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"Vorrei tanto conoscere il bergamasco che vive grazie al rene di mio figlio" - BergamoNews
La mamma

“Vorrei tanto conoscere il bergamasco che vive grazie al rene di mio figlio”

Rosa lancia il suo appello per incontrare le cinque persone salvate da uno degli organi espiantati dal corpo del figlio Alessandro, uno dei quali donato a un bergamasco: "Mi piacerebbe continuare in qualche modo ad amarlo".

“Il personale sanitario ed amministrativo impegnato nelle attività di prelievo e di trapianto è tenuto a garantire l’anonimato dei dati relativi al donatore ed al ricevente”: la legislazione italiana in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti è chiara.

Il tema, scottante e sempre di grandissima attualità, è disciplinato dalla legge 91 dell’1 aprile 1999 che, in particolare all’articolo 18, stabilisce come i medici siano tenuti alla riservatezza riguardo le generalità delle persone coinvolte in un percorso delicato e complicato.

Un’accortezza necessaria per evitare che si possano creare legami con conseguenze negative tra la famiglia del donatore e il ricevente, scelta che la comunità medica difende ma sulla quale non smette di interrogarsi: i familiari di chi compie un ultimo gesto d’amore di questo tipo al momento si devono accontentare di una lettera di ringraziamento ma non sono rare le iniziative per provare a entrare in contatto con chi tessuti e organi li riceve.

Una delle più note è quella di Marco Galbiati, papà del 15enne Riccardo morto il 2 gennaio sulle piste dell’Aprica in seguito a un infarto e che, spirato all’ospedale di Bergamo, ha donato reni, fegato e cornee: dalla perdita del figlio ha promosso una raccolta firme sulla piattaforma Change.org che ha raccolto 2.600 sottoscrizioni.

Ma alle sue spalle ci sono tante famiglie che cullano il sogno di incontrare le persone che continuano a vivere grazie agli organi espiantati dal corpo di un marito, di una moglie, di un figlio.

Come Rosa Bua, mamma di Alessandro Quitadamo, 33enne di Busto Arsizio scomparso all’ospedale Macchi di Varese nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio dopo un improvviso aneurisma cerebrale blister-like: “In vita Ale aveva sempre espresso il desiderio che i suoi organi venissero donati – spiega mamma Rosa – Il suo cuore è andato a un 43enne di Milano, il fegato a un 53enne di Milano, i polmoni a un 58enne di Padova, un rene a una 49enne di Milano e l’altro a un 40enne di Bergamo”.

Cinque persone che grazie ad Alessandro sono tornate a vivere e che ora mamma Rosa desidera incontrare: “Vorrei continuare ad amare mio figlio – dice – Lo abbiamo perso in pochi giorni dopo un malore sul posto di lavoro, il 22 dicembre: sempre nel rispetto delle persone e della loro volontà, mi piacerebbe che se ci fosse lo stesso desiderio anche da parte dei riceventi si possa arrivare a un incontro. Sappiamo cosa dice la legge ma in questi mesi ho parlato con diversi trapiantati a cui sarebbe piaciuto sapere qualcosa in più dei loro donatori: mi piacerebbe conoscerli, farmi conoscere e far conoscere loro chi era mio figlio Alessandro. Non dico subito ma voglio che sappiano che io sono qui a disposizione qualora fossero interessati”.

E tra gli esempi più positivi, raccontati anche dalle cronache recentemente, c’è quello dell’incontro tra Fabrizio Frizzi e la piccola Valeria che a 12 anni aveva ricevuto dal conduttore il midollo osseo: una donazione dalla quale era nata una bellissima amicizia, con i due che si erano incontrati per la prima volta allo stadio Bentegodi di Verona durante la partita del cuore e si erano sciolti in un lungo abbraccio tra lacrime di gioia.

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