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“L’ora di legalità” di Giorgio Pasotti: “Adolescenza uno dei momenti più difficili”

L'attore bergamasco parla di fronte agli studenti di Natta, Fantoni, Galli e del Liceo La Traccia: "Grazie allo sport sono stato educato e formato fuori dalla famiglia".

“L’ora di legalità”, non è uno spettacolo teatrale come tanti altri. Nato come prosa, è diventato qualcosa di più: sessanta minuti di riflessione comune. Ma non è solo questo: i ragazzi tra il pubblico dell’auditorium dell’Istitutito Tecnico “Giulio Natta” di Bergamo posso testimoniarlo. L’alternativa ora di lezione è andata in scena nella mattinata di mercoledì 18 aprile. Tra i presenti, oltre ai ragazzi del Natta, gli alunni della Scuola D’arte A. Fantoni di Bergamo, dell’Isis Guido Galli e del Liceo La Traccia di Calcinate.

giorgio pasotti

Sul palco a scuotere i giovani animi Giorgio Pasotti, noto attore nato e cresciuto a Bergamo. “Per la prima volta sono andato al lavoro in motorino” scherza ai microfoni subito dopo l’intensa ora di legalità. L’attore orobico, con semplicità e simpatia, ha portato alla conoscenza e alla memoria di tutti le parole di grandi uomini della storia. Uomini che hanno lasciato il segno prima di andarsene da questo mondo, ed è per questo che li ricordiamo. Tutti accomunati da un prezioso filo rosso: il senso di legalità e di rispetto della legge. Un legame che supera il semplice concetto di legale, troppe volte abusato. Da il Cesare Beccaria dei delitti e delle pene, al Manzoni de “I promessi sposi”; da “Se questo è un uomo” di Primo Levi, alla storia vera di Oskar Schlinder raccontata da Steven Spielberg; agli eroi vittime di mafia. Nessuno più dei giudici Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e del giornalista Peppino impastato potrà incarnare il senso di amore e rispetto per le leggi, lo Stato e la persona.

“Quando si parla di legalità l’adolescenza è forse uno dei momenti più difficili – commenta Pasotti – io sono stato fortunato. Grazie allo sport sono stato educato e formato fuori dalla famiglia. Ho imparato il rispetto per le regole e per gli altri”. Ma anche la scuola ha un ruolo fondamentale. In questo si coglie il senso dello spettacolo.

Pasotti coinvolge professori e studenti per un’ora intera: propone domande e spunti di riflessione, mantenendo costante l’attenzione dei ragazzi. Con sorpresa di tutti, inizia a chiamare dei ragazzi sul palco: ecco che lo spettacolo di prosa diventa un laboratorio per attori in erba. Il risultato? Una lezione di legalità, di teatro, ma soprattutto di coraggio. Ci vuole coraggio ad alzarsi dalle sedie dell’auditorium e trasformarsi da semplici spettatori in attori. Un modus operandi innovativo ed efficace, arricchito dall’esperienza umana e artistica di Giorgio Pasotti.

Ad accompagnare lo spettacolo, la Costituzione italiana, che dal 1948 ad oggi enuncia i diritti fondamentali del cittadino. Il principio di legalità non può non includere in sé quello di una pena che tenda alla rieducazione del condannato. Una pena che non sia un dogma immutabile, me che sia certa e giusta allo stesso tempo, nella prospettiva di una futura risocializzazione del reo. “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, enuncia l’art 27 della Costituzione. Un testo che ha simbolicamente ricoperto le lunghe pareti laterali dell’auditorium del Natta: un teatro riflessivo ma contemporaneamente tangibile.

“Lo spettacolo – spiega Davide Cavuti, regista di “L’ora di legalità” – nasce con l’intento e la certezza che sia possibile costruire un ponte di solidarietà tra le istituzioni e i cittadini che passi però anche attraverso la partecipazione di tutti per riaffermare i valori irrinunciabili della libertà, dei principi insostituibili della legalità; soltanto se l’azione di lotta sarà radicata saldamente nelle coscienze e nella cultura dei giovani, essa potrà acquisire caratteristiche di duratura efficienza”.

Dopo sessanta minuti di riflessioni e risate stimolate dal carattere coinvolgente di Pasotti, i ragazzi sono tornati diversi, più ricchi rispetto al risveglio. Del resto, è da loro e con loro che la società si rigenera. Il Teatro insegna ad essere coraggiosi, ad affrontare la paura del giudizio e dell’errore. Timori che nella vita reale possono diventare inquietudini. Come disse Giovanni Falcone “Il vigliacco muore più volte al giorno, il coraggioso una volta sola”. Il coraggio è lo spartiacque che si differenzia il semplice uomo dal cittadino”.

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