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Fuga e schianto a Cene con la droga in auto: era ergastolano in permesso lavorativo - BergamoNews
Storia criminale

Fuga e schianto a Cene con la droga in auto: era ergastolano in permesso lavorativo

Il protagonista dell’incidente di mercoledì sera, al termine di un inseguimento coi carabinieri, è un personaggio noto alle forze dell’ordine, conosciuto come “la primula rossa” della Val Seriana.

Un soprannome da film e un curriculum criminale ampio e variegato: il nome di Sergio Bernini, conosciuto anche come “La primula rossa” della Val Seriana, è entrato nelle cronache, locali ma non solo, già negli anni ’70, ed è ritornato alla ribalta nella serata di mercoledì 18 aprile quando con la sua auto si è schiantato contro il furgoncino di una ditta di Onore parcheggiato in piazza Italia a Cene dopo una fuga a folle velocità lungo la Val Rossa.

Bernini, 67 anni, non aveva rispettato l’alt intimatogli a un posto di blocco dai carabinieri, dando così il via a un breve inseguimento, terminato con l’incidente nel quale è rimasto ferito non in modo grave: un personaggio molto conosciuto dai militari dell’Arma che proprio per questo avrebbero voluto sottoporlo al controllo stradale.

Quando i carabinieri di Fiorano al Serio l’hanno raggiunto, in auto gli hanno trovato un chilo di marijuana nascosto nel portabagagli.

Un ritrovamento che lo mette nei guai considerando che sta scontando un ergastolo e, a mitigazione della pena, godeva di una semilibertà che gli permetteva di lavorare nelle ore diurne prima di tornare in carcere in serata, possibilità che difficilmente gli verrà concessa di nuovo. 

Il caso sicuramente più grande in cui è stato implicato risale al 5 gennaio 1974 quando a Oberriet, in Svizzera, tre finanzieri vennero trucidati da una banda in fuga da Buchs, dove si era appena consumata una rapina a mano armata in banca.

Per quell’episodio, sulla sua testa e quella di altri tre complici, venne posta una taglia di cinque milioni di lire: Bernini venne arrestato qualche mese più tardi, insieme al fratello Carlo e a un altro bergamasco, Carlo Gritti di Alzano Lombardo.

Ma il suo nome spunta anche nell’omicidio di una guardia giurata della filiale della Cassa di Risparmio di Savona a Borgo Verezzi, delitto per il quale è stato condannato all’ergastolo, nell’assassinio del custode della Radici-Fil di Casnigo del 20 settembre ’72 e in quello di Armando Poli del 7 febbraio 1978 lungo la strada della Val Gandino.

E poi ancora il tentato sequestro di un geometra, rapine, droga e un’evasione dall’ospedale di Sampierdarena nel 1979, dove si trovava piantonato in stato di arresto accusato dell’omicidio delle guardie Svizzere: venne catturato solo cinque anni dopo a Lerici.

Ora il nuovo arresto per essere stato trovato in possesso di un chilo di droga: un percorso quasi parallelo a quello dell’ex complice Carlo Gritti, finito in manette nel 2014 accusato di gestire la rete dello spaccio locale durante i permessi di lavoro, approfittando cioè della semilibertà da via Gleno per amministrare il traffico sulla piazza bresciana.

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