo e accompagna la Dea sulle ali della vittoria. L’immenso “Bandierù” che ha accolto le squadre era come un abbraccio sproporzionato,grande quanto l’amore di questa terra per questa maglia. Strisce di colore baciate dalla luce solare che le fa risplendere ancora di più e che riempiono il cuore pulsante del tifo, la Curva Nord. Ogni qual volta che quel drappo gigantesco comincia a salire e ingloba tutta la Pisani un brivido e un senso di ammirazione percorre tutto il corpo. Adrenalina pura. E quando l’arbitro decide a metà secondo tempo di sospendere il gioco per il time-out il pubblico sugli spalti,come ce ne fosse bisogno, si scalda e tutto lo stadio ricolmo di entusiasmo e passione inizia a saltellare sulle note di “Siam Bergamaschi e non conosciam confine”, ormai inno della nuova Dea gasperiniana in formato europea.

2- Il risultato in campo non è importante ma è fondamentale in quella che è stata una domenica semplicemente perfetta con la Dea che torna al 6^ posto guadagnando punti su tutte le rivali. I neroazzurri hanno saputo cogliere al balzo l’occasione ghiottissima offerta dalle sconfitte, più o meno attese, degli anticipi di Fiorentina e Milan a cui poi si è aggiunta nella domenica poneriggio la netta battuta d’arresto della Samp all’Olimpico contro la Lazio scandita dalle esultanze dei tifosi atalantini ogni qual volta sul tabellone dell’Atleti Azzurri d’Italia appariva il risultato di Roma. Tra tutte le contendenti in corsa per l’Europa la squadra di Gasperini alla 15^ vittoria in campionato, nonostante le 46 gare nelle gambe, è risultata quella più in palla con una forza fisica e una sicurezza mentale(soprattutto dopo il pareggio istantaneo dei granata) superiore alle altre, quella che ha segnato più gol(52) e ne ha subiti di meno(35) dimostrando coralità davanti (con la consueta pecca del non concretizzare le tante occasioni e i tanti tiri verso lo porta avversaria) e solidità difensiva. L’Atalanta ai numeri statistiche alla mano ha annientato un Torino che veniva a Bergamo conscio dell’ultima cartuccia da sparare ma che alla fine, giocando di rimessa e con lanci lunghi, è risultato poco aggressivo (solo nei primi istanti di gara poi si è spento) e pericoloso, è stato preso a pallonate, è capitolato in due circostanze fotocopia in cui il povero Bonifazi,adattato al ruolo, è andato fuori giri, e alla fine ha dovuto riconoscere pubblicamente la superiorità manifesta della Dea. Il “Gallo”, ben braccato da Caldara(che rientro top per il difensore di Scanzorosciate), non trova spazi in profondità e non riesce a sfruttare il gioco aereo; Ljajic, fulcro di pericolosità, e il giovane Edera(unica nota positiva granata) si muovono ma il tutto finisce per essere fine a sé stesso. A centrocampo manca un vero e proprio regista alla Freuler se vogliamo con Rincon e Acquah che son giocatori più di strappo, contrasto e inserimento piuttosto che di costruzione. Alla fine nel cuore del campo il Torino è stato surclassato dal ritmo, dalla qualità di impostazione e di gestione palla dei centrali neroazzurri che offrono un’altra prova estremamente super, condita da una prestazione ottima di Cristante, che fra le linee spariglia le carte ed è il re indiscusso sulle palle alte.

3- Non dimentichiamo che questa squadra sta disputando queste ultime partite senza pedine importanti del calibro di Ilicic,Spinazzola, Palomino a cui ieri si è aggiunto un febbricitante Masiello, perno indiscusso e leader assoluto, e un Petagna ancora acciaccato. Dunque grande spirito di sacrificio e abnegazione nonostante la stanchezza comincia a farsi sentire. Ma in questo periodo è più una questione mentale: se c’è testa ci sono anche i muscoli, se la mentalità è quella giusta le gambe vanno di conseguenza.

4- In fondo bastava un po’ di continuità e anche gente come Castagne e Gosens sono usciti alla grande. Altro miracolo di Sartori e della sua troupe che li ha scovati e di Gasperini che li ha saputi inserire e gestire.Se Castagne da tempo effettua la staffetta con Hateboer, Gosens prima delle ultime sfide non aveva racimolato molti minuti con l’unica vera giornata di gloria al Goodison Park con il gol del 3-1 in casa dell’Everton che di fatto ha sigillato la qualificazione ai sedicesimi. La rete, meritata,che ha deciso la sfida con il Toro è solo frutto di un percorso ascendente dell’umile teutonico, che offre un lavoro sempre positivo in entrambe le fasi di gioco e risulta molto più propositivo, nonostante non abbia piedi fatati. Intanto ha insaccato un pallone che potrebbe rivelarsi decisivo alla causa neroazzurra…

5- Per un Gosens in ascesi, c’è un Hateboer che non convince ancora a pieno. Inutile, noioso essere ripetitivi e dispiace anche per la carovana di amici e parenti giunti per lui dai Paesi Bassi ma anche contro Belotti & C. l’olandese non sfrutta mai le sue doti principali, la sua corsa, anzi a volte pare frenare e appoggiarsi ai compagni. Unica attenuante del caso: stavolta l’avversario di fascia era l’esperto e fisico Ansaldi.

6- Capitolo Barrow, altra prova da applausi: conta 1, vale 2, prima finalizzatore e poi rifinitore. Un primo tempo da vera punta che cerca il primo gol sotto la Nord e instaura un duello con Sirigu:girata rasoterra di destro prima, sterzata su Burdisso e sinistro sul primo palo da posizione defilata respinto con i piedi poi, e infine mancino potente ma centrale servito da Cristante che trova ancora l’opposizione dell’estremo difensore avversario. Burdisso fatica a trattenerlo, sembra una sfida tra l’alfa e l’omega, e il numero 99 è sempre sguasciante e vispo e nella ripresa si mette più a servire dei compagni ed è protagonista assoluto delle due marcature atalantine: in occasione del primo gol scambia prima con Cristante e poi pennella un cioccolatino per Freuler che deve solo appoggiare in porta, mente sul secondo ha il merito di portare a spasso il centrocampo del Torino e avviare l’azione offensiva orobica.
Il nuovo crack del vivaio fertile dopo i quattro squilli offerti nei match in cui è stato chiamato in causa contro SPAL, Inter,Benevento e appunto Torino, sarà sicuramente un’arma in più nella volata finale. Una suggestione? I tifosi e gli addetti ai lavori non vedono l’ora di vederlo in un tridente tutto nuovo e da scoprire con Gomez e Ilicic che al solo pensiero stuzzica la fantasia per un attacco a dir poco pirotecnico. Staremo a vedere, intanto godiamoci(senza pretendere il trascendentale) l’esplosione, l’incoscienza e la spensieratezza di questo ragazzo classe ’98 che ha subito metabolizzato il salto dal calcio giovanile alla Serie A e sta pian piano facendo breccia nelle grazie dei fans neroazzurri. E mister Gasperini ne ha già adocchiati altri che stanno facendo grande la Primavera di Brambilla e li ha anche già convocati per iniziare a far respirare loro l’aria del mondo dei professionisti. Tra questi il Kulusevski,centrocampista centrale di qualità e fantasia, Elia,esterno d’attacco fisico e prorompente, Latte Lath rientrato a gennaio dall’esperienza zemaniana di Pescara, e Del Prato, un vero e proprio jolly avendo iniziato come attaccante e finendo poi per essere arretrato in difesa come terzino o centrale molto veloce e aggressivo.

7- Tornando a parlare di centrocampo, la coppia di mediani ormai ben collaudata e preziosa ha sovrastato gli avversari di reparto con ritmo tambureggiante, corsa, chilometri e geometrie. Freuler, non è una novità, è imprescindibile per quantità,qualità e precisione e negli ultimi quattro giorni ha dato il “la” sia al Vigorito che all’ombra della Maresana alle vittorie che hanno permesso alla Dea di balzare al sesto posto nella graduatoria tramutando in gol con grande fermezza e calma olimpica due azioni da riproporre ai ragazzini in tutte scuole calcio. Il compagno De Roon, protagonista dell’ennesima prova di intelligenza tattica,forza fisica e polmoni d’acciaio dopo un match a guardia di Ljajic ha regalato un post partita tutto da brividi facendo da scaldapubblico con tutti gli spettatori festanti assiepati in ogni angolo dell’impianto di viale Giulio Cesare. Un momento da ricordare, un quadretto da incorniciare che sigilla ancor più forte il legame tra l’olandese e la città di Bergamo, un’amore che forse non era mai appassito anche dopo una stagione lontana dalle Mura di Città Alta, ed è subito risbocciato, rifiorito.

8- Ora più che mai tutto il destino è concentrato nelle mani dell’Atalanta che tiene le redini di un gioco tanto bello ed emozionante quale l’Europa League dove tutti i tifosi vorrebbero tornare per rivivere la miriade di sensazioni provate nella cavalcata di questa stagione. 4 turni al termine, sempre meno al gong finale. La formazione di Gasperini si presenta qualche metro avanti nello sprint finale e ha tutta la volontà di rimanerci. Per farlo domenica ecco un’altra possibilità : sempre a Bergamo arriva il Genoa, che con la vittoria sul Verona ha raggiunto virtualmente la salvezza. Vincere per allungare perché come disse Vincenzo Nibali staccare il gruppo prima è meglio che lottare nella volata!

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