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“Sono Muhammad, ho 15 anni e vivo in Siria: racconto la guerra sui social”

Attraverso Instagram racconta al mondo la sua casa, la sua Siria, che da anni si è trasformata in disperazione e macerie

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Muhammad Najem è un giovane siriano che ha vissuto la guerra e la vive tutt’ora, la nostra Valentina è riuscita a contattarlo e a parlarci: questa è la sua storia.

Si chiama Muhammad Najem, ha 15 anni e vive in Siria. Questo potrebbe essere l’inizio del racconto di un ragazzo, di una storia che come tante altre sta vivendo in questo territorio non troppo lontano da noi, con la guerra.

Muhammad non è diverso dai suoi coetanei siriani, anche lui ha passato gli ultimi sette anni con la guerra, in quella stessa terra in cui lui è nato e cresciuto insieme ai suoi fratelli e ad i suoi amici. Da sette anni però tutto è cambiato, si è ribaltato e la sua vita, da semplice bambino, è maturata in tutt’altro. Passando metà della propria esistenza in un territorio di morte e distruzione, vedendo i propri amici e parenti morire a causa di bombe ed armi, ha deciso di non tacere più e di utilizzare i social come mezzo per mostrare a tutto il mondo la sua casa, la sua Siria, che da anni si è trasformata in disperazione e macerie. Ha iniziato quindi a postare immagini, video dove mostra la sua scuola, i suoi amici, la sua città e il dolore, la disperazione che solo in quei casi si può provare, facendo capire quanto sia facile perdere tutto da un momento all’altro, lui, che coi suoi 15 anni, gli occhi chiari e i capelli biondi, dovrebbe vivere tutto eccetto la guerra.

Muhammad Najem

A dicembre postava sui social immagini che lo ritraevano coi suoi amici fra i banchi di scuola, a febbraio, solo due mesi dopo, mostrava come quei banchi di scuola fossero stati distrutti a causa dei bombardamenti che hanno colpito la sua città, Gouta. Muhammad ha deciso di non stare più in silenzio e posta tutto ciò che lo colpisce, racconta ogni episodio, mostra immagini delicate ritraendo spesso anche bambini feriti dalle bombe, ed è inevitabile, a volte, mostrare foto di corpi sanguinanti perché spesso è necessario vedere per poter capire, non sempre le parole possono bastare.

Muhammad Najem

Racconta della città che viene bombardata, posta un’immagine di palazzi distrutti raccontando come un suo amico e la sua famiglia siano appena morti, posta l’immagine di lui con un altro suoi amico che è appena stato dimesso dall’ospedale dopo essere stato colpito da un bombardamento che ha ucciso un altro compagno. Muhammad ha 15 anni, eppure parla e racconta la sua vita sotto le foto e i video che posta come se fosse un uomo, come se sapesse che ormai la morte fa parte di una realtà da cui non si può scappare, lui che la morte la vede tutti i giorni e la racconta costantemente al resto del mondo.

Ciò che si fa difficoltà a capire e spiegare è come il resto del mondo, di fronte a tanto massacro, possa restare indifferente ed è proprio questa sua rabbia a tale situazione che lo ha spinto ha creare un simbolo, coprire la propria bocca con una mano.

Muhammad Najem

Ad inizio febbraio posta l’immagine di sé stesso con questa posizione, coprendosi la bocca e spiega che questo simbolo nasce a seguito dell’utilizzo di gas al cloro contro i civili siriani, da parte di Assad, ed ancora, un video che lo ritrae inizialmente nella stessa posizione, è stato postato pochi giorni fa, dopo che 100 persone sono morte a causa di un altro presunto attacco chimico contro la popolazione, uccidendo donne, uomini e molto bambini.

Muhammad ha 15 anni, è un ragazzo siriano che ha vissuto metà della propria vita in un paese dove morire sotto le bombe è diventato quotidiano. Si è trasformato in un reporter di guerra usando i social come strumento per far sapere al mondo cosa accadeva davvero attorno a lui in Siria, si è trasformato in un uomo ed è diventato un simbolo postando l’immagine di sé stesso con la bocca coperta. Lui ci ha mostrato le cose per come sono davvero, senza nascondere nulla perché ormai non ha più molto da perdere. E se non bastano le immagini e i suoi racconti per farci aprire gli occhi, smettere di nasconderci rimanendo ad osservare in silenzio inermi, forse i dati ci possono aiutare.

Secondo l’Osservatorio dei diritti umani in Siria dal 2011 al 2017 i morti erano circa 465 mila, fra cui 96.073 sarebbero le vittime civili. Secondo invece Syrian network for human rights, nel marzo del 2017, i morti civili sarebbero stati 206.923. Se ci sono inesattezze sui dati relativi alle vittime, una certezza univoca c’è, sono passati ormai 7 anni dall’inizio della guerra, una guerra che è presente ora, in questo esatto momento e mentre voi state leggendo queste parole, in Siria la gente muore, per bombe, per armi, per mancanza di medicine e tutto questo accade esattamente ora.

Muhammad è diventato un testimone diretto di tutto questo, ci ha raccontato la sua vita, le sue perdite, ci ha mostrato foto e video di testimonianza, ma questo è il punto della storia dove siamo noi a decidere cosa fare, alziamo la voce o restiamo a guardare in silenzio? Cosa volete fare?

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