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Il papà di Riccardo, morto a Bergamo: via l'anonimato di chi dona organi, è boom di firme - BergamoNews
La petizione

Il papà di Riccardo, morto a Bergamo: via l’anonimato di chi dona organi, è boom di firme

Il 45enne di Lecco su Change.org ha già raggiunto quasi 14mila firme in sole due settimane

Nel gennaio del 2017 Marco Galbiati ha perso il suo Riccardo, 15 anni, morto all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo in seguito a un infarto che l’aveva colpito mentre sciava sulle piste dell’Aprica. L’ultimo gesto d’amore insieme al figlio fu quello di donare gli organi. Reni, fegato e cornee. Da allora Galbiati sta lottando per sapere chi li ha ricevuti.

Il 45enne di Lecco ha lanciato una petizione su Change.org che ha raggiunto quasi 14mila firme in sole due settimane. Firme che consentiranno di proporre “con forza al Parlamento la modifica di una legge ingiusta”.

In Italia, spiega nel video che accompagna l’appello rivolto ai Ministeri della Salute e della Giustizia, all’Ordine nazionale dei giornalisti a quello dei Medici Chirurghi, al Parlamento e alla Commissione europea, c’è una “legge ingiusta che vieta ai famigliari dei donatori e ai riceventi organi di conoscersi e incontrarsi”. Introdotta nel 1999 per tutelare la privacy in un contesto molto delicato, secondo Galbiati “schiaccia un diritto umano” perché “decide al posto delle famiglie”.

La proposta è quindi di modificarla, facendo sì che “se entrambi le parti lo desiderano”, possano “avere la possibilità di conoscersi, magari con un supporto psicologico come avviene in altri Paesi”. Cosa che, nonostante la legge, Galbiati è riuscito in parte a fare. “Tramite i social – racconta – ho incontrato il ragazzo che ha ricevuto il rene destro di mio figlio. Conoscerci e raccontargli chi era Ricky è stata un’emozione immensa e molto positiva, e lo è stato per entrambi”.

Come Marco sono tanti i genitori e i parenti che cullano il sogno di incontrare le persone che continuano a vivere grazie agli organi espiantati dal corpo di un marito, di una moglie, di un figlio.

Tra gli esempi più positivi e che potrebbe dare slancio alla proposta di Galbiati, c’è quello dell’incontro tra Fabrizio Frizzi e la piccola Valeria che a 12 anni aveva ricevuto dal compianto conduttore il midollo osseo: una donazione dalla quale era nata una bellissima amicizia, con i due che si erano incontrati per la prima volta allo stadio Bentegodi di Verona durante la partita del cuore e si erano sciolti in un lungo abbraccio tra lacrime di gioia.

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