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Siria come un nuovo Vietnam: i giovani si oppongono e oggi lo fanno sui social - BergamoNews
La riflessione

Siria come un nuovo Vietnam: i giovani si oppongono e oggi lo fanno sui social

Ciò che abbiamo avuto modo di osservare è proprio la feroce opposizione da parte dei giovani nei confronti di questa guerra che ha tolto la vita, gli affetti, i ricordi, una casa e soprattutto la speranza a milioni di persone

Che cosa sta succedendo in Siria?

Cominciò tutto nel 2011 quando i siriani della provincia meridionale di Daraa iniziarono a contestare il regime di Bashar al-Assad rivendicando maggiori libertà; ma fu proprio l’opposizione del governo che inasprì e propagò le proteste portando i cittadini a chiedere la caduta del regime. Quella che iniziò come una “semplice” protesta si tramutò in poco tempo in una guerra civile. Per tutta risposta le forze governative attuarono una violenta repressione nei confronti dei cittadini. A questi disordini si unirono anche le milizie dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (o meglio noto come ISIS) che, a causa dei suoi attacchi di carattere terroristico, innescarono un effetto domino coinvolgendo altri Paesi, desiderosi di apparire come portatori della colorata bandiera della pace. Il fronte è così diviso in due: da una parte ci sono la Russia, l’Iran parteggia e Hezbollah (nato come partito politico sciita libanese e divenuto un potente esercito regolare) per il governo di al-Asad e dall’altra gli Stati Uniti che collaborano con l’esercito curdo YGP e con l’Esercito siriano libero, in favore dei civili. Ciò che è certo è che a farne le spese, sfortunatamente furono e tutt’ora sono i civili. Questa guerra, che ormai ha incontestabilmente assunto il carattere di guerra mondiale, ha fatto parlare di sé per l’ennesima volta a causa del raid notturno di sabato pianificato a puntino e poi messo in atto da USA, Francia e Regno Unito contro i depositi di armi chimiche siriane. Ma questo conflitto nasconde solo la superbia delle nazioni o vi è molto di più? Come, per esempio, il fatto che nella parte meridionale della Siria e in Arabia Saudita vi sia un deserto che custodisce un terzo delle riserve di petrolio e gas naturale del pianeta?! Ma perché proprio la Siria? Per estrarlo e importarlo in Occidente bisognerebbe circumnavigare la penisola araba e pagare un ingente pedaggio presso il Canale di Suez; ma vi sarebbe ovviamente un modo più semplice per farlo, quello che in gergo si chiama la linea retta che attraversa proprio la Siria.

Il Bilancio di sette interminabili anni di conflitto

Questa guerra ha trascinato dietro di sé un enorme fardello: l’incapacità della politica internazionale nel trovare una soluzione a un conflitto di carattere ormai, lo ricordiamo, mondiale. Lo spaventoso bilancio umano racconta di 350 mila morti (compresi proprio le vittime più innocenti: i bambini), 6 milioni sfollati (costretti quindi ad abbandonare le loro case) e di altri 5,6 milioni di profughi obbligati a cercare rifugio nei Paesi vicini (Turchia, Libano, Giordania, Egitto e Iraq). A questi preoccupanti numeri si aggiungono centinaia di migliaia di rifugiati alla disperata ricerca di una terra dove chiedere asilo.
Ogni volta che sorge il sole, la Siria deve tristemente ricordare tutte le vite spezzate da bombe ed esplosioni, ma deve anche rammentare la straziante condizione che, come una morsa, stringe i propri figli sino quasi a soffocarli. In Siria, il 69% dei civili vive in condizioni di assoluta povertà. I prezzi dei generi alimentari sono aumentati di circa otto volte rispetto al 2011 e il 90% delle famiglie spende il proprio reddito per l’acquisto di cibo.

La risposta dei giovani

Ciò che abbiamo avuto modo di osservare è proprio la feroce opposizione da parte dei giovani nei confronti di questa guerra che ha tolto la vita, gli affetti, i ricordi, una casa e soprattutto la speranza a milioni di persone. Così come avvenne per la guerra in Vietnam, ancora una volta, sono i giovani a parlare ma questa volta attraverso i social. Pensando ai loro coetanei siriani, i ragazzi italiani scrivono dei piccoli ma commoventi pensieri.

Nel momento in cui le leggi internazionali e i diritti umani sembrano essere stati bombardati, dovremmo ricordarci dell’umanità.” ci dice Irene C. “L’umanità è il vero e unico principio che sorregge tutti gli altri“. Francesco D. P. ci ammonisce dicendoci che l’uomo non impara mai dalla storia, il profitto e la sete di potere sono più importanti di qualsiasi diritto umano. Le toccanti parole di Chiara C. ci colpiscono al cuore: “La considero un inferno, sette anni di inferno, e io penso a come spiegare ai bambini tutto quello che sta succedendo. A tutti gli orfani o a tutti i padri e le madri senza più figli, perché chi ci rimette sono loro.” A Davide C. abbiamo chiesto cosa sapesse della guerra in Siria e ci ha risposto così: “Tutto quello che so sulla guerra in Siria è quello che ho visto in tv e letto sui giornali. Certe volte ho voluto saperne il meno possibile, come quando si tirano le tende sperando che fuori smetta di piovere. Da ormai troppo tempo la popolazione siriana sta soffrendo pene indicibili, che nessuno di noi può neanche lontanamente immaginare, mentre i potenti del mondo speculano sulle loro sofferenze.”

Marta G. urla invece a gran voce che la guerra in Siria è uno schifo e che il risultato di stupidi giochi politici che hanno interessi da proteggere, anche a costo di togliere la vita a innocenti. Sara D. evidenzia un punto fondamentale in tutta la questione: “Parlano di bombe come si parla di un rigore sbagliato in una partita di calcio, come se fosse normale morire in guerra. Dicono che le guerre ci sono e ci saranno, certo ma solo perché viviamo in un mondo dove la gente ti uccide per i propri interessi! Ma dai, siamo dei robot o delle persone?!

Ci piacerebbe veramente vivere in un mondo migliore, ci piacerebbe cancellare tutti gli orrori subiti dagli innocenti, ci piacerebbe che le cose fosse diverse ma purtroppo non lo sono e allora è nostro compito cambiare le cose!!!

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali […] art. 11 Cost.

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