L'intervista

Donare il sangue fa bene, e i giovani dell’Avis si fanno promotori

Per approfondire la situazione dei giovani donatori bergamaschi, abbiamo intervistato le due referenti di Avis Gruppi Giovani

L’Avis, l’associazione di volontari donatori di sangue, spesso tra i suoi componenti conta molte persone con raggiunti limiti d’età e una vita già alle spalle. Per rispondere all’esigenza di nuovi donatori, la sezione provinciale di Bergamo possiede al suo interno un folto Gruppo giovani che ha il compito di cercare nuovi donatori e consolidare quelli che già ci sono, valorizzando l’importanza della donazione periodica attraverso varie iniziative rivolte ad un target compreso tra i 18 e i 35 anni.

Il Gruppo si organizza presso la casa del donatore di Monterosso, dove si ritrova circa una volta al mese.

Per conoscerlo meglio e per approfondire la situazione dei giovani donatori bergamaschi, abbiamo intervistato due dei suoi componenti, ovvero le due referenti Silvia Ghilardi e Mirella Francioni.

Innanzitutto, per capire la struttura organizzativa del Gruppo Giovani: non esiste un presidente come nell’associazione?

Silvia: No, non c’è. Nel Gruppo giovani provinciale, come anche in quelli comunali, solitamente c’è un referente o due, ma non ci sono altri ruoli quindi tutti collaborano sullo stesso piano. Noi siamo referenti perché siamo anche nel Consiglio provinciale.

Mirella: In questo modo, possiamo porci come un ponte tra questo gruppo e il Consiglio.

Il mondo “adulto” dell’Avis, che si affianca a voi attraverso il Consiglio provinciale, come reagisce alle vostre proposte?

Silvia: Ci sostiene molto, il Consiglio provinciale è il nostro primo sostenitore senza cui non potremmo fare quello che mettiamo attualmente in atto. L’idea di un gruppo giovani nasce proprio da loro: pensato per attuare iniziative allo scopo di attrarre nuovi donatori, ora i progetti iniziano già alle scuole elementari proseguendo alle medie e alle superiori.

Consiglio provinciale e Gruppo giovani sono una parte della realtà Avis, da chi è composto questo mondo di donatori?

Silvia: È un bel mondo composto solo da volontari che vogliono donarsi agli altri, prestandosi con disponibilità ad un lavoro gratuito.

Mirella: Si tratta di persone che provano piacere ad impegnarsi per gli altri con passione, senza la quale, dopo un’intera giornata di lavoro, sarebbe impensabile mettersi a servizio nel volontariato. Fondamentalmente sei rivolto agli altri altrimenti non lo faresti, è impossibile essere un donatore egoista. Magari inizialmente puoi donare per avere benefici, poi istintivamente ci ragioni e inizi a pensare: “Chissà dov’è andato il mio sangue! Ho aiutato una persona!”
Così è accaduto a me: nel giro di un paio d’anni, dall’aver paura del sangue al punto di non riuscire neppure a medicarmi, sono arrivata a far parte del Consiglio. È una realtà che come un vortice che mi ha travolta. Senti di diventare un cittadino migliore, rivolto più verso agli altri che verso di te.

Voi, dunque, conoscete bene il mondo giovanile sia tra i donatori, come quelli che vi supportano, sia tra coloro che scelgono di non donare, ma che incontrate nelle diverse iniziative: qual è la paura più grande, il motivo per cui si sceglie di non donare?

Silvia: Le paure sono tante tra cui la prima è quella dell’ago, ma spesso abbiamo a che fare con la disinformazione e i preconcetti. A volte bisogna semplicemente provare, fermo restando che ovviamente ci sono persone che hanno una reale fobia.

Mirella: Spesso c’è disinformazione sullo stile di vita del donatore per cui molti pensano che donare il sangue voglia dire seguire una vita di privazioni, di qualunque genere come l’alcol e anche certi cibi. Certo, ci sono limitazioni doverose come non drogarsi, non avere una vita promiscua, ma penso che siano la base della vita di ogni persona che sia donatore o meno, semplicemente per amore verso se stessi.
Mi succede spesso di trovare chi pensa erroneamente di non poter donare per via dei tatuaggi; probabilmente è il retaggio di una società che li considera ancora negativamente. In realtà, infatti, informandosi si scopre che è prevista solo una sospensione, come per i piercing, di 4 mesi entro i quali potrebbero svilupparsi infezioni. Alcuni invece affermano di aver paura degli aghi, pur avendo tatuaggi: un controsenso che dimostra come vi siano molti preconcetti.

All’opposto, invece, qual è la motivazione più forte che spinge le persone a donare?

Silvia: Coloro che donano sono spinti da gruppi come il nostro ovvero persone che, pur molto giovani, donano. Si pensa che bisogna fare chissà quale cosa, quando in realtà è molto semplice: io dono, lei dona, tutti i miei amici donano. Il Gruppo giovani è proprio questo: dimostrare che non siamo strani, ma semplicemente, oltre alla nostra vita normale, doniamo il sangue.

Mirella: Soprattutto ci sono più benefici rispetto ai malefici: oltre all’aspetto del dono che in sé dovrebbe già spingere a contribuire, l’organismo dopo la donazione si sente meglio. Dunque, è un’azione per gli altri, ma al tempo stesso per te.

Per informare i giovani del vostro messaggio e sfatare i falsi miti che esistono, i social vi aiutano?

Silvia: Sì, certamente, in particolare siamo molto attivi con la nostra pagina Facebook, Avis Giovani Provinciale Bergamo.
Adesso, ad esempio, abbiamo avviato una campagna contro le malattie sessualmente trasmissibili con l’hashtag #facciamoluce, un progetto nato in collaborazione con il comitato scientifico. Per diffonderla abbiamo un video su Facebook, post sponsorizzati e informazioni riportate sul sito Internet in modo che siano accessibili a chiunque, non solo ai donatori: Avis vuole, prima di tutto, trasmettere a chiunque il concetto di buona salute e di prendersi cura di se stessi. Utilizziamo principalmente i social (Facebook, Instagram, YouTube, Twitter), ma c’è anche un volantino distribuito in tutte le Avis per sponsorizzare la serata del 18 aprile in cui si tratterà l’argomento non dal punto di vista medico, ma sociale-psicologico. Le iscrizioni sono aperte a tutti, senza limite d’età, fino ad esaurimento posti al link: https://goo.gl/f6Tfzk.

Cosa vi ha portato a rendervi partecipanti attivi in Avis? E cosa di più bello state ricevendo da questa esperienza?

Silvia: Le motivazioni sono tante, già quando inizi a donare hai dei buoni motivi che man mano cambiano e salgono. Nel 2011, quando sono entrata nel Gruppo, c’erano solo 3 o 4 componenti, ora siamo una trentina e le aspettative aumentano. Provo soddisfazione nel vedere che i giovani ci sono, partecipano, organizzano, danno le idee; per me è un orgoglio che alimenta la passione che metto in campo. Sono orgogliosa di tutto il gruppo, di tutto quello che fanno e di come lo fanno: è spettacolare, un mondo bello e pulito in cui credere!

Mirella: Il Gruppo mi ha dato molta responsabilità che, 4 anni fa quando ho iniziato a parteciparvi, non avevo, essendo appena uscita dalla scuola. Avis mi ha dato delle responsabilità, delle scadenze che non sono solo mie, ma anche che coinvolgono altre persone.

Chiunque voglia prendere parte al Gruppo può unirsi contattandovi e partecipando alle riunioni a seconda della propria disponibilità, ma perché un giovane dovrebbe unirsi a voi?

Silvia: Perché Avis ti connette con molte persone, allargando la cerchia di conoscenze e facendo nuove amicizie. Ti dà anche la possibilità di imparare novità con i corsi messi a disposizione. Ti permette di fare molte esperienze, come un banco di prova che offre la possibilità di capire come gestirti e quello che ti piace grazie al lavoro nei diversi ambiti. Secondo me, sono motivi importanti per diventare, da semplice donatrice, una volontaria dell’Avis; senza mettere in dubbio che effettivamente c’è bisogno di persone che si diano da fare.

Mirella: Conosci moltissima gente e il fatto che ogni donatore provenga da qualsiasi luogo, estrazione sociale, condizione lavorativa ti permette di aprirti al mondo. Uno dei problemi dei giovani di oggi è però il fatto che non abbiano tempo, ma per noi non è un problema: basta anche una partecipazione più sporadica; dato che gli eventi non sono tutto l’anno, si può decidere quanto tempo si è disposti a mettere a disposizione.

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